L’Ars, per paura di ritorsioni all’interno della maggioranza, ha deciso di rinviare a settembre la variazione di bilancio da circa 400 milioni. Ma per celebrare i trent’anni della Fondazione Federico II, presieduta da Gaetano Galvagno e finita nelle carte dell’inchiesta che coinvolge lo stesso presidente dell’Assemblea e la sua ex portavoce Sabrina De Capitani, il tempo si è trovato. Mercoledì sera, a Palazzo Reale, c’erano Levante, Mario Biondi, Roberto Lipari e la platea delle grandi occasioni.

Ma i tempi della politica e delle feste non coincidono quasi mai. Sala d’Ercole resterà formalmente aperta fino all’11 agosto, poi riaprirà il primo settembre. Da qui ad allora ci sarà spazio per la relazione annuale della commissione Antimafia, che Antonello Cracolici illustrerà martedì 28 luglio, per l’ultimo disegno di legge stralcio, il Defr 2027-2029, i debiti fuori bilancio, i rendiconti e qualche seduta ispettiva. Mercoledì 29 luglio, inoltre, nella sala stampa di Palazzo dei Normanni si svolgerà la tradizionale cerimonia organizzata dalla stampa parlamentare siciliana per la consegna del ventaglio al presidente dell’Assemblea.

Tutto ciò che può trasformarsi in un vero confronto politico, e soprattutto in una conta, slitterà invece a dopo l’estate. I passaggi tecnici più importanti sono stati già compiuti. La commissione Bilancio ha approvato i rendiconti del 2020 e del 2021, poi i disegni di legge sulle disposizioni contabili e sui debiti fuori bilancio, infine il rendiconto 2022. Quest’ultimo dovrebbe consentire di liberare 264 milioni da utilizzare proprio nella variazione di settembre.

I soldi, dunque, ci sono. Manca il coraggio di tornare in aula. La ragione è il rischio di voto segreto. L’espressione “franchi tiratori” non compare neppure una volta nelle 63 pagine della relazione annuale con cui Renato Schifani ha celebrato i risultati del suo governo. Eppure è la presenza più ingombrante della legislatura, che determina il calendario, svuota i disegni di legge e induce il governo ad accantonare ogni provvedimento che possa diventare un test divisivo.

La prudenza ha ormai assunto forme quasi comiche. Nell’ultimo vertice di coalizione, i commissari regionali di Forza Italia e Fratelli d’Italia, Nino Minardo e Luca Sbardella, hanno spiegato che «eventuali scossoni in Parlamento non porteranno a conseguenze catastrofiche». Una rassicurazione che contiene esattamente la paura che vorrebbe esorcizzare. La variazione di bilancio, come ha ammesso lo stesso Galvagno, non è soltanto una manovra finanziaria, ma il prossimo banco di prova – forse l’ultimo – sulla tenuta del governo.

Meglio rinviare, e attraversare agosto senza il rischio di imboscate. Meglio lasciar credere a Schifani che vada tutto bene. Nella relazione il presidente ha voluto «esprimere il ringraziamento ai gruppi parlamentari della maggioranza che hanno accompagnato con convinzione e responsabilità l’azione del governo in questi quasi quattro anni di legislatura», aggiungendo che senza il loro sostegno molte riforme non sarebbero state possibili. E meno male. Se questo è il sostegno convinto, non resta che immaginare cosa sarebbe accaduto con una maggioranza distratta.

La verità è che le meraviglie illustrate dal governatore non hanno incantato l’Ars. Il risanamento dei conti, i termovalorizzatori, gli investimenti e le promesse non hanno cancellato le fratture interne, né ricomposto una coalizione che in aula continua a vivere alla giornata. Il rinvio della manovrina è la certificazione politica di questa debolezza.

In questo quadro, la festa per la Federico II aggiunge un dettaglio quasi folkloristico. La Fondazione, braccio culturale del Parlamento siciliano, è presieduta per statuto dal presidente dell’Ars. Galvagno è sotto processo, con giudizio immediato, per corruzione, peculato, truffa e falso ideologico; le accuse riguardano anche finanziamenti per eventi e l’uso dell’auto di servizio. De Capitani è stata rinviata a giudizio in un altro filone per corruzione ed è coinvolta anche nel procedimento trasferito a Monza sulla vicenda di un quadro dell’artista Omar Hassan. Saranno i processi a stabilire le responsabilità. Ma politicamente il contesto non può essere cancellato con una serata di musica.

Anche perché il trentennale era già comparso nelle intercettazioni dell’inchiesta. De Capitani, prima ancora di formalizzare il proprio incarico di consulenza (72 mila euro per quattordici mesi), discuteva con l’imprenditrice Marcella Cannariato della necessità di organizzare «un botto di eventi» per il 2026 e spiegava di averne parlato con “Gae”, aggiungendo che «i soldi ci sono». Fu Antonella Razete, allora direttrice amministrativa della Fondazione, a parlare con gli investigatori: «Fu direttamente il presidente Galvagno – disse – a comunicarmi oralmente che bisognava affidare il suddetto incarico alla De Capitani, precisando durata e importo del compenso». Il contratto sarebbe stato poi predisposto dal consulente del lavoro della Fondazione sulla base delle indicazioni ricevute e sottoscritto dallo stesso Galvagno. Sono ricostruzioni da vagliare in giudizio, ma rendono surreale la scelta di celebrare il trentennale senza una parola sul terremoto che ha attraversato l’ente. Buone feste a tutti, ci si rivede a settembre.