Lo Giudice se ne va, l’Udc scompare

Un altro addio scuote l’Udc, che dopo Margherita La Rocca Ruvolo e Vincenzo Figuccia (transitato alla Lega) perde pure Danilo Lo Giudice. Il sindaco di Santa Teresa di Riva, che all’Ars aveva raccolto l’eredità di Cateno De Luca e del suo movimento (Sicilia Vera), abbandona il partito: “Il patto federativo siglato in occasione delle elezioni tra Sicilia Vera e l’Udc, purtroppo non ha visto alcuna concretezza rispetto all’azione quotidiana portata avanti da tutto il gruppo. Più volte, anche nei mesi scorsi – racconta Lo Giudice – ho manifestato questo mio malessere, trovandomi spesso a dover prendere posizione in solitaria su tematiche molto importanti, percependo anche un certo imbarazzo. Nulla da dire rispetto ai colleghi, ma preferisco essere autonomo nell’azione quotidiana, portare avanti le battaglie che fin dal 2007 con Cateno De Luca, siamo riusciti a far approdare in Ars. Da qui la scelta di iscrivermi al gruppo misto, avendo così la possibilità di valutare ogni singolo provvedimento per ciò che merita, consapevole che questa scelta possa rappresentare anche un rischio nell’ottica del prossimo appuntamento elettorale del 2022”.

Il forte feeling con Vincenzo Figuccia, e i “miti” consigli di Cateno De Luca (che piace molto a Salvini), potrebbero avvicinare Lo Giudice alla Lega. Anche se i piani, da qui a breve termine, non prevedono uno strappo così poderoso: “Vedremo se in futuro ci saranno le condizioni per un patto federativo con partiti nazionali che si ispirano alla valorizzazione delle autonomie e dei palazzi municipali – spiega il sindaco-deputato -, altrimenti continueremo come sempre ad agire nell’esclusivo interesse della Sicilia e dei siciliani, portando avanti come sempre i valori del nostro movimento di Sicilia Vera”.

Non va sottovalutato l’impatto di questo addio sugli equilibri del centrodestra. Il contingente dell’Udc, all’Ars, si è dimezzato (da sei a tre deputati). L’addio di Margherita La Rocca Ruvolo aveva fatto tuonare i vertici del partito contro i “cugini” di Forza Italia. Gli addii di Figuccia e Lo Giudice, invece, rimettono in discussione la composizione stessa del governo. L’Udc, a fronte di tre parlamentari rimasti (Turano, Lo Curto e Bulla) conta, infatti, su un paio di assessori: lo stesso Turano e Alberto Pierobon. Decisamente troppi. L’unica prospettiva di sopravvivenza, per un partito che appare logorato, è l’accorpamento alle altre forze di centro, nonostante il segretario regionale Terrana, nelle scorse settimane, si sia schierato apertamente contro il ritorno in politica di Cuffaro. Andarci insieme o finire isolati. Delle due, l’una.

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