Buttafuoco, uomo nobile e letterato finissimo, veste i panni del politologo. Si augura che la coppia Schifani e Lagalla venga sostituita da Giorgio Mulè e Carolina Varchi nel ruolo di presidente e sindaco di Palermo. E motiva la scelta con riferimento alla maggiore freschezza che dovrebbe essere garantita dall’età e con la evidente stanchezza delle due figure impegnate adesso nel difficile compito di governare.

Ad un poeta non si debbono rimproverare eventuali contraddizioni. Ma in questo caso la vena regge e la proposta è sensata. Basta guardare a quello che si muove in Regione e a ciò che è fermo in Città per arrivare alla conclusione che un cambiamento è necessario. Anzi essenziale, se non si vuole continuare a declinare in mezzo a sterili polemiche ed a silenziose, querule dispute sul potere.

Un potere mediocre non volto a garantire diritti e benessere, ma costantemente impegnato a riparare, a distribuire risorse senza sviluppo visibile. Con strade dissestate, poca pulizia, reti vetuste e ogni sorta di guai. Con un sistema dei trasporti che non connette i due aeroporti principali e che salta ogni volta che l’Etna costringe a dirottare i voli. Con un super lavoro su Palermo e Trapani e Comiso non in grado di sostituire almeno parzialmente Catania.

Per non parlare dell’inflazione che mangia salari tra i più bassi d’Italia e una crescita non sufficiente a recuperare il divario con il resto d’Europa. Problemi che avrebbero bisogno di programmi, di proposte e di cura attenta al di là della buona volontà. E che invece vengono rimandati in mezzo alle emergenze. Con la pretesa di intervenire in tutte le direzioni per dare un contentino a tutti in cambio di indulgenza per le inadempienze, i ritardi e le omissioni che sono risalenti e non imputabili spesso agli attuali. Con livori, pentimenti, sfuriate e cedimenti.

Insomma, uno spettacolo che dovrebbe finire. Con nuovi protagonisti e nuova energia costruttiva. Non è tanto l’età dei soggetti che impressiona, ma il loro essere vincolati da un sistema sfiorito e paralizzante. Che purtroppo non si vede come possa cambiare.

Sta qui la scommessa vera. Mettere insieme nuovi protagonisti non solo al vertice ma nel corpo della politica. In Sicilia, come del resto anche altrove, è in questione la tenuta della democrazia. A questo bisogna sforzarsi di dare rimedio. Un rimedio che forze più giovani potranno cercare meglio. Mentre agli anziani si dovrà riconoscere impegno e garantire forme adeguate di conclusione di notevoli carriere accademiche e politiche.

Con la speranza che i tempi cambino veramente. Come crede, ne siamo certi, Buttafuoco. Il quale pensiamo condivida l’amara analisi di Galli Della Loggia che, a conclusione di un lungo discorso sull’Occidente e la sua crisi, afferma che la politica è ormai senz’anima, “capace solamente di accompagnarci muta nel nostro declino”.

La proposta cade in mezzo alle ondate di calore, mentre politici bravi o scarsi corrono in vacanza e mentre incendi e altre grane impegnano i cittadini costretti a vivere male. Non si deciderà qui, in barba alle pretese di autonomia dei gruppi politici. Saranno pochi dirigenti nazionali a scegliere e faranno l’accordo al di là della volontà dei vari pretendenti.

Sembra che la Famiglia sia scontenta dell’andazzo attuale e che la premier non sia proprio soddisfatta di quello che succede in Sicilia. Sembra, ma chi sa se è vero? La vera politica si svolge nel silenzio.

Ebbene vorremmo che in Sicilia la politica ricominciasse a parlare ai giovani, agli intellettuali, agli imprenditori e a tutte le persone che al declino non si rassegnano. E credono ancora nella forza creatrice dell’autonomia repubblicana. In cerca di una Regione che scaldi cuore e menti. Che dia fiducia e concrete speranze.

Questo dovrebbero favorire i nostri amici, quali che siano i loro meriti. Purché si eviti il rischio segnalato da Don Primo Mazzolari, che “in Sicilia ogni cambiamento sia in realtà solo un avvicendamento.”