Longevo, fino a ieri, era un aggettivo che si concedeva alle tartarughe, alle querce, ai pastori sardi, alle caldaie, e che, riferito a una persona vivente, conservava sempre un che di condoglianze anticipate. Adesso è diventato il complimento più ambito della politica nazionale. “Longeva” la segreteria del Pd, “longevo” il governo di Meloni, longeva ormai la Repubblica intera, la quale, a furia di contarsi i giorni, ha finito per assomigliare a quelli che si misurano la pressione ogni ora e la trascrivono diligentemente su un quadernetto a quadretti.
Domani Elly Schlein diventerà per l’appunto la segretaria più “longeva” nella storia del Pd, avendo superato i milleduecentosessanta giorni di Pier Luigi Bersani, e cioè, se vogliamo essere precisi come il caso esige, andando a guidare il partito assai più a lungo di quanto non vi sia stata iscritta. Circostanza che in qualunque altro ramo dell’attività umana associata, il condominio, la bocciofila, la confraternita del Santissimo Sacramento, avrebbe sollevato quantomeno un sopracciglio, un mormorio, una lettera anonima, e che invece nel Pd viene salutata come un traguardo, anzi come una specie di guarigione, giacché quel partito ha sempre praticato verso i propri segretari una forma di cannibalismo affettuoso e ricorrente, al punto che la sopravvivenza di uno di essi appare oggi non meno prodigiosa del ritrovamento di un naufrago che, sceso dalla scialuppa dopo mesi, si scopra perfino ingrassato.
Il segreto della longevità al Nazareno sta nella dieta, a quanto pare. Minestra di mediazione riscaldata due volte al giorno, nulla di crudo, nulla che richieda una masticazione prolungata. L’esercizio fisico risulta moderato, regolare e mai in avanti. Il fattore decisivo, però, è l’assenza pressoché regolare e mai in avanti. Il fattore decisivo, però, è l’assenza pressoché totale della sostanza che in quegli ambienti fa strage, e cioè la decisione e la chiarezza, di cui si muore come altrove di malaria.

