Era il 10 ottobre 2025 quando Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo, si arrese a un tumore dopo aver atteso otto mesi il risultato di un esame istologico. La sua denuncia, sostenuta anche dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, aveva permesso di scoperchiare lo scandalo di oltre 3.300 referti rimasti nei cassetti dell’Asp di Trapani. Una vicenda surreale che provocò le dimissioni dell’ex Direttore generale Ferdinando Croce, meloniano, che la Regione aveva già minacciato di revocare dall’incarico.
Sabato scorso, a Mazara, Mulè ha ricordato Cristina accanto al marito Giorgio e alla famiglia. «Cristina attese il risultato per otto mesi, un tempo che si rivelò fatale nella progressione della malattia», ha scritto il parlamentare, ricordando come la donna avesse agito «guidata da uno spirito mai di vendetta ma di rispetto della persona». Adesso quella battaglia prosegue attraverso un’associazione intitolata alla sua memoria.
Un anno dopo, però, la sanità siciliana è ancora più malata. Le inchieste giudiziarie hanno investito altri protagonisti del sistema, portando alla luce una rete di relazioni, interessi e presunte interferenze sulle nomine, sui concorsi e sugli appalti. Il malato, anziché guarire, si è aggravato. E la politica, che avrebbe dovuto somministrare la cura, è finita essa stessa sotto osservazione.
La prima cartella clinica riguarda Totò Cuffaro. L’ex presidente della Regione è stato coinvolto in un’inchiesta per corruzione. Secondo la Procura di Palermo, avrebbe contribuito a pilotare un concorso per operatori sociosanitari a Villa Sofia, con la collaborazione dell’allora manager Roberto Colletti e di altri indagati. Le intercettazioni hanno raccontato anche il suo attivismo sulle nomine dei direttori generali, comprese le pressioni per assicurare a Colletti la guida del Civico di Palermo. Nei dialoghi compariva anche Daniela Faraoni, allora dirigente dell’Asp di Palermo e successivamente assessore regionale alla Salute.
Poi è arrivato Salvatore Iacolino, per anni uno degli uomini più potenti della burocrazia regionale. Dalla guida del dipartimento Pianificazione strategica era approdato alla direzione generale del Policlinico di Messina. Un incarico durato pochissimo: l’inchiesta della Dda di Palermo sui suoi presunti rapporti con Carmelo Vetro, imprenditore già condannato per mafia, ha provocato un terremoto. Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
Poi c’è il Cefpas di Caltanissetta, il centro per la formazione del personale sanitario, trasformato secondo la Procura in una sorta di «Corte dei miracoli» delle assunzioni e delle consulenze. L’inchiesta per corruzione ha coinvolto l’ex direttore Roberto Sanfilippo e il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, accusati di aver costruito un sistema di favori reciproci: il sostegno politico alla nomina del manager in cambio di incarichi, assunzioni e affidamenti. Tra i beneficiari, secondo gli investigatori, anche la moglie del parlamentare.
A Palazzo d’Orléans, nel frattempo, sono cambiati i medici senza cambiare terapia. Il 29 aprile Schifani ha sostituito Daniela Faraoni, contestata su più fronti (specie quello delle strutture convenzionate) con Marcello Caruso, suo fedelissimo ed ex coordinatore regionale di Forza Italia. Caruso ha assunto ufficialmente l’incarico il 6 maggio. Doveva imprimere un’accelerazione alla sanità siciliana, a cominciare dalle liste d’attesa. Pochi mesi dopo, però, anche il nuovo assessore è stato raggiunto dalle ombre di un’altra inchiesta. Non come indagato, ma come persona informata sui fatti.
È il filone che riguarda Gaetano Armao, già consigliere di Schifani e presidente della Commissione tecnica specialistica regionale, al centro di un’indagine per presunta corruzione. Una parte degli accertamenti riguarda le cure palliative domiciliari, destinate ai pazienti più fragili, spesso oncologici. Secondo i magistrati, Armao avrebbe fatto pressioni per rallentare gli effetti di un decreto che ampliava la platea degli operatori accreditati, nell’interesse della Samo, organizzazione riconducibile a Luigi Zancla.
A settembre Armao ha contattato Caruso. I due si sono incontrati e, secondo gli investigatori, l’ex consigliere avrebbe prospettato soluzioni per ritardare l’applicazione del provvedimento, anche oltre le prossime elezioni regionali. Sentito dai magistrati, l’assessore ha negato di aver subito pressioni. Ma i suoi ripetuti «non ricordo», riferiti dalla stampa, hanno provocato un nuovo caso politico. Il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, ha chiesto le dimissioni. Persino il forzista Marco Falcone ha parlato di «fatti non edificanti» che minano la credibilità delle istituzioni, puntando il dito contro il cerchio magico di Schifani: «Bisognava fare più attenzione ai cortigiani, non chiudersi in un castello d’avorio».
E intanto cosa è cambiato per i cittadini? I numeri di Agenas, almeno sul fronte delle liste d’attesa, sono impietosi. Nel primo semestre del 2026 la percentuale di prime visite garantite entro i tempi massimi è scesa in Sicilia dall’87,2 al 79,7 per cento. Per gli esami diagnostici si è passati dal 75,9 al 71,9 per cento. Un arretramento mentre il Paese, nel complesso, migliorava. E mentre la Regione annunciava risorse, prestazioni aggiuntive e piani straordinari per recuperare i ritardi.
E Trapani, dove tutto era cominciato? L’Asp è affidata alla commissaria straordinaria Sabrina Pulvirenti, impegnata anche nel rilancio dell’immagine aziendale. Per l’Ottobre Rosa sono state organizzate aperture straordinarie e screening gratuiti, iniziative utili che nessuno mette in discussione. La campagna, però, ha trovato spazio sulle testate del circuito editoriale fondato dal superpagnottista Maurizio Scaglione. Un sistema di comunicazione molto presente nei palazzi regionali, già oggetto di approfondimenti giornalistici per gli affidamenti ricevuti dalle società dell’editore. La polemica sulle spese pubblicitarie dell’Asp è stata sollevata anche da una testata locale, che ha contestato una determina per servizi di comunicazione affidati a tre testate, per circa cinquemila euro ciascuna.
Sono trascorsi 367 giorni dalla tragica sentenza che si è abbattuta sulla signora Gallo. Un anno di scandali, cambi di poltrone, promesse di risanamento e nuove inchieste. La giustizia farà il proprio corso, ma la politica dovrebbe rispondere subito di ciò che è sotto gli occhi di tutti: il tempo che i siciliani continuano ad aspettare per curarsi. Cristina aveva chiesto che la sua storia servisse a cambiare le cose. Ma le ombre, anziché diradarsi, si sono allungate.


