Viva Decio Terrana. La politica siciliana può cambiare faccia e alleanze, ma lui resta seduto. Non si perde un vertice o un caminetto. L’altro giorno era di nuovo al tavolo regionale del centrodestra, nella sede di Fratelli d’Italia a Catania, insieme ai rappresentanti dei partiti che governano la Regione.
L’Udc può mancare dalle urne, dai consigli comunali e dalla percezione collettiva. Ma non dai tavoli dove si decide il futuro. È una specie di meteora al contrario: non lascia mai il segno, ma ricompare ogni volta che si avvicina un’elezione o si apparecchia una riunione di coalizione. E Terrana è sempre lì, pronto a rappresentarla. Resta soltanto da capire che cosa rappresenti l’Udc.
Dopo la foto di Catania coi leader degli altri partiti (dal forzista Minardo al patriota Sbardella), il “nostro” ha confermato il sostegno al bis di Roberto Lagalla e annunciato per Palermo una lista autonoma «autorevole, rappresentativa e competitiva». Autorevole non si discute. Rappresentativa bisognerebbe capire di chi. Competitiva richiede una certa fiducia nella Provvidenza: alle Comunali del 2022 la lista Lagalla-Libertas-Udc si fermò al 3,77 per cento e non elesse neppure un consigliere.
Ma l’Udc conosce un metodo infallibile per superare le sconfitte: comportarsi come se non fossero mai accadute. D’altronde, chi rappresenta Terrana? Alle Regionali del 2022 si candidò nel collegio di Agrigento nella lista della Dc di Totò Cuffaro, con cui l’Udc aveva fuso simbolo, destini e necessità elettorali. Raccolse 2.771 preferenze e rimase fuori dall’Ars. In compenso entrò la moglie, Serafina Marchetta, sistemata nel listino bloccato di Renato Schifani e contemporaneamente candidata a Trapani, dove ottenne 25 voti. Venticinque. Oggi siede anche nel Consiglio di presidenza dell’Assemblea, dove svolge l’incarico (ben retribuito) di deputato segretario.
La lista Dc-Udc, nel complesso, ottenne il 6,5 per cento e cinque deputati. Un risultato vero, ma difficilmente attribuibile all’inesistente forza autonoma dello scudocrociato: il traino era quello di Cuffaro, che almeno disponeva di candidati, preferenze e una macchina elettorale. A livello nazionale, pochi giorni prima, l’Udc si era nascosta dentro Noi Moderati insieme ad altri tre simboli: l’intero condominio raccolse lo 0,91 per cento alla Camera e lo 0,89 al Senato. Non superò la soglia, ma alcuni inquilini entrarono ugualmente nei collegi uninominali grazie alla coalizione.
L’Udc non prende voti, ma accetta di buon grado i passaggi. La vera forza del partito, infatti, è saper scegliere il taxi giusto. Nell’aprile del 2024 Cesa aveva stretto con Salvini un patto federativo: candidati dell’area Udc nelle liste della Lega alle Europee e il ritorno dello scudocrociato alla Camera attraverso una componente parlamentare costruita insieme al leghista Nino Minardo (tornato da qualche tempo in Forza Italia).
Il matrimonio, però, non decollò. Da una parte c’era l’Udc, iscritta alla famiglia popolare europea; dall’altra la Lega, ormai proiettata verso i Patrioti di Orbán e Le Pen e, soprattutto al Sud, sempre più identificata con Roberto Vannacci. Così, nel giugno del 2025, Cesa giudicò esaurito l’esperimento “demoleghista” e cambiò rotta, preparando il riavvicinamento a Forza Italia. Prima Salvini, poi Tajani. L’Udc gira attorno al centrodestra aspettando il momento giusto per entrare nell’atmosfera e chiedere un posto in lista. Da qui alle Politiche e alle Regionali c’è tutto il tempo per altri traslochi, separazioni consensuali e ritorni di fiamma.
Terrana, intanto, non perde tempo. Il 7 febbraio scorso Salvino Caputo ha già annunciato la candidatura alle prossime Regionali, previste nell’autunno del ‘27. L’invito era arrivato da Terrana ed era stato condiviso da Cesa. Caputo, ex sindaco di Monreale ed ex deputato regionale, ha accettato con entusiasmo e spirito di servizio, spiegando che l’Udc avrebbe assunto «un ruolo centrale» e stava già selezionando donne e uomini per il voto.
Le elezioni erano (e restano) lontanissime, il programma ancora da scrivere, l’alleanza probabilmente da cambiare. Ma un candidato, l’unico venuto in avanscoperta con tale anticipo, c’era già. Per un partito che vive soprattutto nelle note a mezzo stampa, nelle fotografie e nelle trattative, una candidatura tanto anticipata non è programmazione. È occupazione preventiva di uno spazio che difficilmente verrà concesso a Decio & Co., ormai privi di un peso elettorale autonomo. Fa eccezione Marsala, dove alle ultime Amministrative l’Udc ha superato l’8 per cento: abbastanza per eleggere due consiglieri, non per riportare Massimo Grillo a Palazzo di città.
Il metodo però non cambia: prima si prenota, poi si vedrà con quale simbolo, dentro quale lista e accanto a quale alleato. E così Terrana continua a esserci. Al vertice sulla manovrina, nel comunicato su Lagalla, nella foto di coalizione. Non ha un gruppo all’Ars, non ha consiglieri comunali a Palermo, non guida una forza che alle ultime Politiche sia riuscita a contarsi da sola. Ma parla, tratta, garantisce, sostiene e annuncia.
Forse la domanda «a cosa serve l’Udc?» è sbagliata. Serve a dimostrare che nella politica siciliana si può essere una meteora senza mai precipitare: basta evitare il contatto diretto con le urne e atterrare sempre accanto al tavolo giusto.


