Come devono avere goduto i deputati dell’Ars, seguaci della logica di bonus e mance, nel vedere che Trump ha promesso cinquemila dollari a ciascun americano adulto se il suo partito vincerà le elezioni di “midterm”. Un godimento che è anche un’assoluzione dalle molte inutili condanne di clientelismo che tentano di sciupare la magnifica operazione democratica. Consistente nel premiare la fedeltà, nel trasformare la democrazia in un baratto, in un contratto stipulato tra l’elettore e l’eletto. Che tanto corrisponde all’antica richiesta: “Chi c’è ppi mia?”.
Come non vedere quanta saggezza pratica si trova nello scambio. In luogo della discutibile scelta dell’elettore basata spesso su confuse ideologie e pretese di condivisione di valori, la concreta, netta disponibilità a vendere il proprio voto. A trarne un beneficio diretto e immediato. In barba a tutte le noiose considerazioni che una verbosa e pedagogica politologia si impanca a distribuire.
Viva lo scambio, viva la verità che illumina lo scenario politico. Si vota non per un’idea troppo astratta per essere veramente condivisa. Non per un valore comunitario. Non per il bene del popolo vero o presunto, ma per l’interesse ad ottenere qualcosa in cambio. In modo da giustificarsi di fronte a sé stessi ed alla propria famiglia.
Si è scelto quel personaggio perché, a differenza di altri, non ha tentato di venire a casa tua per farti un favore futuro e incerto da dividere con altri estranei e indifferenti cittadini. Come sarebbe un servizio migliore, una diga, una strada, un ospedale. Invece porta con sé un dono visibile e concreto. Con il minimo sforzo di una crocetta sulla scheda elettorale.
Ecco la vera conquista dell’elettore maturo. Che non si fa prendere in giro dalla retorica buonista. Ma sa valutare quello che il convento passa davvero. Che sa come va il mondo senza lasciarsi incantare dalle promesse di una irreale politica diversa.
Così i cinquemila dollari sono un incentivo per tutti; non solo per quelli che hanno un reddito basso, un salario misero o addirittura nessun salario. Sono anche per il ceto medio impoverito che paga la benzina sempre di più e vede l’inflazione mangiarsi un reddito modesto. Quelli che vedono gli altri festeggiare, andare fuori a cena, avere barche e auto. In una parola il bonus è il trionfo della povera gente. La vera ragione dell’adesione al sistema. Senza bonus e mance non c’è adesione politica. Non c’è, direbbe Leopardi, conversazione.
Ed ecco, noi che siamo scettici, sappiamo che questa promessa del The Donald, per verità un po’ vaga, non sarà mantenuta. Perché assai difficilmente le elezioni saranno vinte da Trump, il quale chiede un voto come se fosse lui il candidato. E perché il dividendo, in quanto promesso a tutti, costerebbe più di mille miliardi di dollari. Con un debito pubblico che ha superato i quarantamila miliardi.
Molto meno costano i bonus e le mance locali, qui in Sicilia. Che attingono al patrimonio comune e sono subito attive mentre gli investimenti perdono gran tempo e si scontrano con lungaggini burocratiche che ne allontanano la visibilità da parte di chi vota. E soprattutto sono disposti in forma di legge e quindi vanno obbligatoriamente ai beneficiari dopo il voto.
Come è stato per l’ampio reddito di cittadinanza che ha sollevato l’entusiasmo dei giovani siciliani e scassato le finanze pubbliche. Di cui non sembra importare se non al povero Giorgetti. Sono un prezzo forse scellerato ma confortante. E poco importa che la democrazia, quella vera, quella che ha a cuore il bene comune, muoia in mezzo agli insulti.
Trump non pagherà e forse non sarà nemmeno imputato di voto di scambio, perché i soldi andrebbero anche a quelli che gli votassero contro. Sono cioè un premio, un “dividendo” per tutti gli elettori anche non iscritti alle liste elettorali e non solo per quelli che lo hanno votato.
Molto meglio il beneficio regionale che ha nome e cognome e si può riscuotere subito dopo il voto, con il voto. Evviva la democrazia e abbasso i nemici della contentezza che continuano a credere nell’interesse pubblico. Questo pallido, estraneo, irritante sconosciuto.


