La politica siciliana è diventata Temptation Island. Solo che qui non si rubano fidanzati, ma deputati. La Vardera li prende ai Cinque Stelle, De Luca se li vede scappare e intanto si fa corteggiare dal centrodestra. Galvagno apre a Cateno e consiglia a Ismaele di farsi da parte. Manca solo il falò di confronto. Il resto è chiaro. Tutti giurano di non essere come gli altri, poi cambiano gruppo, racconto e compagnia. Sempre nel nome della Sicilia e dell’interesse dei siciliani. Il trasformismo, quando serve, trova sempre una parola più spendibile.
L’ultima scena è La Vardera che trasforma Controcorrente in gruppo parlamentare all’Ars. Quattro deputati: assieme a lui, Carlo Gilistro, José Marano e Alessandro De Leo. Per l’ex Iena è la prova che il movimento cresce e non è più soltanto una sigla personale. In Parlamento un gruppo vale più di molte dirette social. Conta, però, come quel gruppo è nato. Gilistro e Marano erano stati eletti con il Movimento 5 Stelle. De Leo, invece, aveva iniziato la legislatura nella galassia di Cateno De Luca, poi aveva attraversato il Misto, Forza Italia, ancora il Misto, prima di approdare a Controcorrente. La Vardera può presentarsi come capo di una pattuglia parlamentare, ne ha il diritto, ma la pattuglia nasce con deputati eletti altrove.
Il Movimento 5 Stelle l’ha presa malissimo. Sono tornate parole antiche: trasformisti, cambiacasacca, traditori. Il repertorio dei tempi migliori, solo che stavolta non viene usato contro la casta, ma contro i propri ex. La prima forza antisistema degli ultimi quindici anni rincorre i fuoriusciti e chiede a chi lascia il progetto con cui è stato eletto di dimettersi. La Vardera, naturalmente, non si sente un predatore. Non ruba deputati, non fa campagna acquisti, ma costruisce un’alternativa a Schifani e al peggior centrodestra della storia. È la vecchia regola: quando un deputato passa con gli altri è trasformismo; quando passa con noi è coraggio. Controcorrente, che pure contesta i vecchi riti, mette in scena la prima prova muscolare con gli strumenti più classici del palazzo.
Dall’altra parte c’è De Luca, che questo mestiere lo conosce da prima e meglio. Ha costruito un partito personale, con un linguaggio da assedio, un rapporto diretto con l’elettore, liste organizzate come reparti mobili. La Vardera quella scuola l’ha frequentata, poi si è messo in proprio. Oggi i due si contendono lo stesso spazio. Il leader di Sud chiama Nord, intanto, continua a parlare la lingua della fedeltà e del tradimento. Ringraziando Giuseppe Lombardo, suo fedelissimo, ha scritto: “La riconoscenza non si compra al super mercato! Il mio fraterno amico on. Giuseppe Lombardo sempre al mio fianco e consolazione per le ferite inferte dai miei colleghi traditori ed arrivisti. Il tempo è galantuomo!”. Più che un ringraziamento, un promemoria per chi è andato via.
Lo ha capito anche il centrodestra. Galvagno ha mandato due messaggi. Da una parte l’apertura a De Luca: con Cateno alleato si dormirebbero “sonni più tranquilli”. Dall’altra il consiglio a La Vardera: “Ritengo che Ismaele debba fare un passo indietro in favore dei partiti nazionali”. Se fossero i partiti nazionali ad andare verso La Vardera, ha aggiunto, “questo significherebbe per loro chiudere i battenti in Sicilia”. Traduzione: De Luca può diventare una polizza per la maggioranza; La Vardera resta un problema. Del centrodestra e non solo dell’opposizione come vorrebbe far intendere il presidente dell’Ars all’agenzia Dire.
E infatti, appena si è parlato di un presunto patto riservato tra Pd e Movimento 5 Stelle per fermare la corsa dell’ex Iena, il reality ha cambiato scena. La Nazione Siciliana ha raccontato, infatti, l’esistenza di un accordo non ufficiale per sbarrare la strada a La Vardera verso Palazzo d’Orléans, mai smentito dai diretti interessati. Ma il punto politico è un altro: l’indiscrezione mostra la paura dei partiti di finire schiacciati da un’onda che non controllano. Vincere con La Vardera, per Pd e Cinque Stelle, potrebbe voler dire perdere se stessi.
La Vardera ha colto al volo l’occasione. Ha chiesto “un tavolo regionale” in diretta streaming, “per totale trasparenza”, e ha accusato “pezzi della coalizione” di volere far vincere Schifani tagliando fuori Controcorrente. È il suo terreno ideale: trovare un retroscena, un nemico interno, alimentare il sospetto del complotto, usare la diretta – ecco un Grillo 2.0 – come tribunale popolare. Il solo fatto che Pd e M5S debbano spiegare se esiste o meno un asse contro di lui conferma che La Vardera è dentro la partita.
Galvagno non è un osservatore neutrale: è il presidente del Parlamento siciliano, uno dei volti più esposti di Fratelli d’Italia, un pezzo del sistema che La Vardera dice di volere mandare a casa. L’ex Iena ha reagito trasformando il consiglio in un assist: “Cosa interessa ad un esponente della maggioranza Schifani quello che accade nel fronte opposto?”. Poi si è dato la risposta: sanno che lui sarebbe il candidato capace di mandarli a casa e che con lui “la cuccagna finirebbe”. La formula più efficace è arrivata dopo: “Un passo indietro? Nemmeno per prendere la rincorsa”.
Così il campo largo si ritrova stretto. Se sceglie un candidato di partito, rischia di sembrare vecchio. Se insegue La Vardera, certifica la propria debolezza. Se prova a tenere dentro tutti, rischia di mettere insieme persone che si sorridono per le circostanze e poi si portano via i deputati. Il momento del falò di confronto non è ancora arrivato. Ma l’affresco è chiaro: nessuno è innocente, nessuno è davvero fedele. Tutti promettono amore ai siciliani. Ma la sera, quando si spengono le telecamere…


