Due episodi hanno particolarmente colpito e indignato i passeggeri che hanno subito ritardi superiori alle dieci ore. Significa perdere coincidenze, appuntamenti di lavoro o un giorno di ferie, spesso non troppo estese per ragioni economiche.
Si tratta infatti della principale low cost, Ryanair, irlandese, di fatto ormai quasi monopolista nei viaggi in tutta Europa. Un vettore che ha conquistato i cieli e anche gli Stati, per non parlare di regioni e comuni aeroportuali. È dalla sua benevolenza, ormai, che dipendono i collegamenti in gran parte d’Europa e specialmente in Italia, data la crisi ventennale della nostra compagnia, solo da poco risoltasi con l’acquisizione di Ita da parte dei tedeschi di Lufthansa.
In base al regolamento comunitario che disciplina seriamente e adeguatamente la materia, in caso di un ritardo superiore alle due ore per i voli non lunghi o alle quattro per quelli intercontinentali, che però gli irlandesi non fanno, concentrandosi sul nazionale e sull’europeo, il passeggero ha diritto all’assistenza, al pasto, all’informazione e alla riprotezione, oltre che a un risarcimento in denaro per il disagio o al rimborso del volo, se rinuncia a partire.
Esiste una vasta giurisprudenza che però non sempre viene osservata, lasciando i passeggeri della low cost in balia degli eventi, abbandonati e scoraggiati. Non si vede infatti nessuno che dia informazioni e spesso il pasto è costituito da una misera somma di pochi euro, mentre il tempo passa nella continua attesa di notizie e con la sensazione di essere abbandonati.
Esiste, o dovrebbe esistere, una tutela da parte dell’Enac, che però stenta a essere presente, per ragioni di organico e per la situazione di difficoltà in cui si trova. Infatti, è scaduto il presidente e non si è in vista di nuove nomine. Anzi, un emendamento a un decreto-legge prevederebbe la nomina di un commissario.
Un caso non isolato di disservizio nel settore dei trasporti, che ha riflessi rilevanti sulla vita quotidiana dei viaggiatori. Insomma, al vettore che, con i suoi settecento aerei, fa concorrenza aggressiva e spregiudicata, con utili milionari, spesso si dà più che chiedergli di rispettare norme e persone.
È una vecchia storia. I governi locali, a caccia di popolarità pagata dai contribuenti, sono arrivati a pagare tasse nazionali sicuramente ingiuste, che però lo Stato non è stato in grado di togliere. Calabria e Sicilia versano all’erario le somme relative e, in più, in Sicilia si danno a Ryanair sconti di oltre la metà del dovuto.
Quando un dovuto esiste, perché in molti casi, per esempio a Trapani, la compagnia non paga tasse di imbarco, con un costo crescente dei servizi a carico della comunità, che deve ripianare il debito della società aeroportuale di proprietà della stessa Regione. Anche dove paga, Ryanair ottiene uno sconto che supera, appunto, la metà del dovuto, che viene puntualmente restituito.
Se non si accettano queste regole capestro, la minaccia è quella di spostare i voli, di toglierli o ridurli. E basta la minaccia per ottenere atteggiamenti francamente servili. Lo Stato, in questi lunghi anni, non ha mai disposto che lo sconto possa essere non superiore a una percentuale, a pena di nullità. E non si è mai interessato veramente di controllare che si rispettino le regole, tranne a vedere la compagnia condannata in sede giurisdizionale.
E, in più, si concedono trattamenti di favore ai residenti, senza distinzione di reddito, sicché la Regione è di fatto socia in perdita della compagnia di O’Leary. Un gigante che sa sfruttare ansie, paura e piccolezza di una classe politica asfittica e paurosa. Pronta a tutto pur di non perdere il modesto consenso che ritiene di mantenere attraverso favori e spesa pubblica.
Una stortura inaccettabile. Almeno che trattino bene i passeggeri.


