Chi glielo doveva dire a Biagio Conte, povero tra i più poveri, che sarebbe entrato con la sua storia al Teatro Massimo, tempio dell’alta borghesia palermitana. Chi glielo doveva dire che alla proiezione del film realizzato sulla sua vita e sulla sua opera sarebbe intervenuto il Presidente della Repubblica; che gli esponenti politici di ogni ordine e grado avrebbero sgomitato per rivendicare la propria vicinanza al fondatore della Missione Speranza e Carità; che le suore e i fratelli sposati a “sorella povertà”, per dirla con San Francesco, si sarebbero seduti accanto alla madamine presenti in tutte le feste e in tutti i salotti che contano. Certo buona parte del pubblico sparso tra la platea e i palchi era arrivato al Teatro Massimo per ricevere dal Fratel Biagio e anche dal Capo dello Stato una benedizione quanto mai necessaria per superare le tempeste e gli scandali di questi giorni. Ma Mattarella – che ormai le folle percepiscono come un’istituzione morale – non ha pronunciato una sola parola e il suo silenzio – “io dico più di ciò che non dico”, recitava il poeta – è pesato probabilmente più di quanto avrebbe pesato un severo monito o un solenne richiamo al rigore e alla legalità, due principi della democrazia che la Sicilia sembra avere purtroppo smarrito.
Fratel Biagio invece – consentiteci un atto di fede – ha parlato, eccome. A un certo punto – avvertenza: nessuno potrà mai spiegarci il perché e il per come – avrà avvertito qualcosa che lo ha convinto. Sarà stato il trombonismo degli amministratori che, in cerca di santificazione, volevano appuntarsi sul petto la medaglietta di avere finanziato il film che la Rai trasmetterà in prima serata domenica prossima; o sarà stata la presenza in sala di quelle autorità – politiche, civili e militari: si dice così – che dall’alto dei loro incarichi non hanno saputo vigilare né prevenire gli scandali che da quattro anni annerano la vita pubblica di questa infelicissima Sicilia. Sta di fatto che, a metà della proiezione, il film è saltato per un problema tecnico che nessuno ha saputo spiegare. Un fulmine dal cielo. Anzi da quella fetta di cielo che Fratel Biagio si è guadagnato aiutando gli umili, i diseredati, gli emarginati, i perdenti, i disperati.
Altro che luci della ribalta, altro che signori in grisaglia e madamine imbellettate.


