Giuseppe Sottile

Primo maggio funesto
per il Pd di Enrico Letta

Chiamatela coincidenza, chiamatela nemesi, chiamatela come volete. Ma un dato è certo. Il primo maggio in casa del Pd sono andate a fuoco le armature più callide, più roventi e inespugnabili. E’ crollata l’immagine della Rai, da sempre feudo della sinistra, in particolare dei dem: non a caso la dirigente costretta a scontrarsi con Fedez sul crinale pietroso della censura è Ilaria Capitani, vicedirettrice della terza Rete e ex portavoce di Walter Veltroni. Ed è crollato pure il mito della magistratura, vecchia roccaforte dei giustizialisti del Pd che hanno fatto delle toghe rosse una teste d’ariete per sfondare le linee nemiche. Oggi l’impalcatura giudiziaria imperniata sul potere dei pubblici ministeri non regge più: troppi sputtanamenti. Il Csm non sta più in piedi. Corvi e veleni seminano inquietudine anche nelle stanze..

E il governatore restò
con i rifiuti alla gola

Stanno tutti lì a parlare di transizione ecologica e di sviluppo sostenibile. A invocare l’arrivo dei miliardi legati al Recovery e a piagnucolare per il Ponte sullo Stretto purtroppo strappato da ogni programma e da ogni illusione. Intanto però Nello Musumeci, onnipotente governatore della Sicilia e di tutte le sanità dell’Isola, è con la monnezza alla gola. Al punto che ha deciso di riattivare le discariche di Misterbianco e Siculiana, in mano ovviamente ai privati di sempre, alle speculazioni di sempre, allo scandalo di sempre. Non gli sono bastati tre anni per completare una riforma dei rifiuti degna di questo nome. Forse bisognava affrontare una materia così complessa con meno arroganza e con una maggiore predisposizione al dialogo, al confronto, alla mediazione. Ma si è quel che si é. E..

Chi ha rovinato
la festa del Ponte

Povero Musumeci. Sta facendo di tutto per dirottare l’attenzione dei siciliani dai disastri del suo governo e, soprattutto, dal pasticciaccio brutto della sanità, quello che ha tagliato le ali a Ruggero Razza, il migliore dei suoi assessori. Pensate che, pur di riconquistare la perduta popolarità, ha rispolverato il lungo e ammuffito romanzo del Ponte sullo Stretto che, non a caso, ha ribattezzato Ulisse: non solo gli ha assegnato i colori arditi di un’epopea ma, agli increduli che lo ascoltavano, ha persino detto che la Regione, se necessario, andrà avanti da sola. Poi però è arrivato il bullo che, con una azzardata e amena intervista, ha rivendicato a se stesso e all’intera compagine di Palazzo d’Orleans il merito di “avere governato bene”. A quel punto le fatiche di Musumeci sono andate..

Sotto ogni scandalo
c’è un altro scandalo

C’è sempre un doppio fondo negli scandali che attraversano i nostri giorni. Prendete la tempesta che la procura di Trapani ha scatenato sulla sanità siciliana dopo avere scoperto l’azzardo con cui venivano trattati i dati sulla pandemia. L’inchiesta è stata trasferita, per competenza territoriale, a Palermo, ma è sfuggito un dettaglio: da maggio dell’anno scorso la procura di Trapani è senza un capo e nessuno sa quando sarà deliberata dal Csm la nomina del nuovo titolare. Più grave il risvolto nascosto dietro l’indagine sul figlio di Beppe Grillo. Sono due anni che la procura gira attorno al presunto stupro. Ora si dovrà decidere il rinvio a giudizio, poi si dovrà celebrare il processo di primo grado, poi l’appello e dopo ancora il giudizio di legittimità da parte della Cassazione. Se..

