L’ultimo sviluppo del caso Ranucci-Lavitola è così surreale che si fatica a crederci. Il conduttore di Report, cioè una trasmissione televisiva che da anni produce inchieste basate su fughe di notizie dalle procure di tutta Italia e sulla gogna mediatica nei confronti dei malcapitati (alimentata da allusioni, illazioni e suggestioni di ogni genere), ha fatto sapere di aver presentato querela per diffamazione aggravata nei confronti dei giornalisti che hanno diffuso “dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni” in relazione all’attentato subìto davanti casa lo scorso ottobre, e di aver depositato un esposto alla procura di Roma per “violazione del segreto investigativo”. Un colpo di scena paradossale, ancor di più se si considera l’indignazione mostrata sempre da Ranucci ogni qualvolta una vittima del “metodo Report” si è permessa di querelare la trasmissione: “Un attentato alla libertà di informazione”, hanno sempre ripetuto Ranucci e i suoi colleghi. Ora però è il team di Report a querelare chi semplicemente sta riportando le notizie che riguardano il coinvolgimento di Valter Lavitola (storico amico di Ranucci) nell’attentato compiuto contro il conduttore di Report. Un cortocircuito gigantesco dal quale emerge una presunzione smisurata: a decidere cosa è informazione e cosa no è Ranucci. In altre parole: la libertà di informazione coincide con Ranucci.
Il comunicato diffuso ieri dal legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita, è tragicomico. Nella prima parte si afferma che “in relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un ‘finto attentato’ e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità, il dottore Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri reati”.
Nella seconda parte del comunicato si legge che “una seconda denuncia, a nome di Ranucci e dei giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca ed altri della redazione di Report, è stata trasmessa alla procura di Roma per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo”. L’atto è relativo alla “rivelazione di notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare – spiega il penalista – di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative alla indagine tuttora in corso e di elevatissima delicatezza per il grave attentato dinamitardo nei confronti di Ranucci, con conseguente pubblicazione sulle testate il Domani e La Verità, da cui deriva grave pregiudizio alle investigazioni, aggravamento dell’esposizione al rischio e pregiudizio reputazionale per l’uso parziale e strumentale a narrazioni distorte”. La denuncia, aggiunge De Vita, “non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto”.


