“Più Bismarck, meno Hitler”. La formula è di Hans-Thomas Tillschneider, vicepresidente dell’AfD in Sassonia-Anhalt e architetto del programma del partito su scuola e cultura. Nelle aule significa ridurre lo spazio dedicato al nazismo e aumentare quello riservato all’Impero tedesco dell’Ottocento. Ma la revisione dei curricoli scolastici è soltanto una parte del progetto: in gioco c’è il modo in cui la Germania racconta se stessa e il proprio passato.
Era il novembre del 2025. A chi gli chiedeva se l’AfD volesse davvero ridurre lo spazio dedicato al nazionalsocialismo nei programmi di storia, Tillschneider rispose senza esitazioni: “Naturalmente bisogna parlare anche di quello, ma un po’ meno”. Il XIX secolo, spiegò, conta di più per l’identità tedesca. Il co-presidente dell’AfD Tino Chrupalla ha avallato la formula oggi in un’intervista a Repubblica: il nazionalsocialismo, ha detto, va studiato “nel dettaglio”, ma lo slogan “ha una sua ragion d’essere”, perché “la storia tedesca non è solo il nazismo”.