Ma il bravo Razza
poteva restare in sella

Con quella tonalità littoria che gli è rimasta appiccicata sulla pelle, Nello Musumeci ha emesso poche ore fa un’altra sentenza. Ha detto che Ruggero Razza “è stato il migliore assessore regionale alla Sanità degli ultimi 75 anni”. Praticamente da sempre: l’autonomia regionale, fin dalla sua istituzione, non ha conosciuto un amministratore più bravo, più onesto, più efficiente. Ma se il presidente della Regione ha questa granitica opinione e se è vero, come ha dichiarato in pubblico, che l’inchiesta di Trapani è il frutto avvelenato di una manovra ordita dai soliti “delinquenti politici” e dunque “fondata sul nulla” perché ha accettato le sue dimissioni? Perché ha lasciato che Razza – una persona perbene, accerchiata da iene e sciacalli – tornasse al suo lavoro di avvocato penalista? Ma si sa: tra il..

Contagiato dal bullismo
anche il colonnello Nello

Fino all’altro ieri pensavamo che i nervi fossero saltati solo al bullo. Che, come si sa, è una macchietta della politica e se non vi bastano le cose già viste, ascoltate le parole che usa in una conversazione con Cateno De Luca, sindaco di Messina. Ma il guaio è che, a forza di frequentare il bullo, si è ammalato di bullismo anche il governatore Musumeci, che tutti credevamo uomo politico moderato. Stretto tra due scandali – da un lato il naufragio della legge Finanziaria e dall’altro la tempesta giudiziaria che ha travolto Ruggero Razza, assessore alla Sanità – il colonnello Nello, in un incontro con i manager delle Asp, ha preso di petto i magistrati. Parlando di Razza ha riportato la matrice del terremoto a non meglio identificati “delinquenti politici”..

L’uomo dell’emergenza
cade sempre dal pero

Fino all’altro ieri era facile credere che lo sport principale della politica fosse il salto della quaglia: bastava guardare la facilità con la quale deputati e senatori, consiglieri regionali e comunali transitano da un partito all’altro pur di accaparrarsi uno strapuntino al tavolo del potere. Ma il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, no. Lui non salta da nessuna parte. Il suo sport preferito è la caduta dal pero. Claudio Reale, attento cronista di Repubblica, ha elencato fatti e circostanze. Appena c’è odore di scandalo, il colonnello Nello puntualmente mostra il suo stupore e la sua sorpresa: lui non c’era, e se c’era dormiva. E’ successo per tutte le inefficienze e i sospetti venuti a galla in quest’anno maledetto del Covid. Ma non era il commissario straordinario per l’emergenza? Sì, forse,..

Il governo s’è convertito
Benvenuto, garantismo

Evviva. Finalmente il garantismo è diventato patrimonio del governo regionale. Non c’è assessore che non affermi la sacralità dello stato di diritto, che non denunci la brutalità del circo mediatico giudiziario, che non inorridisca davanti alle intercettazioni date in pasto alla stampa, che non meni scandalo per la gogna toccata a Ruggero Razza, il figlio prediletto del presidente Nello Musumeci, finito nel tritacarne della magistratura per lo scandalo dei dati sul Covid taroccati allo scopo di evitare la zona rossa. E’ un vento benefico, quello del garantismo. Spazza via anche le intemerate volgari e giustizialiste di chi, fino all’altro ieri, ha fatto di tutto a Palazzo dei Normanni per criminalizzare un deputato che, pur colpito da un avviso di garanzia come quello di Razza, aveva avuto la sfrontatezza di chiedere..

Musumeci ingannato
ma dai suoi “magliari”

I magistrati che hanno scatenato quest’ultima bufera sull’assessorato della Sanità hanno tenuto a precisare che il presidente della Regione, Nello Musumeci, “sarebbe stato ingannato”. Escludono un coinvolgimento, una colpa, una sua responsabilità. Se i dati sul Covid sono stati falsificati, tutto è avvenuto a sua insaputa. Meno male: un avviso di garanzia notificato a Palazzo d’Orleans avrebbe provocato una crisi lunga e devastante. Ma l’inganno getta comunque sul governo una sgradevole ombra politica. Il colonnello Nello è un uomo sulla cui onestà non si può sollevare alcun dubbio. Sorgono molti dubbi invece sulla serietà degli assessori che lo affiancano più da vicino e che un giorno traccheggiano con le poste di bilancio e il giorno dopo con le cifre della pandemia. Avranno anche portato un punto di consenso al governatore..