I partiti siciliani sono all’asta. A un anno dalle Regionali (o poco meno) una parte della classe politica è impegnata soprattutto a procurarsi un posto in lista. L’appartenenza dura finché conviene: poi si scopre un nuovo progetto, si ritrova un vecchio amico, si avverte l’esigenza irresistibile di servire meglio il territorio. Quasi sempre da un’altra parte.
La prova più evidente arriva da Fratelli d’Italia, che ha prestato Luca Sbardella e Manlio Messina a Cateno De Luca per consentire a Sud chiama Nord di costituire una componente del gruppo Misto alla Camera. Sbardella è il commissario dei meloniani in Sicilia: era stato chiamato per rimettere ordine in un partito devastato dalle correnti, oggi contribuisce alla rappresentanza parlamentare di un altro. Al suo fianco c’è il Balilla, che dopo il commissariamento aveva lasciato Fratelli d’Italia sbattendo la porta e adesso mette il proprio seggio a disposizione dell’operazione.
La chiamano operazione tecnica, così nessuno deve spiegare troppo. Ieri è cominciata nella Capitale la convention di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, con ministri, amministratori, le lodi del presidente del Senato al sindaco ‘sceriffo’ di Taormina, e l’intervento di Meloni annunciato per giovedì. Il prestito dei deputati ha già ottenuto un risultato politico: accreditare De Luca dentro la coalizione di governo.
Nel frattempo, sulle spoglie della Dc, Scateno ha provato a banchettare. L’adesione di Andrea Messina, ex assessore alle Autonomie locali del governo Schifani, era soltanto l’inizio. Il 15 ottobre il leader di Sud chiama Nord ha annunciato interlocuzioni con altri cinque o sei parlamentari e aperto il reclutamento. Mentre i democristiani si contendevano la segreteria, lui provava a portarsi via i deputati. Per il suo “Governo di Liberazione della Sicilia” potevano tornare utili anche gli uomini che avevano sostenuto il governo da cui liberarla.
Carlo Auteri, però, ha preferito la Lega. Il deputato siracusano, proprio nelle ultime ore, ha ufficializzato l’ennesimo cambio di collocazione: eletto con Fratelli d’Italia, passato alla Dc di Cuffaro, adesso raggiunge Salvini e Sammartino. «Sento fortemente l’esigenza di tornare a un partito nazionale», ha spiegato. Evidentemente, quando era entrato nello scudocrociato, quell’esigenza era meno pressante. La Lega guadagna un deputato che nel corso di questa legislatura si era distinto per l’attacco a La Vardera nella buvette dell’Ars e per la vicenda degli ingenti contributi regionali ricevuti da associazioni e società riconducibili a suoi familiari o a persone a lui vicine. Una vicenda che non aveva impedito a Totò Cuffaro di accoglierlo nella Dc, consegnandogli persino un codice etico. Già: un codice etico, proprio Cuffaro.
La Democrazia Cristiana, d’altronde, è diventata un bacino di reclutamento per i vicini. Senza il suo fondatore a tenere insieme ambizioni e gruppi territoriali, non riesce nemmeno a riconoscere un’autorità comune. Il congresso del 24 e 25 ottobre ha eletto Gianpiero Samorì segretario nazionale. L’area di Carmelo Pace, a sua volta indicato alla guida dal Consiglio nazionale, aveva disconosciuto l’assise e diffidato Samorì dall’utilizzare denominazione e simbolo. Sono arrivati sospensioni, provvedimenti contrapposti, ricorsi. Un caos che è inutile ripercorrere: l’ex ministro Rotondi ha chiesto addirittura l’intervento di Mattarella.
Nel frattempo all’Ars si cercano i deputati necessari a restare in piedi. L’uscita di Auteri ha fatto saltare il gruppo scudocrociato: Carmelo Pace, Nuccia Albano, Serafina Marchetta e Ignazio Abbate si aggregano a Marianna Caronia, di Noi Moderati. L’operazione ha una copertura nazionale e dovrebbe portare a una lista di centro con l’Udc. I dettagli sono ancora in via di definizione, ma l’obiettivo è già abbastanza chiaro: salvarsi. Un vero mercato delle vacche.
Sarebbe però troppo comodo fermarsi al centrodestra. Anche Controcorrente è cresciuta attraverso i trasferimenti parlamentari. Ismaele La Vardera ha accolto Carlo Gilistro e Jose Marano dai Cinque Stelle e Alessandro De Leo, passato anche da Forza Italia. I due ex grillini sono rimasti all’opposizione e rivendicano una scelta coerente con il proprio mandato. Ma anche chi promette di cambiare tutto, vedi l’ex Iena, costruisce la propria forza raccogliendo deputati eletti con altre insegne.
De Leo è il caso più significativo. Eletto con De Luca, passa dal Misto, approda a Forza Italia, torna al Misto e infine raggiunge La Vardera. La sequenza è sul sito dell’Ars: basta leggerla per capire quanta distanza possa esserci fra la scelta dell’elettore e il percorso dell’eletto. Ogni trasferimento viene accompagnato da ragioni politiche, personali, territoriali. Il cittadino dovrebbe comprenderle tutte, adattarsi e magari applaudire. Altro che vincolo di mandato.
Anche Forza Italia perde uomini: il giovane ma ambizioso Antonio Villardita ha lasciato di recente la vicesegreteria provinciale catanese e guarda al Mpa (con cui candidarsi, quasi certamente, alle prossime Regionali). Un episodio che ha fatto scattare in piedi dell’onorevole Salvo Tomarchio, fiero oppositore di Marco Falcone, che infatti ha chiesto il commissariamento azzurro a Catania. Gli autonomisti, dentro Grande Sicilia, possono raccogliere gli scontenti azzurri (Micciché in primis) e continuare a giocare di sponda con il partito di Tajani. Lombardo, intanto, tiene aperte tutte le possibilità: domenica, al bar del superpagnottista, ha spiegato che il Mpa voterebbe De Luca se fosse il candidato presidente del centrodestra. Già, proprio lui. Incredibilmente lui. Il nemico degli ultimi dieci anni.


