Nei giorni del fuoco e dei blackout, all’Ars non è scoccata la scintilla: Schifani è apparso “quaranta secondi” per l’approvazione del Defr, poi ha fatto perdere le proprie tracce, suscitando l’ira (e l’ilarità) di molti dell’opposizione, fra cui l’ex iena Ismaele La Vardera (“E’ assente anche quando c’è”). Per il resto, in aula, si sono discusse alcune vecchie interrogazioni, mentre in commissione Affari istituzionali è fallito il colpaccio della maggioranza: non è stata esitata, non ancora, la riforma delle ex province. Tutti sono d’accordo sul ripristino dell’elezione diretta, ma c’è una profonda divergenza sulla data. Il fatto che le cronache parlamentari, a fronte di un’emergenza incalzante ed eclatante, ci consegnino queste conclusioni, ovviamente, non fa molto onore alla politica. Anche l’invito al presidente della Regione di riferire sul caos incendi che ha mandato in tilt la Sicilia, formulato dal Pd e ribadito ieri dai Cinque Stelle, per il momento non è stato accolto.

Il tempo stringe, perché dal 5 agosto cominciano le vacanze estive. E così ecco gli ultimi colpi di sole dell’Assemblea, il cui lavoro – va precisato – è sempre il riflesso dell’azione di governo (Galvagno dixit). Mercoledì l’aula ha approvato il Documento di Economia e Finanza regionale che la giunta aveva trasmesso il 30 giugno. Un lavoretto di tre pagine con dentro i buoni propositi per il triennio 2024-26 su cui, da buona norma, dovrebbe fondarsi la prossima Finanziaria. Nessuno della maggioranza ha gridato “evviva”. Diciamo che il contenuto ha convinto poco anche il Movimento 5 Stelle: “Un disastro in perfetto stile Schifani – ha commentato il capogruppo Antonio De Luca -. Su sanità, turismo, infrastrutture e Comuni, soprattutto, ma anche sui rifiuti non c’è una visione: ci si prospetta ancora una navigazione al buio, come e peggio di quanto fatto finora”. Sarcastica Stefania Campo: “Il Defr, quest’anno, è stato costruito con una struttura particolare, si potrebbe dire “con degli alibi strategici”, perché ogni area di intervento riporta sempre due parole chiave, Covid e Ucraina. Il Covid come scusa per non aver raggiunto gli obiettivi del passato, e l’aggressione all’Ucraina come giustificazione preventiva per l’impossibilità di raggiungere quelli futuri”.

Solo ‘Sud chiama Nord’ di Cateno De Luca, sempre più preso dai suoi impegni di partito, ha cercato di migliorarne la struttura un po’ scarna, presentando un ordine del giorno che invita il governo a tenere conto di alcuni correttivi: “Tra queste l’istituzione di un apposito fondo regionale di rotazione in favore degli Enti Locali regionali, con una dotazione iniziale di almeno 100 milioni di euro” e “la previsione di congrue risorse economiche alle politiche regionali di lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso”. Dichiarare le misure alla stampa è altra cosa dal metterle in atto. Ma è un inizio. Per il resto le attenzioni di Schifani e dell’assessore Falcone sono proiettate su altre cose futili: ad esempio la conferma del rating BBB- assegnato alla Regione dall’agenzia Standard&Poor’s. “Stiamo puntando – ha commentato Falcone – su una gestione economica finalizzata al controllo dei conti, al taglio dell’indebitamento e del disavanzo, al miglioramento delle performance amministrative della Regione, a partire dai tempi sui pagamenti”. Peccato che l’ultima Finanziaria sia stata pesantemente impugnata e, per ovviarvi, l’Ars è stata costretta a presentare già un paio di collegati-stralcio, che potrebbero diventare tre in autunno. Ovviamente infarciti di marchette.

A tenere desta l’attenzione dei parlamentari è, inoltre, il dibattito sul ritorno delle elezioni dirette nelle ex province. Schifani, dopo aver prorogato i commissari andando contro l’orientamento normativo attuale, ha dato l’input per procedere alla scrittura definitiva del Ddl prima delle vacanze estive. Ma Fratelli d’Italia si è assentata in commissione, facendo cadere il numero legale. Questo perché Schifani si sarebbe detto d’accordo ad anticipare la data del voto, d’accordo con cuffariani e lombardiani, senza farlo coincidere con quello delle elezioni Europee, nel prossimo giugno. FdI ha tutte le buone ragioni, invece, perché ciò avvenga (si chiama effetto trascinamento). E comunque, prima di portare in aula una legge che poi rischierebbe di essere impugnata, l’Ars dovrebbe avere il buon senso di attendere l’abrogazione della riforma Delrio. Che non sembra, però, in cima ai pensieri del governo Meloni. Il filone delle province, però, è utilissimo ai politici siciliani, che potranno contare su 300 poltrone aggiuntive e fior di quattrini. E’ una di quelle cose che implicano un impegno testardo e fattivo. Per cui vale la pena battagliare. L’accordo arriverà.

Al netto di queste cosuzze, però, non si intravedono grossi cambiamenti. L’assenza di carne al fuoco, già denunciata dal presidente Galvagno in tempi non sospetti, è più che attuale. Anche i partiti devono inventarsi qualcosa per sopravvivere all’inerzia del governo: il Pd ha richiesto un contributo straordinario di 35 milioni per le aziende agricole danneggiate dal fuoco; i Cinque Stelle di garantire la diaria solo ai deputati presenti; l’on. Leanza di contenere l’aumento delle tariffe per i collegamenti con le Eolie. Tutti chiedono qualcosa, ma nessuno ottiene una risposta. Schifani, tra una stoccata a Urso e una rassicurazione alla Sac, ha dimenticato l’impegno assunto coi cittadini del Ragusano sulla consegna dell’ultimo lotto della Siracusa-Gela, quello di Modica. Già pronto, già confezionato, già collaudato. La Regione ha anticipato 14 milioni al Cas per contrastare il caro-materiali e ristorare le imprese. L’apertura, inizialmente prevista per giugno e poi slittata a luglio, non si farà nemmeno a Ferragosto, come annunciato qualche settimana fa dal capogruppo di FdI, Giorgio Assenza.

La solita deputata Campo ha fatto un sopralluogo di recente (almeno qualcuno che si muove): “Il completamento del tratto autostradale Pozzallo-Modica della Siracusa-Gela – ha detto la deputata del M5s – non avverrà prima dell’autunno: l’assessore Aricò, pertanto, la smetta coi falsi e trionfalistici annunci e si adoperi concretamente per reperire i finanziamenti per portare a compimento la fondamentale opera per la Sicilia orientale”. E ancora: “Aricò la smetta con le false promesse e si spenda concretamente, invece, per accelerare, dopo la pubblicazione in Gazzetta, i tempi per il decreto di finanziamento dei 14 milioni previsti dal collegato alla finanziaria per coprire l’aumento del costo dei materiali che si è verificato in corso d’opera”. E’ una questione di piccioli. Anche qui occorre un bel po’ di volontà politica. Eppure gli spunti per accelerare non mancano. L’esempio è offerto dalla situazione disarmante delle trenta deviazioni sulla Palermo-Catania: più che richiamare i turisti, rischia di farli andare via per sempre. Non che il pezzo da Pozzallo a Modica risolva granché. Ma giusto per tenersi occupati…