La barzelletta esilarante di Giorgia Meloni è che avrebbe restituito agli italiani il diritto di scegliere i parlamentari. E naturalmente dietro arrivano il gatto e la volpe, Salvini e Tajani, a celebrare la grande conquista democratica.

Vediamo la conquista.

Con questa legge sarà scelto con le preferenze più o meno un parlamentare su quattro. Gli altri tre saranno scelti dai partiti, attraverso capilista e posizioni bloccate.

Il trucco è persino semplice.

In ogni circoscrizione il primo seggio conquistato da una lista va al capolista bloccato. Le preferenze cominciano a contare soltanto dal secondo seggio. Quindi, per i partiti più piccoli, che in moltissime circoscrizioni eleggeranno un solo parlamentare, potrete scrivere sulla scheda tutte le preferenze che volete: sarà eletto il capolista deciso dal partito.

Una specie di preferenza decorativa.

Poi ci sono i 105 parlamentari del premio di maggioranza: 70 deputati e 35 senatori. Anche quelli senza preferenze.

Alla fine della grande rivoluzione annunciata da Meloni agli italiani resterà la possibilità di scegliere grosso modo un parlamentare su quattro.

Ieri, però, se fosse passato l’emendamento delle opposizioni, avremmo potuto scegliere tutti. O quasi: sarebbero restati fuori solo quelli garantiti dall’altra porcheria di questa legge elettorale, il listone del premio alla coalizione che supera il 42 per cento. Per tutti gli altri, le opposizioni avevano proposto una cosa semplicissima: preferenze, senza capilista bloccati.

Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato contro.

Ed è qui che la barzelletta diventa meravigliosa.

Per trent’anni ci hanno spiegato che i parlamentari nominati dai partiti erano uno scandalo e che bisognava restituire il potere agli elettori. Arrivati al governo hanno ritrattato, come al solito.

Poi sono saliti sul palco a festeggiare di aver restituito agli italiani il diritto di scegliere.

Sì. Uno su quattro.

Gli altri preferiscono continuare a sceglierli loro.