Giuseppe Sottile

Ecco il nerofondo
dei Beni culturali

Per capire il nerofondo nel quale si muove ormai la burocrazia dei Beni Culturali basta ricordare che cosa è successo alla Biblioteca regionale di Palermo. Dove il direttore, tale Pastena, ha creato tali e tanti casini – si apre, si chiude, si riapre, si richiude – da mettere in difficoltà il nuovo assessore: quell’Alberto Samonà che già stenta non poco ad avviare la sua gestione. Dicono che questo Pastena, dati i suoi legami con alcuni reduci del Pci, abbia voluto far valere, in contrapposizione con l’assessore, la propria estrazione di sinistra. Ma l’unico risultato che la sua improntitudine ha conseguito è quello di avere mostrato al mondo la sciatteria e l’abbandono nella quale versa la Biblioteca. Tutto si può risolvere, ci mancherebbe altro. Ma come primo atto è necessario allontanare..

Diecimila processi
in attesa di giudizio

Fino a pochi giorni fa – anniversario della strage di Capaci e del sacrificio di Giovanni Falcone – ci hanno detto e ridetto che il Palazzo di Giustizia di Palermo è la frontiera della legalità, l’argine dello Stato al dilagare della delinquenza e della criminalità organizzata. Ma Tribunali e Corti di Appello sono fermi da tre mesi, le cancellerie sono deserte, gli avvocati chiusi in un recinto creato dalle norme di contrasto al coronavirus. E’ l’emergenza, bellezza. Per carità, nessuno pensa che la sospensione della giustizia sia figlia di una insensata voglia di vacanza. Sta di fatto però che ci sono diecimila processi in attesa di giudizio e che dietro ogni processo ci sono storie, dolori, ferite da rimarginare. Come si rimedierà? Ci vorrebbe un ministro saggio e culturalmente attrezzato...

Ma tra tanto sfascio
ci sono le eccellenze

Inutile negare che tra gli scandali e il ricco mondo della sanità c’è una attrazione fatale: l’ultima inchiesta ci dice che neanche i puri e duri dell’antimafia resistono alla tentazione della mazzetta. Inutile negare che ci sono zone di frontiera, come i pronto soccorso, dove chi ha bisogno di assistenza viene spesso umiliato e offeso da attese lunghe e interminabili, da medici costretti a fare i conti con violenze inaccettabili e perciò induriti dall’esasperazione. Ma poi leggi le cronache e trovi che, tra scandali e storture, ci sono eccellenze che altre regioni ci invidiano. E’ il caso dell’Ismett che nei tre mesi di emergenza per il Covid ha eseguito ventidue trapianti e che ieri ha consentito a un bambino venuto dalla Campania di vivere col fegato donatogli dal padre. Segno..

Nel giorno di Falcone
senza il palcoscenico

Per ricordare al meglio il sacrificio di Giovanni Falcone oggi, 23 maggio, mi piace sfiorare la blasfemia. E pure l’eresia. Per fortuna – e sta qui la provocazione – oggi non ci saranno né cerimonie né sfilate, né pennacchi né gagliardetti. Di conseguenza non ci sarà nemmeno il palcoscenico sul quale si impancano, ogni anno, antimafiosi di lungo corso e giustizialisti sotto scorta, fanatici della galera e professionisti dello sputtanamento. Quest’anno avremo finalmente il bene di non vedere il teatrino pettoruto degli eroi farlocchi che si piazzano lì, tra l’aula bunker e via Notarbartolo, e mascariano senza saperlo la memoria del giudice assassinato con la moglie sull’autostrada di Capaci. Quest’anno, grazie alla pandemia, sarà una commemorazione libera, pura, affidata semplicemente alla coscienza e alla preghiera degli onesti. Magari fosse ogni..

