Il vero maranza, il maranzino, è lui. È questo Salvini rieletto segretario della Lega fino al 2030, come a Mosca, Pechino e Pyongyang: il maranzino a vita. Annuncia che “in Cdm porterò una posizione chiara. Non possiamo continuare a dare soldi e armi all’Ucraina”. Vuole frantumare un governo, il centrodestra, come i maranza frantumano le vetrine di Milano. Intende arrivare alla fine della legislatura minacciando Meloni, purgando Max Romeo, sputando sui giornali, Foglio, Repubblica e Corriere (a cui chiede in segreto interviste), tutti giornalisti “servi” da tenere lontano “per non inquinare i delegati”. Era truce e ora trucissimo. Sbevazzava al Papeete, ma adesso è satollo di collera e promette: “Sarò intransigente”. Aggredisce Giorgetti, a cui gli imprenditori darebbero pacche sulle spalle “ma poi non ci votano”. Vince il congresso straordinario di Milano con 465 voti contro i 146 (il 25 per cento) di Massimo Garavaglia, lo sfidante che ha nobilitato una sfida data per persa, il Davide con la parola “sogno” al posto della fionda. Se un giorno Salvini torna al Viminale, o chiude i giornali o si chiude dentro a scrivere articoli in sua ode.

Meloni dovrà fare i conti della manovra (e di fine legislatura) con un alleato maranzino, con un Salvini che, dice Attilio Fontana: “La paura è che chi vince si senta invincibile”. Quante cabine e tavoli dei territori aveva promesso questa estate, quando anche Claudio Durigon gli spiegava: offri a Zaia un nuovo statuto. Quante? Mi dice un sindaco, sempre con la preghiera dell’anonimato, che quel tavolo dei territori si è riunito solo due volte: “Salvini è un situazionista”. È la parola che ha sempre utilizzato Meloni, “situazionista”, lei che Salvini lo conosce, così come lo conosce Gianluca Savoini, il faccendiere del Cremlino, l’amico di vodka e romanzi russi, che anticipa: “Vedete, gli hidalghi che fine hanno fatto? Salvini ha finalmente il mandato di dire stop alle armi. Adesso il governo balla”. Da Roma, i Fratelli d’Italia, già lo canzonano: “Salvini? Non glielo avevano già dato, questo mandato?”. È stupendo il discorso di Garavaglia, e lo pensano anche i leghisti che non lo votano. È il solo, insieme a Giorgetti, a far suonare le corde dell’arpa leghista, l’antica Lega del militante Elio Fagioli, quando parla della sua vita bella e piena, intensa e risolta: “Ho avuto tutto: una moglie, la mia morosa, ma ho avuto tante batoste. Ho sempre pensato che bisogna sempre affiancarsi a chi è più bravo di te”, e ancora, “la Lega non è estrema”, “abbiamo provato a rafforzare la squadra ma non ha funzionato perché se peschi dal vivaio, c’è attaccamento ma se peschi dal mercato”, e si riferisce a Vannacci, “poi il giocatore si offre al mercato”.

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