Tutti e due hanno in testa il secondo mandato. Renato Schifani alla Regione, Roberto Lagalla al Comune. La continuità sembra un diritto acquisito, per il quale spronare gli alleati più riottosi (che non mancano). Fuori dai palazzi, però, la Sicilia brucia; a Gela si presidia un ospedale per chiedere medici; a Palermo si fanno i conti con rifiuti e tubazioni che perdono. Prima di prenotare altri cinque anni, quindi, sarebbe utile spiegare come sindaco e governatore intendono impiegare i pochi mesi che li separano dalla scadenza.

L’altro ieri Lagalla ha ribadito la disponibilità a ricandidarsi, definendo «fisiologico e naturale» assicurare continuità all’amministrazione. E ha esteso il ragionamento a Schifani: «Si parte sempre dagli uscenti». Il governatore, a luglio, aveva annunciato su Sky che «mi farebbe molto piacere continuare». A Ragalna, il 26 agosto, ha incassato il sostegno di Ignazio La Russa e rivendicato: «Stiamo facendo tanto». Ma il conto delle emergenze richiede qualche verifica in più.

Tra il 29 e il 30 agosto il Corpo forestale ha contato 198 incendi. Il primo settembre è morto Salvatore Giglia, 26 anni, ustionato mentre difendeva casa e campagna a Ciminna. Il sindaco Vito Filippo Barone aveva denunciato i «pochi mezzi messi a disposizione». Il Corpo forestale ha spiegato che il Canadair impegnato a Caccamo ha raggiunto Ciminna quando la visibilità ha consentito di volare in sicurezza. Ma il tema riguarda la capacità del sistema, senza attribuire ai soccorritori responsabilità non accertate.

È la stessa Regione a riferire che la maggior parte degli incendi del fine settimana scorso è partita da terreni incolti, comunali e privati. Il vento favorisce le fiamme; manutenzione e controlli, però, dipendono da decisioni amministrative. Quanti interventi preventivi erano stati eseguiti? Quali inadempienze erano state corrette prima dell’allerta? Il capitolo dei mezzi, poi, misura la distanza fra il potenziamento annunciato e quello operativo. A fine agosto risultano distribuiti 84 fuoristrada e 14 pick-up antincendio. Per altri 90 mezzi pesanti e 210 pick-up sono stati firmati i contratti dopo un contenzioso amministrativo. Ai 46 nuovi agenti e alle ex guardie parco stabilizzate devono aggiungersi 94 agenti ancora in formazione. Campa cavallo.

Schifani, dopo la morte di Giglia, ha chiesto «pene esemplari, controlli serrati», qualora venga accertata la natura dolosa del rogo. Sebbene la repressione sia necessaria e dovuta, non esaurisce il compito di chi governa. Né lo esaurisce lo stato di emergenza regionale deliberato l’11 agosto, con un primo pacchetto da 25 milioni richiamato dalla giunta. La domanda politica riguarda ciò che è stato fatto prima delle fiamme e quanto degli stanziamenti sia già diventato un intervento.

Poi c’è il caso di Gela. Da oltre un mese l’amministrazione del sindaco Terenziano Di Stefano (sostenuto, fra l’altro, dal Mpa di Raffaele Lombardo) mantiene un presidio davanti all’ospedale Vittorio Emanuele per chiedere personale e servizi. Proprio ieri il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, ha fatto partire l’ennesima denuncia: «Zero nuovi medici, zero nuovi infermieri, zero nuove stanze aperte nel reparto di oncologia». Il contiano riferisce di oltre diecimila firme raccolte.

L’assessore Caruso si è recato a Gela il 25 agosto e ha annunciato una procedura d’emergenza per aumentare i medici. Ma al pronto soccorso ce n’è uno per notte a servizio dell’intero comprensorio. Sono stati poi annunciati 750 mila euro per le attrezzature della terapia intensiva neonatale e 350 mila per la manutenzione di oncologia. Il termine indicato per dare seguito alle richieste è il 25 settembre.

Insomma, per ottenere la continuità politica si rivendica il lavoro svolto; per garantire l’assistenza si chiede ancora tempo. La carenza di medici è un problema nazionale, ma occorre spiegare quali soluzioni siano state organizzate per le strutture più esposte. A Gela l’urgenza si misura nei turni da coprire notte per notte: difficile chiedere alla città di appassionarsi alla campagna elettorale.

Altro tema: i rifiuti. A Palermo, due giorni fa,Lagalla è sembrato deciso: «È ora di finirla di lamentarsi sempre». Il richiamo proseguiva con i doveri di cittadini, turisti e visitatori. Il sindaco ha rivendicato oltre seimila contravvenzioni contro gli abbandoni e annunciato più controlli. Ma chi conferisce correttamente e continua a trovare sporcizia ha diritto di lamentarsi.

Sul fronte dell’acqua, gli avvisi della stessa Amap raccontano una rete che continua a guastarsi: nell’ultima settimana di agosto, una sequenza di perdite ha lasciato senza erogazione diverse zone della città. Qui la siccità non c’entra: l’acqua disponibile si disperde o non arriva nelle case perché le tubazioni cedono. Già a febbraio Schifani, annunciando la fine del razionamento, aveva sollecitato il gestore a contenere le perdite. Il problema era noto e resta aperto.

E poi c’è Mondello, la spiaggia simbolo di Palermo: dalle controversie sulla gestione della Italo Belga alle segnalazioni di possibili scarichi abusivi in mare, l’iniziativa pubblica è passata di mano all’ex Iena La Vardera. Il Comune, invece, dà l’impressione di inseguire denunce e polemiche, lasciando a un deputato d’opposizione il ruolo di principale interlocutore della città. I recenti valori fuori norma sono rientrati e Lagalla ha convocato un tavolo per individuare le cause dell’inquinamento. Ma anche sulla propria vetrina turistica l’amministrazione deve dimostrare di saper prevenire i problemi, oltre che intervenire quando diventano un caso.

Le riunioni, dunque, ci sono, si fanno. Occorre però chiedere cosa producano, con quali scadenze e responsabilità. La conferma degli uscenti può essere una convenienza della coalizione. Per chi aspetta un medico, una strada pulita o l’acqua in casa deve avere una giustificazione migliore. Prima del secondo mandato, c’è ancora il primo da onorare.