La caduta per tangente
dell’eroe anti tangente

Da Helg a Montante. Fino ad Antonio Candela che era stato messo al vertice della ricca sanità palermitana perché era un uomo di sincera fede antimafia, perché mai avrebbe accettato una tangente, perché mai avrebbe ceduto a un tentativo di corruzione, perché la sua intransigenza e la sua trasparenza erano sotto gli occhi di tutti. Al punto che non faceva un passo senza che la scorta – e che scorta – vigilasse su di lui. Stanotte è finito agli arresti domiciliari. Certo, da tenace garantista dico che la verità deve essere ancora fissata da una sentenza definitiva. Ma poi ascolto le intercettazioni, con la sua voce e i suoi traccheggi, e inevitabilmente mi pongo una domanda. Quale credibilità è rimasta a tutti quei paladini dell’antimafia che, con le loro scorte,..

La Sicilia e la cultura
Un rogo ci salverà

Ma sì, ora che si è acclarato l’odore di massoneria, entrino i reverendissimi padri dell’Inquisizione e condannino finalmente al rogo il giovane Alberto Samonà, chiamato dalla setta nera di Musumeci a ricoprire l’incarico di assessore regionale ai Beni Culturali e all’identità siciliana. Ma sì, appicchiamo il fuoco al piano della Marina e diamo inizio ai riti della purificazione. Addentriamoci nella vile strada degli empi e liberiamoci di un uomo – un débauché de esprit – che ha osato avere idee diverse dalle nostre, lontane dalle nostre certezze e dal nostro senso comune. Immoliamolo sull’altare del perbenismo e vedremo che di colpo Palazzo d’Orleans diventerà il luogo geometrico della buona politica, del buon governo, dei conti in ordine, della trasparenza, della bellezza basilicale che allontana da sé tutti i mali e..

Samonà, uno scorno
per la società incivile

E ora che faranno le anime belle che si sono date appuntamento per il due giugno, festa della Repubblica, davanti a Palazzo d’Orleans per fermare i barbari della Lega? Quale ribaldo vorranno impiccare all’albero della gogna, il presidente Musumeci o direttamente Matteo Salvini? Ieri il Carroccio ha designato come assessore ai Beni Culturali e all’Identità siciliana una persona seria, colta, sensibile. Si chiama Alberto Samonà, è sicilianissimo, appartiene a una famiglia di borghesi illuminati, viene da una destra moderata, è stato consigliere di amministrazione della Fondazione intestata a Lucio Piccolo, ha diretto un giornale, ha scritto saggi e ha tutte le carte in regola per diventare un assessore competente. Che cosa gli potranno rimproverare le anime belle che si spacciavano per società civile e invece erano solo degli incivili razzisti..

Allons enfants, la marcia
delle anime belle

Allons enfants! Le anime belle si sono svegliate e marciano, unite e compatte, contro Palazzo d’Orleans dove un infingardo Musumeci ha deciso di cedere ai barbari della Lega il feudo dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana. “E’ un oltraggio”, si grida negli avamposti della intellighenzia più raffinata. Potreste sacrosante, verrebbe da dire. Se non ci fosse un “ma” grande come una casa. Ma dove sono stati tutti questi patrioti nei quindici mesi in cui l’assessorato è stato trasformato in una foresteria della Presidenza e lasciato senza cura né premura? Dopo la morte del professore Tusa, il colonnello Nello si è preso l’interim e i Beni Culturali sono rimasti lì, impacchettati come un mobile in disuso, pronto per essere ceduto al migliore offerente. Ma le anime belle non sono mai scese..

Il destino crudele
dei Beni Culturali

Non poteva capitare sorte peggiore ai Beni Culturali. Ogni volta che si accende una telecamera la politica dice che rappresentano il patrimonio più pregiato della nostra economia. Ma appena le luci si spengono i buoni propositi spariscono e il governatore Musumeci per quindici mesi trasforma l’assessorato in una foresteria di Palazzo d’Orleans. Non solo. Poi, quando il colonnello Nello decide di mollare l’interim il “patrimonio più pregiato” della Sicilia viene affidato alla Lega che, a quanto pare, indicherà come assessore Matteo Francilia, sindaco di Furci Siculo. Una persona rispettabile, ci mancherebbe altro, ma mille miglia lontano, per formazione, da Sebastiano Tusa, lo sventurato assessore morto in un incidente aereo nel marzo dell’anno scorso. Ma non c’è niente da fare. La Sicilia è condannata al supplizio del gambero: un passo in..