Fabio Martini per l'Huffington Post

Mattarella scende in campo
contro gli ultras del referendum

La più viscerale e primitiva campagna politico-referendaria dal 1948 ad oggi, dopo il monito del Capo dello Stato, è destinata a cambiare, almeno su un punto: il ridimensionamento degli ultras. E dunque chi saprà gestire meglio il “vuoto” degli urlatori, potrebbe prendere l’abbrivio per vincere l’incertissimo referendum sulla giustizia. Da questo punto di vista l’appello di Sergio Mattarella può rappresentare uno spartiacque nella campagna referendaria. Il tono complessivo non cambierà. Facile immaginare che nei prossimi 31 giorni continueranno a correre argomentazioni fiammeggianti e colpi sotto la cintura, anche perché, da Gesù e Barabba, i referendum sono per loro natura cattivi. Ma il monito del presidente Mattarella già nelle prime ore sta avendo i primi effetti: ha costretto le personalità istituzionali più esposte a ridimensionarsi. Continua su Huffington Post

In piazza con Gaza. Una sinistra
che ha bisogno dell’estrogeno

La mission decisa dai capi partito si riassumeva in pochi, semplici messaggi emozionali, preparati a tavolino per essere lanciati dal grande palco di San Giovanni. Eccoci. Siamo tantissimi. Siamo uniti. Siamo di nuovo nella grande, storica piazza della sinistra. E siamo dalla parte giusta: dalla parte di un popolo martoriato. Entrando dentro il corteo e poi dentro la più grande piazza di Roma, anche chi era armato di pregiudizi ostili ha visto dipanarsi una manifestazione riuscita, partecipata, di gente vera e non “portata” con i pullman o con le naturali lusinghe di tanti cortei. Ma la piazza per Gaza, come e forse più di tanti eventi politici di questa stagione è stata accompagnata da un potente additivo. Un estrogeno che ha finito per gonfiare tutto: i numeri del corteo e..

Dove va Renzi? Storia di un brusco ritorno a sinistra

L’ultima metamorfosi di Matteo Renzi è anche la più originale: riuscire a passare “inosservato” mentre si propone sulla scena politica con un ruolo diverso, quasi opposto al precedente. Da fustigatore della demagogia di Giuseppe Conte e di Elly Schlein, ne è diventato il principale sponsor. Ma per coprire di fumogeni questa conversione si è inventato un ruolo da guastatore: l’anti-Meloni per eccellenza. E quindi, ecco il libro contro Meloni, ecco la trasferta spettacolare in Albania contro Meloni, ecco le invettive quotidiane, in Senato e fuori, sempre contro Meloni. Risultati? Vistosi. Il suo libro L’influencer in soli sei giorni si è subito collocato in testa alla classifica della saggistica; il suo passaggio a Cinque minuti di Bruno Vespa, ha fatto segnare il record stagionale di ascolti, il 25,1%; per non palare..

Pd. La Schlein riesce a perdere pezzi a destra e sinistra

La disfida elettorale in vista delle Europee oramai è un carnevale carioca, ogni giorno protagonisti e comparse indossano una boutade diversa pur di farsi notare e tuttavia da qualche giorno sta affiorando una novità più corposa delle altre ed è una doppia novità: alla sinistra e alla destra del Pd stanno crescendo due liste – gli Stati Uniti d’Europa e Sinistra-Verdi – che paiono capaci di rispondere a quell’ansia di voto utile che circola tra diversi elettori “dalle parti” del Pd, elettori che, per opposte ragioni, si stanno scoprendo insoddisfatti dal partito di Elly Schlein. Un doppio appeal ancora da dispiegare, ma se dovesse concretizzarsi, potrebbe cambiare la storia delle opposizioni perché un risultato deludente del Pd, sarebbe destinato ad aprire un terremoto in quel partito. Con possibili effetti sull’araba..

Grinta, silenzi e look. Schlein
diventa leader dei follower

Sostiene che non l’hanno vista arrivare ed Elly Schlein ha ragione. In effetti anche i media avrebbero dovuto avvistarla per tempo, capire le sfaccettature della sua personalità, tutti i segreti del successo e invece ancora oggi faticano ad interpretarla. Faticano sia i laudatori, sia i detrattori, anche stavolta schierati nello stadio mediatico con le rispettive bandierine e con le loro trombe. Faticano anche perché Schlein entra ed esce, non si lascia prendere nella sua essenza autentica. E tuttavia dopo oltre due mesi dovrebbe esser chiara una cosa, ed è una cosa persino più importante delle sue posizioni sui vari dossier: Schlein la pasionaria non fa un passo che non sia studiato prima. Look, grinta e silenzi vanno tutti nella stessa direzione: Elly Schlein è programmata per piacere. Certo, piacere in..

Schlein, il ritratto della leader
che vuole arrivare a tutti i costi

È vero, non l'hanno vista arrivare - i media per primi - ma ora che sono trascorsi 30 giorni dalla sua ascesa alla guida del Pd, Elly Schlein per tanti continua a risultare una sfinge. Ognuno, dalla sua trincea, la dipinge come gli piacerebbe che fosse: da destra come un'acchiappa-farfalle e dal pianeta pentastellato come un'amerikana, che potrebbe contribuire a portare l'Italia in guerra. Lei lascia puntualmente cadere, a differenza di Giorgia Meloni, che invece adora puntualizzare, inseguendo verbalmente i contraddittori più diversi, anche quelli di seconda fila. Schlein attacca, ma se si tratta di contrattaccare, valuta sempre se le convenga o meno. Quasi che si sia programmata a tavolino su tutto: sui piccoli e sui grandi problemi. Ad un mese dalla consacrazione delle primarie, si comincia a capire che..

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