I discepoli di Sigfrido Ranucci, il papa nero del giornalismo d’inchiesta, si stringono in difesa di Report e, soprattutto, della libertà di sputtanare chiunque abbia avuto la sventura di incontrare un delinquente negli anni in cui quel malacarne era un distinto signore riverito da tutte le istituzioni della Repubblica, a cominciare dal presidente Giorgio Napolitano. Quel metodo ha creato fortune. Intanto ha consentito agli strapagati giornalisti di Report di vivere non in una normale redazione della Rai ma in una enclave dorata dove Ranucci dettava legge e dispensava privilegi. E ha consentito pure ad altri santoni del giustizialismo di costruirsi un altare e di non pagare pegno. Uno di questi è Marco Travaglio, direttore del “Fatto”, che pur di difendere Sigfrido, fraternissimo amico del pregiudicato Lavitola, ieri non ha esitato a insultare Giovanni Falcone.


