In Sicilia ormai il problema non è arrivare in orario. È arrivare.
Catania è chiusa da giorni per la cenere dell’Etna, con migliaia di passeggeri a terra e disagi che si scaricano sugli altri aeroporti, a cominciare da Palermo.
Naturalmente l’Etna non è colpa di Meloni, Salvini o Schifani.
L’Etna fa il vulcano.
Il problema è che ogni volta noi facciamo gli stupiti.
Erutta, Fontanarossa chiude e migliaia di persone cominciano a cercare disperatamente un’alternativa che spesso non esiste.
Uno potrebbe prendere l’autostrada.
Potrebbe.
Il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini ha appena dato un ultimatum alla Regione e al Consorzio autostrade siciliane sulla Messina-Catania e sulla Messina-Palermo: guardrail inadeguati, gallerie degradate o al buio, viadotti da sistemare, segnaletica carente. Servono 32,5 milioni soltanto per tamponare le emergenze. Per sistemarle davvero servono miliardi.
E se non si interviene si rischia persino la chiusura.
Insomma Salvini, quello del Ponte, minaccia di chiudere le autostrade che portano al Ponte.
Non è una battuta. È il piano dei trasporti.
Rimane la statale.
Ma sulla Palermo-Agrigento arrivano i trattori degli agricoltori, che protestano perché il gasolio, secondo gli organizzatori, ha raggiunto punte di 2,40 euro al litro.
In Sicilia ormai costa pure protestare: prima di bloccare la strada devi poterti permettere il pieno.
Aereo no. Autostrada forse. Statale con i trattori.
Per fortuna c’è il Ponte.
Cioè, non c’è.
Però ne parliamo moltissimo.
Meloni lo vuole. Salvini lo annuncia. Schifani lo sostiene. Conosciamo la lunghezza, le torri, i tempi di percorrenza, i cantieri che dovrebbero aprire e quelli che avrebbero già dovuto aprire.
Manca soltanto il Ponte. Non si vede nemmeno col binocolo.
In compenso, per costruirlo sono state impegnate risorse siciliane e nazionali che servirebbero come il pane per rimettere in sesto le infrastrutture che abbiamo già. Quelle vere, non quelle dei rendering.
Perché la Sicilia reale continua a fare i conti con strade dissestate, autostrade malmesse, ferrovie insufficienti e aeroporti che, alla prima emergenza, non hanno un sistema di alternative all’altezza.
È un’idea di sviluppo piuttosto originale.
Non riusciamo a garantire ai siciliani di arrivare da Palermo a Messina, però stiamo pensando a come farli arrivare da Messina a Villa San Giovanni.
Il Ponte, effettivamente, un vantaggio ce l’ha.
Non ha buche, non ha gallerie al buio, non ha guardrail da sostituire e non rischia di essere chiuso dal ministero di Salvini.
Non essendoci, è probabilmente l’infrastruttura che funziona meglio in Sicilia.


