Quando ho saputo della sua scomparsa mi sono chiesto quale sarebbe stato il mio destino professionale senza i suoi insegnamenti. Con Piero Fagone ci siamo conosciuti nei primi anni ’70. Lui era l’autorevole cronista parlamentare del Giornale di Sicilia, io un picciottello de L’Ora che cominciava a frequentare l’Assemblea regionale e che tentava di capire intrecci, retroscena e sottintesi di un mondo apparentemente dorato ma in realtà molto complicato, ostico, opaco. Per decifrarlo era pressoché inutile, oltre che fuorviante, ricorrere alle proprie convinzioni o alle proprie certezze. “Questo è un mestiere dove non si grida e dove non c’è verità. Scrivi con pacatezza e mai col fegato in mano. Tieniti lontano dalle passioni, mai dai fatti. Trova sempre un linguaggio elegante anche quando scrivi di cose che non ti piacciono”. Era il suo decalogo. Addio Piero mio.


