Bendicò, il cirneco e altri cani: un’apoteosi letteraria
di Francesco Palmieri per Il Foglio
Il più curioso paragone lo azzardò Gesualdo Bufalino nella penultima pagina dell’agrodolce zibaldone Il malpensante: “Tutto sommato le professioni più nobili, medico, prete, filosofo, poliziotto, non fanno che proporsi gli stessi scopi d’un cane cernieco in un bosco: stanare la selvaggina”. Non molti, al di qua dello Stretto, avranno capito di primo acchito a chi si riferisse lo scrittore, anche perché la grafia di quel nome, trasposta dal dialetto alla pagina, è stata spesso mutevole. Il cirneco dell’Etna è la più antica razza canina italiana e se lo hai visto una volta non lo confondi più: corpo slanciato simile al levriero, coda robusta e mobile come un frustino, orecchie dritte e aguzze sensibili ai fruscii, muso triangolare dal finissimo olfatto e manto fulvo. Oppure, per dirla più poeticamente con le..