C’è un giornale che lavora per Conte, spinge Conte, vota Conte, e dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd, danna e insegue con malagrazia Matteo Renzi, odia Calenda. Opinioni, si fa per dire, abbastanza naturali per chi ha parteggiato per Grillo, ma anche per un poverello politico come Antonio Ingroia, e sempre per tutte le avventure della magistratura ideologicamente manettara e politicizzata, da Scarpinato a Gratteri, da De Magistris al pregiudicato Davigo, gente troppo linda per passargli le carte sebbene troppo furbetta per astenersi dal farlo. Chissà. E’ un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente, privo di gusto e di senso per la politica, convinto che Berlusconi fosse un mafioso e uno stragista, devoto al sensazionalismo e allo scandalismo, prostrato ai piedi di Putin, odiatore di Zelensky e degli ucraini resistenti.
E’ in osmosi con le peggio testoline del genocidio ebraico in Palestina, per quel giornale, di professione ruffiano dell’opinione pubblica indignata, tutti gli uomini delle istituzioni, da Mattarella amico della Minetti in giù, a parte i sodali giustizialisti e appunto un Conte, sono una manica di ladri e profittatori o facilitatori dei suddetti malacarne. Cosa non si fa per vendere e vendersi al miglior offerente nel mercato del banale e del corrivo e dell’ovvio.
Il punto è che quel giornale detta la linea a Conte, è un’ipoteca vischiosa permanente sul campo largo, un soggettone da elezioni primarie a fumetti, capace di avvelenare tutti i pozzi e impedire a ogni costo una soluzione decente della contesa sui punti dolenti della guerra in Europa, della rinascita dell’antisemitismo, di un pacifismo non intriso di paura e di spirito di resa al più forte.


