Scendevano le prime ombre della sera al Museo MuMe di Messina. Ma non siamo in un cartoon di Supergulp, che allietava le serate di noi boomer, e le opere di Antonello da Messina trafugate non vedono in azione il famoso investigatore Nick Carter a caccia del suo avversario di sempre, il mitico Stanislao Moulinsky. La notizia del furto delle opere del celebre pittore messinese fa il giro del mondo, mentre la sonnacchiosa Sicilia si difende: la videosorveglianza e gli allarmi hanno funzionato. La classica formula burocratica per allontanare il calice amaro siciliano dell’inefficacia e inefficienza. Gli allarmi hanno funzionato, ma i 4 custodi, dipendenti regionali in servizio, non si sono accorti di nulla davanti ai monitor dove avrebbero dovuto stazionare nel museo chiuso. Improbabile che dormissero, erano appena montati di guardia, ed era ancora presto, forse giocavano a briscola, o stavano combattendo la calura ferragostana con una mezza con panna e con la brioche col “tuppo” d’ordinanza. Le indagini procedono alacremente, si dice in questi casi. Il furto è stato eseguito, dicono, da professionisti, forse su commissione, ma viene il dubbio che se fosse stato fatto da dilettanti l’epilogo sarebbe stato lo stesso.

Certo vien in mente la famosa dichiarazione di un candidato in pectore alla Presidenza della regione, che voleva trasferire in Sicilia un’altra opera di Antonello, l’Ecce Homo, avremmo perso pure quella in una vicenda che già sa di nemesi politica?

Ma questa vicenda, che ad alcuni noti registi locali sa di Germi o del Monicelli de “I Soliti ignoti”, rimarcando il riso amaro di una triste commedia all’italiana, dopo l’intervista della direttrice del Museo, Marisa Mercurio, assume tratti di assoluto neorealismo. Tra pause e smarrimenti, visioni identitarie ed appelli morali, ci riporta ai nostri maestri del neorealismo, dal De Sica di Ladri di biciclette, con cui gli autori del furto forse si sono allontanati, a La prima notte di quiete di Zurlini, con un affascinante Alain Delon ed una Lea Massari che ha in parte i tratti distinti e distratti della direttrice del MuMe. Ma le suggestioni non si fermano in questa vicenda in riva allo Stretto, tutto ci porta tra comunicati e distinguo, di colpe e scaricabarile, ad un film di Antonioni con un immensa Monica Vitti, L’eclisse.

Tutto sembra eclissarsi in quest’isola ad agosto, ragioni e sentimenti, tutto è oblio, e i siciliani sono abituati al furto identitario, come quello del Caravaggio dell’oratorio di San Lorenzo, come al furto di ogni dignità, e soprattutto di onestà intellettuale.