Il Cas, gestore di autostrade in Sicilia, forse per stornare l’attenzione dai gravi problemi finanziari che lo riguardano, annuncia la progettazione di una terza corsia sull’autostrada Catania-Messina. Un percorso assai trafficato, con frequenti intasamenti e ritardi, che ha proprio bisogno di un ampliamento da tanto tempo.
Del resto, tutte le autostrade siciliane, compresa quella ancora gestita dall’Anas che collega Palermo con Catania, hanno bisogno di ammodernamenti e ampliamenti, specialmente in alcuni tratti. Come quello che va dalla città all’aeroporto di Punta Raisi, il Falcone-Borsellino. Su cui molto spesso si verificano colossali ingorghi che provocano rallentamenti e paralisi del traffico, con ritardi nel raggiungere i voli.
Una condizione di disagio che dura da troppo tempo e che non è stata nemmeno attenuata. Lo potrebbe fare una terza corsia, di difficile realizzazione, dal momento che per molti versi l’autostrada è stata circondata da brutte casette di villeggiatura, cresciute malamente lungo la riva e dall’altra parte da costruzioni in eccesso e di poco pregio che hanno deturpato il paesaggio e imbruttito una delle più belle coste d’Italia. In spregio alle fasce di rispetto.
Si ricorda ancora un sindaco di Carini che esortava a costruire abusivamente lungo l’autostrada, tanto poi si sarebbero sanate tutte le illegalità. Cosa puntualmente avvenuta negli anni successivi con più di dieci tra decreti-legge e altre procedure che resero legittime le orrende brutture realizzate in tutta la Sicilia. E che furono ipocritamente ascritte, anche a sinistra, tutte a uno stato di necessità, per giustificare la violazione di legge e buon senso. Oltreché del buon gusto e della decenza urbanistica.
Già nel 1977, in un prezioso saggio, lo studioso americano Hirschman aveva spiegato questa ansia di costruire con l’imitazione delle logiche signorili. Ovviamente a scala assai più modesta. Avere un villino, anche piccolo e brutto, significa emanciparsi dalla necessità di restare in città nei mesi più caldi. Come facevano le famiglie nobili costruendo le ville, a Palermo, nella piana dei Colli. Che però avevano intorno grandi parchi e giardini e non si addossavano le une alle altre.
Così, negli anni ’70 e ’80, raggiunto un modesto benessere, esplose una follia costruttiva che non risparmiò nessuna costa e nessuna infrastruttura. Mentre la politica dormiva o faceva finta. Risuona forte ancora il monito di Jacques Prévert: “Costruite, imbecilli, costruite”. Con conseguenze drammatiche sul clima, sull’ambiente, sulla vita collettiva.
Ormai il danno è fatto. Il centro della Sicilia si è svuotato mentre le coste sono state assaltate e depredate in una logica che è il contrario del buon governo. Tranne dove ci fosse il divieto assoluto di edificare. E non sempre.
Cosa può fare la politica attuale se non cercare di correggere quel che si può. Come fa un coraggioso sindaco di Carini che, con poche risorse, tuttavia, ha abbattuto le miserabili case lasciate senza cura e manutenzione lungo la strada che conduce all’aeroporto. E come si dovrebbe fare ovunque sfidando le ire degli abusivi.
Quanto alla terza corsia per l’aeroporto, forse uno spazio per realizzarla si può trovare. Studiando con metodo e rigore progettuale. Ci vorrebbe un’Anas in salute e non stretta da asfissia finanziaria e da crisi ricorrenti. E gestori all’altezza delle sfide e non succursali della politica e nidi di corruzione.
E ci vorrebbe una regia regionale che provasse a riformare le strutture deputate. Un tempo si parlò di privatizzazione. Ma la sola parola fa venire il sangue agli occhi, a pochi per ragioni ideologiche, a molti per la necessità di tenere in piedi un potere anche miserabile. Ma cambiare passo e stile bisogna. Al più presto. Senza di che la politica è del tutto inutile.


