Per fortuna che c’è Pantò. E per fortuna che ci sono i giornali, gli ispettori regionali e i magistrati. Altrimenti la Commissione Antimafia dell’Ars non saprebbe da dove cominciare. Dopo avere ricostruito la storia della Sas, il presidente Antonello Cracolici annuncia che verranno aperti altri due capitoli: la Seus e il Cefpas. Il metodo è ormai abbastanza chiaro: prima emergono le anomalie, poi esplode lo scandalo, quindi intervengono le Procure. Soltanto alla fine arriva l’Antimafia.
Sulla Sas la Commissione ha descritto una società lasciata per anni senza controlli adeguati, nella quale le assunzioni avrebbero risposto alle pressioni della politica e la gestione del personale avrebbe prodotto un contenzioso costosissimo. Gli atti sono stati inviati alla Procura, alla Corte dei conti, all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. L’ex presidente Mauro Pantò, prestato da Cuffaro al sottobosco delle partecipate, ha respinto l’immagine di una gestione personale e fuori controllo, ricordando che tutte le decisioni furono assunte all’unanimità dal consiglio d’amministrazione e che spettava alla Regione rinnovare il collegio sindacale. Da domani potrà tornare alle sue passioni (si è appena iscritto a Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca).
Cracolici, invece, annuncia di voler passare al setaccio la Seus. Solo che non sarà il primo. Un’ispezione disposta dall’assessorato regionale della Salute ha certificato «gravi e perduranti criticità» nel bacino di Catania, Ragusa e Siracusa. Ogni giorno rimanevano ferme da cinque a venti ambulanze; alcuni mezzi restavano bloccati nei pronto soccorso fino a nove ore; mancavano autisti, soccorritori e medici; guasti e sostituzioni arrivavano con ritardi incompatibili con un servizio d’emergenza. Tutto questo mentre la società chiedeva nuove assunzioni e l’Ars autorizzava una deroga per centinaia di ingressi.
Sono già emersi anche il ricorso alle agenzie interinali, i servizi eccedenti affidati ai privati, le convenzioni attraverso cui centinaia di dipendenti vengono utilizzati lontano dalle ambulanze e le numerose controversie con i lavoratori. Persino la Seus, durante l’estate, ha denunciato le assenze “di coppia” che lasciavano scoperti gli equipaggi. I problemi sono stati illustrati dall’assessorato, raccontati dai giornali, denunciati dalle opposizioni. Nel frattempo il consiglio d’amministrazione è stato rinnovato, con la conferma alla presidenza di Riccardo Castro, espressione di FdI. Ora arriva Cracolici.
Anche sul Cefpas il tempismo è irrituale. A maggio di quest’anno il deputato del Pd, Nello Dipasquale, aveva denunciato alla Procura di Caltanissetta i 75 incarichi conferiti in pochi giorni dall’ente di formazione: fra i beneficiari comparivano la moglie di Riccardo Gallo Afflitto, l’autista e il genero di Michele Mancuso, consiglieri comunali, figli e parenti di amministratori. Ismaele La Vardera aveva definito il centro uno «stipendificio» e l’assessorato alla Salute aveva disposto un’ispezione. Poi è intervenuta la magistratura.
L’inchiesta ha portato ai domiciliari Gallo Afflitto (che si è dimesso in seguito dall’Ars). Secondo l’accusa, il deputato di Forza Italia avrebbe sostenuto Roberto Sanfilippo alla guida del Cefpas in cambio di nomine, consulenze e affidamenti. Le contestazioni dovranno essere verificate nel processo. Ma lo scandalo è stato già scoperto, documentato e portato davanti a un giudice. Cracolici è arrivato soltanto dopo.
La Commissione regionale, va ulteriormente chiarito, non dispone dei poteri ispettivi e giudiziari dell’Antimafia nazionale, né degli strumenti investigativi di una Procura. Può convocare, ascoltare, acquisire documenti e scrivere relazioni. Ma se utilizza queste facoltà per replicare gli stessi percorsi già compiuti dai magistrati, il risultato è una collezione di riepiloghi giudiziari. Cracolici sostiene che esista «un filo diretto tra chi amministra le società partecipate e i loro sponsor politici» e denuncia una «degenerazione nella gestione degli enti pubblici». Ma ancora una volta la Commissione si ferma a metà del filo: mette a fuoco funzionari infedeli, amministratori, consulenti, intermediari e personaggi di basso rango; non arriva quasi mai agli sponsor politici evocati dal suo stesso presidente.
Eppure è proprio lì che dovrebbe cominciare il lavoro. Chi ha nominato quei vertici? Chi li ha protetti? Chi ha alimentato l’illusione che una partecipata, un ente di formazione o un’azienda sanitaria potessero essere utilizzati come dependance di partito? Perché il Cefpas e non il sistema politico che ha reso possibili il Cefpas, il caso Mancuso e le altre inchieste? Perché non affrontare la questione morale resa plastica dai procedimenti per corruzione che riguardano l’assessore Elvira Amata e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno?
Le responsabilità penali saranno accertate nelle sedi preposte. Ma le vicende legate ai finanziamenti per eventi e associazioni, alle consulenze, alle assunzioni e ai rapporti fra esponenti istituzionali e soggetti privati descrivono già un modello. È lo stesso modello che ogni anno si manifesta al momento delle leggi finanziarie (una arriverà a brevissimo tra gli scranni di Sala d’Ercole): contributi distribuiti a Comuni, fondazioni e associazioni attraverso emendamenti senza criteri, risorse pubbliche trasformate in moneta di scambio, beneficiari scelti dentro una trama di relazioni che nessuno prova seriamente a illuminare.
È questo il livello che continua a sfuggire. Una Commissione Antimafia dovrebbe fiutare l’aria, anticipare gli scandali e analizzare le condizioni che li rendono possibili. Dovrebbe arrivare prima delle Procure, per certi versi. Altrimenti potrà continuare a produrre ottime relazioni su tutto ciò che già sappiamo, senza mai spiegare perché in Sicilia le stesse storie continuino a ripetersi.


