Giuseppe Maria Del Basto

Ecco la lobby che sta dietro il no di La Russa a Stancanelli

Per un giorno – ma solo per un giorno – vorrei essere uno di quei magistrati che passano la vita a cercare trame oscure e registi occulti, patti scellerati e inconfessabili complicità. Perché anche la politica regionale ha i suoi misteri. Mi inquieta – si fa per dire – l’ostinazione con la quale i maggiorenti di Fratelli d’Italia stoppano, senza mai dare una spiegazione, l’ipotesi di candidare Raffaele Stancanelli alla presidenza della Regione. E’ l’uomo che ha tutte le carte in regola: ha dimostrato, come sindaco di Catania, di essere un saggio amministratore, non ha mai tradito il valori del partito, non ha tentato scissioni, gode di una stima incondizionata da parte di tutti gli alleati di centrodestra. Ma – misteriosamente, beffardamente – i poteri forti di Fratelli d’Italia gli..

Dici Chinnici e subito
pensi a Crocetta:
il vecchio schema del Pd

Giuro che nutro il più sincero e profondo rispetto per la sua storia familiare, per il suo impegno di magistrato e per la tragica fine del padre, stroncato da un attentato mafioso il 29 luglio del 1983. Devo dire però, con altrettanta sincerità, che quando mi ritrovo davanti alla figura politica di Caterina Chinnici rivedo, tale e quale, lo schema di alleanze e di sottintesi che, nel 2012, portò alla nascita del governo Crocetta. Anche allora il Pd di Beppe Lumia e Antonello Cracolici ebbe il bisogno di nascondersi dietro la faccina pulita dell’ex sindaco di Gela, allora dotato anche di una appariscente e fuorviante aureola antimafia. Anche allora Crocetta conquistò la Presidenza della Regione col sostegno della cosiddetta società civile. Si scoprì poi che, dietro la società civile c’era,..

No, miei carissimi Bulli: noi di Buttanissima non siamo soli

Fino a ieri i bulli di Palazzo d’Orleans – con i loro milioni, i loro sprechi, le loro arroganze, i loro scheletri nell’armadio – hanno spacciato un’impostura: che l’opposizione di Buttanissima alle loro scempiaggini fosse una voce isolata nel panorama della stampa siciliana: vox clamantis in deserto, per dirla con le sacre scritture. Ma giorno dopo giorno la realtà mostra uno scenario diverso. Due settimane fa, quando il governatore Musumeci ha detto che alla Regione ci sono “palle che non si possono toccare”, Repubblica lo ha subito invitato a denunciare all’autorità giudiziaria fatti, dubbi e sospetti: in pratica lo ha accusato apertamente di essere, più che un politico d’onore, un politico d’omertà. Come se non bastasse, oggi è arrivata sull’allegra comitiva un’altra sonora batosta. Non la trovate sul Giornale di..

Cesa per il bis di Musumeci: c’è un sospetto da fugare

Leggo che si è fatto vivo in Sicilia un fantasma della politica: quel Lorenzo Cesa che è leader (ma sì, abbondiamo) dell’Udc, un partito che alle elezioni amministrative di Palermo non ha superato la soglia minima del 5 per cento ed è rimasto quindi fuori dal consiglio comunale. L’altro ieri, a Modica, il grande statista (abbondiamo, abbondiamo) ha dichiarato solennemente di essere favorevole alla ricandidatura e alla rielezione di Nello Musumeci alla presidenza della Regione. Ovviamente non ha spiegato i motivi. Ma qualcosa si può già intuire. Dentro la giunta presieduta da Musumeci, e precisamente nella stanza del Bullo, sopravvive un cucchiaio di tutte le minestre che certi politici, in concorso esterno con avventurieri di nuova generazione, cucinano, da quattro anni a questa parte, con un ritmo sempre più avido..

Valzer da 20 milioni
all’Ente Minerario
Una palla che scotta

"Ci sono verità indicibili. Ci sono palle che è pericoloso toccare, soprattutto in Sicilia”. Il governatore Musumeci ha chiuso così, con questo messaggio obliquo, la conferenza stampa di giovedì, quella del “passo di lato”. A quali turpitudini si riferiva? Difficile stabilirlo. Carmelo Lopapa, caporedattore dell’edizione siciliana di Repubblica, ha invitato pubblicamente il presidente a riferire quello che sa, o sospetta, direttamente a un magistrato della procura. Se questo non succederà, le parole pronunciate, con toni oracolari e apocalittici, a conclusione della conferenza stampa resteranno un esempio di omertà politica. Altro che onestà. Altro che rigore morale. Altro che trasparenza. Altro che legalità. Ma un consiglio – non richiesto, va da sé – Buttanissima è in grado di darlo al Presidente. Se proprio vuole rifarsi il trucco, chieda agli uffici di..

