E’ stata la Taobuk dei poveri: con lo stesso circoletto, le stesse madamine, con le scrittrici e gli scrittori di sempre. Artisti e intellettuali hanno animato per tre giorni Villa Filippina oltre che per un omaggio al vasto mondo della cultura anche per un ossequio al rito di premiarsi a vicenda, di festeggiarsi, di trovare spazio sui giornali, di dare visibilità alla politica che ha contribuito alla riuscita di Logos. Per carità, nessuno pretende che un festival, celebrato a Palermo, debba cedere al piagnisteo politico o sociale; nessuno può chiedere all’intellighenzia di affrontare temi dolorosi come le periferie, la droga, la violenza, i kalashnikov. Ma non si può neppure accettare l’idea che una rassegna culturale, partita con grandi ambizioni, si riduca al solito giro di libri, con l’appendice di poche ma sentite parole sul Mediterraneo. Cadono le braccia.

