Dentro Forza Italia nessuno si sogna di fare quadrato attorno a Renato Schifani. Che nel periodo di massima espansione – ha appena “conquistato” l’Irfis dopo essersi assicurato il Bilancio e la Sanità – si ritrova col gruppo parlamentare contro e con pezzi del partito che già guardano alla campagna elettorale. E come si manifesta questa insofferenza? Coi primi scontri sul territorio, specie nel Catanese, dove le correnti che fanno capo a Nicola D’Agostino e a Marco Falcone si danno calci sugli stinchi.

Schifani non controlla più nulla e l’unico ad agitarsi per le sorti del partito, data l’investitura dall’alto, è il commissario Nino Minardo. Anche per lui, però, non sarà facile districarsi. Non poter contare sul sostegno unanime e monocorde nei confronti del governatore – che in una situazione così complessa dovrebbe rappresentare il vero collante del gruppo – lo espone al fuoco incrociato di chi nei territori si contende (almeno) una candidatura. La gestione militare di alcuni rami dell’amministrazione da parte di Schifani ha generato un malcontento talmente vasto che adesso è difficile contenerlo.

L’ultima fregatura è arrivata con Irfis, la banca della Regione, che gestisce e coordina numerose procedure rivolte ai siciliani: dai ristori del ciclone Harry al tesoretto (18 milioni l’anno per tre anni) destinato alle imprese che permettono agli assunti di lavorare nell’Isola; passando dai fondi per l’editoria. Ai vertici, dal 2023, c’era Iolanda Riolo, la cui nomina era stata osteggiata da un pezzo del partito. Adesso la Riolo non c’è più. Al suo posto, come membri del Consiglio d’amministrazione, sono finiti tre tecnici di fiducia: Ignazio Tozzo, già segretario generale della Regione; Giovanni Bologna, avvocato generale della Regione e “supplente” in vari dipartimenti; e Vitalba Vaccaro. Una triade che permetterà a Schifani di gestire questa fase transitoria con pieni poteri, senza farsi tirare per la giacchetta da nessuno, neppure quelli del suo partito.

E’ finita allo stesso modo lo scorso anno – parliamo di sanità – quando al posto dell’inconcludente assessore Volo da una rosa di nomi venne scelto quello meno favorevole al partito: Daniela Faraoni. Una tecnica d’area forza-leghista (dato che il figlio è tuttora commissario provinciale della Lega a Caltanissetta). Ma anche la Faraoni, dopo continui strattonamenti, è finita al tappeto e la sua esperienza di un anno a piazza Ziino cancellata da un’altra investitura: non quella di Nicola D’Agostino, che avrebbe risanato la spaccatura con l’area catanese del partito vicino a Falcone (al quale Schifani avrebbe promesso la nomina); bensì quella di Marcello Caruso, già commissario di FI, che da Arcore avevano chiesto di rimpiazzare con un profilo più super partes, in grado di garantire la rappresentanza a tutti i pezzi del gruppo dell’Ars.

Caruso non ce l’ha fatta, Minardo ci sta provando. Ma per il “ventriloquo” del governatore, già a capo della sua segreteria tecnica, si sono spalancate le porte dell’assessorato più complicato, che vale la metà del bilancio regionale e che tuttora deve fare i conti con le valutazioni negative del Ministero e con le liste d’attesa più ingarbugliate. Anche in quel caso Forza Italia dovette ingoiare il rospo: perché Caruso non era esattamente la figura di “garanzia” richiesta (qualcuno ha provato a spacciarla come tale).

Uno dei suoi atti da commissario di FI fu escludere il partito dalla scelta dell’assessore al Bilancio, che Schifani decise di assegnare a un avvocato di fiducia: Alessandro Dagnino. Che è ancora in carica. Tecnico pure lui. Quella volta il nome sacrificato dai piani alti fu il professore ed ex europarlamentare Giovanni La Via, una specie di ramoscello d’ulivo che Falcone aveva proposto per sanare questa inevitabile frattura. Prima delle elezioni europee l’assessore all’Economia era proprio Falcone – con lui era partito il risanamento dei conti – e si pensava che dopo aver pescato 100 mila preferenze nelle urne, avesse quanto meno un diritto di prelazione. Negato.

Dal bilancio e dalla sanità si arriva ai giorni del commissariamento di Forza Italia (dentro Minardo) e del cambio ai vertici dell’Irfis. Nel frattempo, però, la pazienza nei confronti del governatore si è esaurita e si fatica ad annotare le frequenti esternazioni quotidiane: da quelle di Falcone a quelle di D’Agostino e Tomarchio (quest’ultimo su Cas), a quelle di Lantieri e di La Rocca Ruvolo, per non parlare di Mulè. E mentre numerosi esponenti della vecchia guardia sono finiti schiacciati dai guai giudiziari (Mancuso, Gallo Afflitto, in parte anche Vitrano), il nuovo commissario sta attraversando in lungo e in largo la Sicilia per provare a rimettere insieme i cocci. Laddove fallisce, è l’anarchia.

Come a Vizzini, dove qualche giorno fa Forza Italia ha arruolato tre consiglieri comunali di opposizione, pur essendo già presente in giunta con un assessore dell’area Falcone. Oggi quell’area ha espresso il nuovo commissario nel comune incriminato: tale Vito Arnone. Che in foto si mostra sorridente insieme allo stesso Falcone e al vicesegretario provinciale, Antonio Villardita. Il quale – nei giorni dello sgarbo – aveva definito Minardo un “capocorrente” più che un “capopartito”. Castiglione, Tomarchio e D’Agostino, invece, ne hanno sottolineato gli sforzi “per ricostruire un clima di entusiasmo, partecipazione e fiducia nei territori e tra i militanti e gli amministratori di Forza Italia”. Sembrano storielle di paese, con accuse che non porteranno mai da nessuna parte. Invece è lava che ribolle sotto la superficie del vulcano. E che dipende da una gestione autoritaria e militare del partito, prima che la famiglia Berlusconi chiedesse a Tajani di rimettere ordine.

La scia di quella gestione, totalmente appannaggio di Schifani & Co., non si è ancora esaurita. E da Vizzini potrebbe spandersi in altre direzioni. Manca soltanto un anno da qui alla fine della legislatura, ma il presidente della Regione – che ieri è intervenuto a Sky – dimostra di non aver ancora capito l’origine di tutti i guai: “Vi sono delle iniziative come i termovalorizzatori, la riapertura delle Terme di Sciacca, c’è il polo pediatrico, ho avviato una serie di iniziative strutturalmente complesse e molto importanti che presuppongono una continuità. Non voglio dire che se dovesse cambiare il governatore si fermerebbero, però mi farebbe molto piacere continuare questo percorso”. A furia di insistere…