Roma. Inaugura un nuovo genere televisivo: la spazzatura pulita, l’orrido di seta bianco. Era dunque questo il nuovo “grande racconto della realtà” di Myrta Merlino, la grande promessa di Mediaset e di Pier Silvio Berlusconi, il Pomeriggio Cinque depurato da Barbara D’Urso? La cronaca nera, che con D’Urso era trash alla crema, sciué sciué, con Merlino è più nera della seppia, una specie di A Sangue freddo con al posto di Capote l’aiuto regista, o forse tuttofare, Ermanno: “Ermanno, Ermanno. Siamo collegati da Senago, dove Giulia Tramontano è stata avvelenata con veleno per topi. Pensate, veleno per topi. Non ho parole”. C’è pure il capitano dei carabinieri, collegato, che parla in lingua brigadesca: “Abbiamo ricostruito il disegno. L’indagato si sarebbe sbarazzato del corpo”. Merlino: “Capitano, ho capito bene? Avvelenata prima di gennaio?”. Il capitano, che non si capisce perché debba stare dietro a una telecamera anziché in caserma, conferma: “Sì, ben prima”. Da ben quindici anni, Mediaset si è rifocillata presso la mensa di “Barbaracarmelitadurso”, 3 milioni di follower, su Instagram, quindici anni, almeno, di trash onesto, a km zero, come piacerebbe al ministro Lollobrigida. Ieri, alla sua prima puntata, Merlino, che si è presentata agli spettatori del Tg5 vestita interamente di bianco, sembrava una papessa ortodossa, “dall’ansia potrei scappare”, ha esordito mandando in video un messaggio esclusivo della ragazza stuprata a Palermo. Era storpiato da voce maschile, tanto che sembrava la voce degli stupratori, e veniva commentato da Merlino: “L’amico Angelo purtroppo l’ha tirata nella trappola” e poi, “dovete sapere che c’è la forza del branco”. Tutto era smussato con le mossette di Merlino e c’era pure il gobbo di carta che, sui social, è già virale. Evidentemente a Merlino non doveva bastare l’auricolare per dire la più grande banalità da sociologa nel metrò: “Il branco se la prende sempre con la più fragile”. C’è stato pure il momento Giambruno, il compagno Meloni, altro campione Mediaset di questa stagione, che consiglia di non bere per non trovare i lupi. A Mediaset deve essere una febbre e infatti ecco l’ammonimento di Myrta Giambruno: “Ve lo dico da madre, non difendete questi ragazzi”. Applauso. Forse era sempre Ermanno. In pochi minuti si passa quindi dall’odore di “mamma orsa”, l’orsa marsicana Amarena, ad Impagnatiello, e poi Caivano… pensate, dice Mamma Myrta, “hanno imbevuto i batuffoli con l’odore di mamma orsa. Una tenerezza infinita. Ci siamo innamorati di questa orsa”. Innamorati, chi? Per minuti, infiniti, si alternano le musiche da lacrimuccia di Ludovico Einaudi, la testimonianza della signora Mimma, che, a Caivano, “ha vissuto lo stesso orrore con la figlia Chicca”. E’ una piantagione televisiva dove la parola “orrore” viene abbeverata, con cura, da Merlino, e i suoi inviati, annaffiatoi: “Mimma, come è possibile che a Caivano c’è sempre questo orrore? Com’è possibile?”. La madre: “Manca lo stato”. Con Merlino è tutto “personale”. La mancata tomba della piccola Chicca “grida vendetta” e Myrta “promette che se ne farà carico, personalmente, perché avvocato dammi del tu. Ci penso io”. Quando ai dirigenti Mediaset hanno chiesto previsioni sul programma, dei giornalisti si sono sentiti rispondere: “Quello del pomeriggio è un pubblico passivo. Merlino farà grandi risultati”. A La7, la rete dove Merlino ha lavorato, si ricordano invece, e ancora, dei capricci di questa mezza star che a differenza di D’Urso, si mette le dita sotto il mento, da professoressa a contratto, e che smanaccia con gli occhiali, tutto per ricordare che lei è una giornalista, “io ho lavorato al Mattino”. Erano senza dubbio più veri i mostri del vecchio Pomeriggio 5 rispetto a Rosanna Cancellieri che ci racconta delle sue vacanze: “Myrta, hai presente una frisa? L’ho pagata sedici euro. Hanno perso la testa”. Manca, solo il “signora mia, ma dove andremo a finire”. L’unico momento di televisione autentica lo regala Paolo Del Debbio, invitato, che come informa Merlino, “è un filosofo che va per mercati”. Mamma Myrta lo prega: “Incazzati anche qui da noi. Incazzati”. In una tv commerciale nulla è peggio della merce che fuma di falso o della sciura “quartieri alti” che vuole piacere alla casalinga con lo straccio in mano. Alla D’Urso rimproveravano di fare la giornalista, lei che era artista di varietà, ma ora si ha la prova che la giornalista che vuole fare l’artista di varietà rovina due generi: il varietà e il giornalismo. Per molti minuti si desiderava la pubblicità come l’accaldato desidera la finestra aperta. Purtroppo, anche in pubblicità, è capitato di vedere il promo del nuovo programma di Bianca Berlinguer. Serviva Merlino, che ci faceva ascoltare Ivano Fossati su Canale 5, per rimpiangere i neomelodici, D’Urso e la sua sgangherata banda. A Mediaset stanno sporcando la bella e originale televisione spazzatura, il trash fatto a mano, come le orecchiette.