La Sicilia continua ad attrarre turisti nonostante i collegamenti insufficienti, le strade dissestate, i trasporti interni inadeguati e i servizi che spesso lasciano a desiderare. La Regione, intanto, spende milioni per promuoverla e si attribuisce il merito di ogni visitatore in più, senza spiegare quale ritorno producano gli investimenti. È il grande equivoco della politica siciliana: trasformare ogni segno “più” in uno spot al limite della propaganda (un po’ come accade per i conti in ordine…).

L’assessore Elvira Amata, ospite della trasmissione del super pagnottista su IlSicilia, ha celebrato i risultati dei primi otto mesi del 2026: arrivi in crescita del 3,6% e presenze del 5,8%. «Questo dato è importante perché significa che anche la permanenza media dei nostri viaggiatori è aumentata», ha spiegato. Ma questi numeri da soli non reggono. Il problema è capire da dove si parta, quanto crescano gli altri e soprattutto quale contributo abbiano dato le campagne finanziate dalla Regione.

Sui social, intanto, la lettura trionfalistica suscita reazioni aspre: c’è chi ricorda che la Sicilia non figura ai vertici del turismo nazionale e chi denuncia l’assenza di strutture e servizi adeguati. L’eldorado raccontato dalla politica, insomma, non sembra essere quello percepito dai cittadini. Il 2025, del resto, invita alla prudenza. Secondo i dati provvisori dell’Osservatorio regionale, comprensivi degli affitti brevi, la Sicilia ha registrato 7,5 milioni di arrivi e 23,1 milioni di pernottamenti, rispettivamente il 4,7% e l’1,6% in più rispetto al 2024. Ma proprio la distanza fra i due incrementi rivela un limite: i turisti aumentano più rapidamente delle notti trascorse sull’Isola. La permanenza media, infatti, è scesa da 3,2 a 3,1 notti.

A raffreddare gli entusiasmi è anche uno studio Prometeia presentato nel marzo scorso. Nel 2025 le presenze degli italiani in Sicilia sono diminuite del 6,3%, compensate dalla crescita del 5,5% degli stranieri. La durata media dei soggiorni si è fermata a 3,1 notti, contro le 3,4 della media nazionale. E mentre il traffico internazionale negli aeroporti siciliani aumentava del 5,1%, la media italiana raggiungeva il 7,6%, con Puglia e Sardegna entrambe sopra il 13%. C’è qualcuno che corre più di noi.

C’è poi il confronto con Malta, che dovrebbe suggerire qualche riflessione. Un’isola immensamente più piccola, con un patrimonio territoriale e culturale non paragonabile a quello siciliano, ha accolto nel 2025 oltre quattro milioni di turisti internazionali, registrando 25,4 milioni di pernottamenti e quasi 3,9 miliardi di euro di spesa turistica. Le presenze sono cresciute dell’11%, contro una media europea del 2%. I dati non sono perfettamente sovrapponibili, perché quelli siciliani comprendono anche il turismo domestico, ma raccontano una differenza evidente. Malta ha investito nei collegamenti internazionali, nell’accessibilità e nell’organizzazione della propria offerta. In Sicilia raggiungere una località, spostarsi tra le province o visitare le aree interne può diventare un’impresa.

Eppure la Regione continua a destinare risorse considerevoli alla promozione. L’ultimo capitolo riguarda la Rai: oltre 6,6 milioni di euro per una campagna di comunicazione nel biennio 2026-2027 che comprende anche due edizioni del programma di Capodanno L’anno che verrà. Una vetrina televisiva nazionale che dovrebbe favorire la destagionalizzazione e generare ricadute economiche. Ma sulla base di quali previsioni? Quanti visitatori aggiuntivi dovrebbe portare? Quali territori ne beneficeranno? E chi verificherà, alla fine, se quei soldi siano stati spesi bene?

La domanda è tanto più pertinente considerando i precedenti. Dalla controversa partecipazione al festival di Cannes, con affidamenti per oltre 2,2 milioni nel 2022 e quasi 3,7 milioni previsti per l’anno successivo prima dello stop di Schifani, alle indagini sui finanziamenti per gli eventi natalizi nell’Agrigentino che coinvolgono il deputato di Fratelli d’Italia Calogero Pisano. Senza dimenticare il procedimento per corruzione che vede imputata la stessa Amata, in relazione a un contributo di 30 mila euro per una manifestazione della Fondazione Marisa Bellisario. Vicende diverse, con responsabilità ancora da accertare dove i procedimenti sono in corso, ma che rendono ancora più urgente una gestione trasparente delle risorse pubbliche.

E quindi cosa serve davvero alla promozione dell’Isola? Intanto un’operazione verità: pretendere che ogni investimento sia accompagnato da obiettivi verificabili e da una rendicontazione dei risultati. Quanto rende uno spot a Ballando con le Stelle? Quante presenze aggiuntive genera un evento? Quale incremento della spesa turistica viene prodotto nei mesi di bassa stagione? Amata parla di turismo esperienziale, valorizzazione dei borghi, cammini e fiere internazionali. Ma senza una strategia che migliori concretamente l’offerta e distribuisca i benefici sul territorio, la promozione rischia di ridursi a una costosa operazione d’immagine.

Il problema non è convincere il mondo che la Sicilia sia bella. È spiegare ai siciliani che fine facciano i milioni spesi per raccontarlo.