Il 28 aprile 2023, ad appena sette mesi dalla sua elezione a Palazzo d’Orleans, Renato Schifani ha uno slancio di amicizia e decide di nominare come suo consulente personale Gaetano Armao: ossia l’ex assessore all’Economia di Lombardo e vicepresidente della Regione con Musumeci, che appena 215 giorni prima gli aveva conteso – si fa per dire – la scalata alla presidenza. Armao, candidatosi col Terzo Polo di Renzi e Calenda, fallirà nell’obiettivo, raccogliendo un misero 2 per cento. Ma nonostante l’abbandono di Forza Italia, ottiene dal presidente (forzista) un incarico da 60 mila euro annui per occuparsi di questioni e relazioni extraregionali, con particolare attenzione ai finanziamenti ottenuti da Roma e Bruxelles.

Negli anni precedenti, complici le difficoltà finanziarie della Regione, Armao non aveva mai ottenuto la sufficienza. Da assessore all’Economia, al contrario, aveva consolidato un nuovo primato: il record di cinque esercizi provvisori consecutivi, interrotto da Marco Falcone nel 2022 col nuovo governo Schifani. Eppure il presidente, che nel frattempo era stato scelto da La Russa (con l’avallo di Berlusconi) alla guida della regione più difficile, non ha mai saputo resistere alla tentazione di avvalersi delle competenze e della rete di relazioni di Armao, divenuto il suo braccio destro.

Dopo il primo rinnovo annuale, nell’aprile 2025 la collaborazione di Armao è stata prorogata fino al termine della legislatura. Per un corrispettivo, decreti alla mano, che a ottobre 2027 avrà sfiorato i 150 mila euro. Nel frattempo, l’avvocato amministrativista è stato nominato, su proposta dell’ex assessora Elena Pagana, a capo della commissione tecnico specialistica (Cts) che rilascia le autorizzazioni ambientali. Era il 9 agosto 2023. Una posizione ricoperta per tre anni, fino al 9 agosto scorso, quando a causa dei soliti attriti interni alla maggioranza, il mandato di Armao è scaduto. Questa volta senza alcuna proroga.

Anche se Schifani, fino alla fine, ha tentato di salvarlo. Aveva scelto persino l’appuntamento più rilevante dell’estate 2025, l’Etna Forum di Ragalna, a casa di Ignazio La Russa, per rilanciare le proprie convinzioni: “La presidenza della CTS con Gaetano Armao è autorevole perché è una persona che ne capisce, che decide, si assume le proprie responsabilità”. Concetto ribadito anche quest’anno, quando Schifani definì la Commissione come un “fiore all’occhiello”, “una realtà strategica che è stata riformata su mio input e che ha lavorato tanto e bene”, citando alcuni numeri: 1.106 pratiche esaminate nel ’26, con 865 pareri positivi relativi a investimenti per oltre sette miliardi di euro.

Per Armao, però, la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto con l’accusa di corruzione. Accusa che riguarderebbe, nello specifico, proprio le attività della Cts. Schifani, evidentemente, non si sarà accorto di nulla e cadrà dal pero come sempre. Con lui, probabilmente, anche i due assessori al Territorio e all’Ambiente di questi quattro anni di legislatura: vale a dire Elena Pagana, moglie di Ruggero Razza, e Giusy Savarino, l’attuale. Entrambi in quota Fratelli d’Italia.

Ovviamente, i rapporti tra questo uomo d’affari e la politica non si limitano alla collaborazione con Schifani. I magistrati, nell’ambito dell’inchiesta detonata oggi, hanno chiesto una misura cautelare per Giuseppe Geremia Lombardo, esponente del Mpa all’Ars, ma soprattutto nipote di Raffaele. Cioè l’ex governatore che battezzò l’ingresso in politica di Gaetano Armao: era il lontano 2009 quando l’avvocato venne chiamato in giunta come assessore alla Presidenza, con le deleghe alla Protezione civile e alla Programmazione. Da lì sarebbe passato ai Beni culturali e poi all’Economia, cominciando una carriera capace di attraversare governi e maggioranze. Ma anche grandi misteri, come quello riguardante il censimento fantasma del patrimonio immobiliare della Regione.

La storia della Sicilia Patrimonio Immobiliare, la Spi, partecipata al 75 per cento dalla Regione, è una delle beffe più grandi e irrisolte, di questa povera terra. Il censimento degli immobili, previsto per circa 13 milioni, produsse fatture per circa 80 milioni tra il 2007 e il 2009 e un lungo strascico di contenziosi. Sul versante privato c’era l’imprenditore piemontese Ezio Bigotti, del quale Armao era stato consulente. Poi l’avvocato cambiò scrivania: divenuto assessore all’Economia di Lombardo, nel 2010 fermò ulteriori pagamenti, aprendo il braccio di ferro con la società. Intanto il censimento rimase per anni inutilizzabile: i dati erano custoditi in un server del quale l’amministrazione non disponeva della password. Quando finalmente furono recuperati, si scoprì che il database era “inservibile”. Un patrimonio di informazioni pagato a peso d’oro, mentre la Regione continuava a non avere un quadro attendibile dei propri immobili.

Sembra trascorsa una vita. Eppure Armao non è mai sparito dai radar. Dopo la fine dell’esperienza Musumeci – l’avvocato era legatissimo al presidente e ne perorò in più occasioni la ricandidatura – decise di mettersi in proprio. E fu “adottato” da Carlo Calenda, che lo presentò come candidato alla presidenza anche per conto di Italia Viva e di Matteo Renzi (tutt’altro che entusiasti). E mentre la moglie Giusi Bartolozzi, a Roma, divenne la ‘zarina’ di via Arenula, prima vice e poi capo di gabinetto di Carlo Nordio, conquistando la fiducia del ministro e un ruolo centrale nella gestione del suo ufficio, Armao ha continuato a tessere la sua tela grazie alla benevolenza di Schifani, che l’ha consacrato come suo braccio destro. Un rapporto capace di destare curiosità e meraviglia, che oggi – alla luce dell’inchiesta della Procura di Palermo e in attesa delle decisioni del Gip – potrebbe rappresentare l’inizio della fine per il governatore e il suo ‘cerchio magico’.

A proposito: lunedì pomeriggio, al Teatro Massimo e per pochi eletti, si terrà la proiezione del film dedicato a fratel Biagio Conte, che lo stesso Schifani ha “recuperato” dalla spazzatura della Film commission dopo l’iniziale esclusione della graduatoria dei finanziamenti. A questo prestigioso appuntamento sarà presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nei mesi scorsi era stato ospite del governatore alla seconda inaugurazione del Castello Utveggio. Con tutti gli scandali in corso, che gettano più di un’ombra sulla rettitudine di politici e funzionari regionali, sarà davvero il caso di farsi vedere?