La Commissione Antimafia ci passa vicino ma si guarda bene dal chiedere agli assessorati l’elenco di tutte le consulenze, di tutti gli incarichi, di tutti gli affidamenti diretti concessi ad avvocaticchi e comunicatori, a studi legali e mediatori, a clienti e compari dell’assessore. Nella grande palude della Regione esiste da sempre un pagnottismo diffuso sul quale basterebbe alzare un sipario per rendersi conto che i “favori” vanno sempre agli stessi ammanigliati, agli stessi faccendieri, agli stessi clan. Questa semplice operazione, però, l’Antimafia dell’Ars non l’ha voluta mai fare. La prima ipotesi sarebbe che “de minimis non curat pretor”; la seconda che cane non mangia cane. Il risultato è che il sottobosco della politica mancina una caterva di piccioli. Che l’amichettismo si impasta col pagnottismo e il pagnottismo, si sa, sconfina spesso nel malaffare.


