Andrea Minuz per Il Foglio

Oltre la retorica. Perle di un Baudo da non dimenticare

La baudomania travolge tutto e questa innocua rubrichetta non può certo ignorarla. Oltre il venti per cento di share nella puntata di “Techetechete’”, la più vista della stagione. E poi il gran diluvio di ricordi, interviste, omaggi, maratone televisive, inviati alla camera ardente, vecchi selfie con Pippo che invadono il nostro Instagram (tutti ne hanno almeno uno). Ecco allora una piccola guida per sopravvivere alla retorica del “grande professionista”. Un invito a perdersi per conto proprio negli abissi di RaiPlay alla ricerca di perle rare, uno “streaming Baudo” nell’Atlantide della tv italiana, lì dove giacciono sommersi i tesori della nostra memoria collettiva. Per esempio, Baudo che chiacchiera con Truffaut di “L’Amour fou” a “Domenica In”, che messa così sembra una puntata di “Black Mirror” invece è successo davvero. Truffaut e..

Un ferragosto casalingo. Con tre film da non perdere

Nella settimana di Ferragosto escono solo i cafoni. Gli spritz sono più annacquati del solito, la musica troppo alta, nei ristoranti si mangia male: pesce surgelato, bambini che piangono, genitori che litigano, anziani che si lamentano dell’anticiclone. Meglio restare a casa e vedersi un film, che finire in qualche cena costretti a parlare di Ponte sullo Stretto, lettini troppo cari, spiagge vuote, genocidio. Ecco qualche consiglio utile. Mettetevi comodi, ordinate la cena, sbracatevi sul divano, trovate il punto esatto di aria condizionata e affidatevi alla vecchia tv generalista che ci viene incontro con tre film immortali. Non dovrete neanche annaspare nella melassa degli algoritmi, indecisi se iniziare un horror coreano, una miniserie sul mondo dell’hockey su prato o un documentario sulla vita di Don Lurio. Mercoledì sera su Canale 8..

Nuovi tormentoni. “Genocidio? Se lo ignori non sei nessuno”

Non c’è la hit dell’estate perché quest’anno il tormentone è il genocidio. Una melodia orecchiabile. Un ritmo ossessivo. Una parola sola che si infila in testa e non va più via. Abbiamo ormai diviso l’umanità in due gruppi: quelli che dicono “genocidio” e quelli che no. Tentennano, ci girano intorno, restano in silenzio. Sono tutti “complici di genocidio”. Non c’è altra scelta: “Rimuovi dagli amici”. Ti devi esporre, lo devi dire in pubblico, perché non lo dici? Il genocidio non va mai in ferie, si porta sotto l’ombrellone, in spiaggia, con la canicola. Non ti annoi mai: ti spalmi la crema solare, apri Instagram, litighi con qualcuno che non riconosce il genocidio. Come tutti quelli che l’hanno commentata sui social non ho letto l’intervista a David Grossman ma sul mio..

I tormenti dell’attore antifascista che interpreta Mussolini

Si usa in genere il tremendissimo cliché “ultima fatica” per il lancio di libri, film, dischi, ma per questo “M” in arrivo su Sky la fatica non basta. Non rende neanche lontanamente l’idea. “Interpretare M è stato molto doloroso”, spiega Luca Marinelli, protagonista della maestosa saga di Scurati diventata serie-evento. Un transfert impossibile. Un calvario dell’immedesimazione che non possiamo immaginare. “Non mi volevo avvicinare a Mussolini, ma purtroppo ho dovuto farlo”, anche se non si capisce chi o cosa l’abbia costretto, forse il suo agente, ci auguriamo con ottime argomentazioni. “E’ stata comunque una cosa molto lunga. Una decisione sofferta. Indeciso se accettare o meno, Marinelli si consultava con la nonna, “matriarca di una famiglia partigiana” (così Repubblica) e che proprio non voleva, era contraria, fai tutti, ma Mussolini no!..

Il coronavirus, padrone dei talk-show

Del Debbio con la mascherina, Giletti col cinese provocatore. La televisione riscrive i suoi format in chiave epidemiologica. Gli internati della Cecchignola vengono intervistati come i reclusi del Grande Fratello

Non sei vip se non scrivi un libro

Lì dove prima era tutto Vespa ora c’è un mercato assai affollato. Da Floris a Bonolis. Viaggio contromano nella battaglia tra conduttori

La politica travolta dal trash

Ridotti i parlamentari non resta che tagliare i talk-show: non servono più. S’avanza “Non è la D’Urso” e tutto il dibattito finisce in vacca

La crisi e il controribaltone Rai

Il Capitano è uscito di scena, si sciolgono le riserve, nuovo governo in vista: la “Rai del cambiamento” entra in una terra di nessuno

Il populismo burlesque di Giordano

Lo spettacolo dell'indignazione contro i vitalizi e le pensioni d'oro, contro i campi rom e le cooperative del Pd. Con un mattatore clownesco

Gerenza

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