Palazzo d’Orleans: il teatro dell’azzardo all’ultima scena

Non faccio per dire, ma oggi voglio darmi un tono e citare, manco a dirlo, quel sant’uomo di Blaise de Pascal. Le ragioni della mente mi dicono che Nello Musumeci è al capolinea, che i fischi di Taormina annunciano già i titoli di coda, che la sua forsennata campagna per la ricandidatura è stato un miserabile flop, che persino la Meloni non sopporta più la sua gnagnera. Ma le ragioni del cuore mi suggeriscono, timidamente, che il Governatore resterà in sella, che il suo proposito di togliere il disturbo è nient’altro che una sceneggiata o, meglio, un altro capitolo della fiction che lui e le tre macchiette che lo circondano – il Bullo, il Balilla e il Corazziere – recitano da oltre quattro anni a Palazzo d’Orleans. Dicono di volere..

E Giorgia Meloni
fa fuoco e fiamme
contro i talk-show di La7

Ma che succede nel dorato e luccicante mondo dei talk-show, lì dove ai conduttori è concessa ogni sbavatura e ogni sbracatura? Che succede nel paradiso del dibattito, in quel luogo geometrico della democrazia trasformato giorno dopo giorno in una vetrina sempre aperta per ogni sfrenato narcisismo, per ogni pensiero illogico, per ogni azzardo senza freno e senza vergogna? Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia – un partito che certamente ha dieci, cento, mille difetti – fa fuoco e fiamme e minaccia querele a palate contro La7 che l’avrebbe offesa e insultata per un giorno intero: conduttori di ogni genere e qualità, da Lilli Gruber a Giovanni Floris, e ospiti di ogni peso e rango, da Ginevra Bompiani a Enrico Letta, l’hanno accusata di misoginia, di omofobia, di “una propaganda di..

Palermo. La riverenza
di un rettore
al potente ricercatore

Massimo Midiri, dal novembre dell’anno scorso riverito e applaudito rettore dell’Università di Palermo, ha sventolato su Repubblica la bandiera della legalità e della trasparenza. Costretto a parlare di quel gigantesco scandalo nazionale che fa riferimento ai concorsi truccati – sono 191 gli indagati, dalla Lombardia alla Sicilia, tra ricercatori, professori, prorettori e rettori con accuse di truffa, abuso e associazione a delinquere – il Magnifico ha detto di avere già avviato le innovazioni necessarie per contrastare la tirannia e la consorteria dei baroni: giorno verrà in cui i commissari saranno designati per sorteggio e non più per patteggiamenti di stampo mafiosesco. Buoni propositi, naturalmente. Vanificati purtroppo da una notizia che la dice lunga sul costume e il malcostume dell’Ateneo palermitano. Un ricercatore di Giurisprudenza, dopo un lungo periodo di aspettativa..

Armao in guerra
con le sue tasse:
Musumeci dov’è?

Ah, l’amaro vento. Verrebbe da citare il poeta per meglio descrivere il punto di svolta in cui è finita la baldanzosa vita dell’avvocato Gaetano Armao. Per anni le ha vinte tutte: all’Amat, all’agenzie delle Entrate, al Tribunale civile di Palermo, al Teatro Massimo, persino all’Istituto delle case popolari. Ha vinto cause e vertenze, ha rastrellato incarichi e consulenze, ha incassato parcelle milionarie, ha conquistato la fiducia di boiardi e avventurieri – da Ezio Bigotti ad Antonello Montante a Stefano Ricucci – ed anche il cuore di due politici, come Silvio Berlusconi e Nello Musumeci, che gli hanno consegnato potere e prestigio aggratis, come si dice a Roma: cioè sulla parola, senza mai sottoporlo a una prova elettorale. Ora però la ruota comincia a girare in senso inverso. Nel giro di..

La sanità dimenticata
dal guardiaspalle
di Nello Musumeci

Sono giorni tosti per la sanità siciliana. Quello che accade al pronto soccorso di Villa Sofia, per dirne una, meriterebbe una risposta urgente. Ma il guardiaspalle di Musumeci, al secolo Ruggero Razza, è in altre faccende affaccendato. Il “delfino” lavora sempre di prospettiva (non elettorale, per carità: ha detto che non sa ancora se candidarsi). Così ha deciso di volare a Roma per la presentazione del Cerpes, il centro siciliano epidemie e pandemie, che avrebbe già dovuto battezzare a febbraio, e che per motivi rimasti ignoti, ha visto la luce soltanto ieri. Un momento di grande pregio per l’assessore, che nella sede della Regione, a Roma, ha ospitato un parterre de rois. C’era persino Silvio Brusaferro, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità. Nonché Francesco Bevere, ex direttore del Dasoe e curatore..