A sinistra il morale è sotto i tacchi. Truppa, colonnelli e generali sono sul ciglio di una crisi depressiva. Soprattutto tra i moderati e i riformisti, ma anche in larghe fette del Pd, prevale lo scoramento. Altro che armata che marcia fiera, motivata e compatta, per sfrattare Giorgia Meloni da palazzo Chigi il prossimo anno. E pensare che anche l’ultima Supermedia Youtrend dà saldamente in testa il fronte progressista. Quasi tre punti di distacco sul centrodestra, azzoppato dall’ascesa del generale Roberto Vannacci.
Lo spettacolo andato in scena nelle ultime settimane ha però cancellato ogni entusiasmo. Giuseppe Conte che fa la guerra a Elly Schlein sul riarmo e poi rompe anzitempo ogni mediazione sul programma, annunciando che saranno le primarie a stabilire la linea del campo largo in politica estera con il “no” agli aiuti all’Ucraina, è stata una doppia coltellata. Ma ha fatto ancora più male vedere il Pd, primo partito della coalizione, piegarsi ai diktat 5Stelle e Avs a Montecitorio sulle spese militari. Un vero e proprio harakiri che ha fatto impallidire, per fare qualche nome, Romano Prodi: “È un vero casino”. Paolo Gentiloni: “È un fallimento”. Massimo Cacciari: “È un’alleanza senza un’idea del mondo”.


