Giuseppe Sottile

Un allegro festival
dello sputtanamento

Gogna per tutti lunedì sera sulla terza rete Rai. Per il grande scrittore Camilleri e per don Luigi Ciotti, per Giorgio Napolitano e per Matteo Salvini, per il procuratore Messineo e il giudice De Francisci, per i Cavalieri del Lavoro e la Confindustria di Vincenzo Boccia, per il senatore Schifani e per Beppe Lumia, per l’ex governatore Crocetta e l’ex assessore Vancheri, per il generale dei carabinieri e il colonnello della Finanza, per poliziotti e giornalisti, compreso chi scrive, per gli imprenditori in odore di mafia e quelli in odore di antimafia, per Ast e Banca Nuova. L’inchiesta di Report su Antonello Montante, arrestato a maggio e ancora in attesa di giudizio, è stato un allegro e spettacolare festival dello sputtanamento. Tutti all’inferno, tutti al rogo. Tranne, manco a dirlo,..

Salvate la Sinfonica
dai predicati molesti

Ci voleva l’autorevolezza del professore Paolo Emilio Carapezza e di un suo intervento pubblicato su Repubblica per dire alla politica che così non si può andare avanti, che all’Orchestra sinfonica, debbono prevalere le ragioni artistiche di Strawinski, che la diresse per la sua ultima tournée, e non la logica maleodorante del Cencelli, il manuale che sovrintende alla spartizione del sottogoverno. Lo sanno pure le pietre che l’accordo tra i partiti di maggioranza alla Regione prevede l’arrivo di Ester Bonafede, che ha già guidato la Fos in quelli che Carapezza chiama “i suoi anni bui”. Ma la sovrintendenza affidata a un architetto, per di più graffiato da una fastidiosa ombra giudiziaria, finirebbe per apparire come un predicato molesto non solo nei confronti di chi alla Sinfonica ci lavora, ma anche e..

E’ il naufragio
di una Regione

Dopo i nove morti di Casteldaccia, dopo la tragedia di Corleone con il povero medico travolto e ucciso dal suo senso sacrale del dovere, ecco una nuova tragedia, tutta siciliana: quella di Mazara del Vallo trasformata dopo 48 ore di pioggia, in un’immensa palude, con le barche che affondano e si disperdono, con la gente che cerca scampo sui piani alti delle case. Una nuova apocalisse, verrebbe da dire. Ma sarebbe come fuggire dalla realtà, dalla concretezza acida dei tanti problemi che da troppi anni attendono una soluzione che non arriva. “Aspettiamo da otto anni – ha detto il sindaco, Nicola Castaldi – che la Regione autorizzi i lavori per l’assetto idrogeologico del fiume Mazaro”. E se l’apocalisse stesse non nelle piogge ma in questo tremendo immobilismo della Regione? “Le..

Quelli della legalità
e quelli dello stadio

Ma dov’è finita la cosiddetta società civile, rifugio di ogni velleità e di ogni vigliaccheria della classe politica? Dove sono finiti i santoni della legalità, quelli che su questa parola, fatta di pomposo azzardo, hanno costruito carriere e hanno persino scalato i vertici del potere? E dove sono i bulli e i malandrini che hanno preso per il culo mezzo mondo dicendosi indignati per gli abusi e le storture di questa sventurata terra di Sicilia? Ora che l’abuso ha seminato morte e devastazione, ora che una casa fuorilegge di Casteldaccia si è trasformata in una tomba per nove poveri disgraziati che erano andati lì per festeggiare, ti saresti aspettato una manifestazione di piazza o quantomeno due lenzuola bianche appese a un balcone. Invece niente. L’unico striscione di solidarietà è venuto..

L’abusivismo malandrino

Piega la politica, se ne infischia dei tribunali. Anche le frane resistono nel dissesto. Al canto di onestà-ta-ta

I mandanti occulti
delle nostre tragedie

Legittima e sacrosanta la rabbia di Nello Musumeci per la tragedia di Casteldaccia e per le devastazioni che l’ondata selvaggia di maltempo ha disseminato in questa sventurata terra di Sicilia. Legittima e sacrosanta anche l’indignazione di tutti gli onesti che cercano e non trovano la faccia di chi ha consentito lo scempio di una casa costruita abusivamente sull’argine del torrente Milicia. Il sindaco dice che l’ordinanza per la demolizione è stata firmata nel 2008 e che un ricorso al Tar blocca tutto da dieci anni. Chi vivrà vedrà, verrebbe da dire. Ma non c’è solo la snervante lentezza del Tar. Sull’autostrada che da Catania porta a Messina c’è una frana che resiste lì, nei pressi di Letojanni, sin dal 2015. Non sono bastati tre anni per rimuoverla e ripristinare lo..

L’attrazione lombarda
di Musumeci & C.

Il paradosso sta tutto qui: da un lato c’è la Sicilia con la sua storia, con la sua magnificenza, con il parlamento più antico del mondo e con uno stato speciale che l’aveva elevata a regina di tutte le regioni d’Italia. Dall’altro lato c’è la Lombardia, senza fregi e senza orpelli, ma ricca e produttiva. Bene. E’ straziante ammetterlo ma oggi l’immagine che viene fuori è quella di una Sicilia che per conquistare un minimo di decenza ed efficienza va con il cappello in mano a bussare alle ammalianti porte lombarde. E’ successo per il servizio Emergenza e Urgenza della sanità, succederà anche per la Formazione, l’altro carrozzone mangiasoldi per il quale si profila l’ipotesi di consegnare l’intero pacchetto a una delle società interinali tanto amate dal potere forte milanese:..

Le città invivibili
hanno tutte un padre

Da Palermo a Catania, da Ragusa a Trapani, da Siracusa ad Agrigento. Non c’è una città siciliana che non si trovi in coda alla classifica stilata dal Sole 24 Ore, in collaborazione con Legambiente, dopo avere misurato l’efficienza e la sostenibilità dei trasporti, del traffico automobilistico, della raccolta dei rifiuti. Un disastro. Una vergogna. Che la dice lunga su certi sindaci che da tempo si spacciano per stregoni capaci, grazie alla loro bravura e al loro carisma, di salvare i cittadini da tutti i mali del mondo e della politica. Un bluff, evidentemente. Prendete Leoluca Orlando, sindaco di Palermo da quasi trent’anni. Crede, fortissimamente crede che il suo compito si esaurisca nelle passerelle che gli concede amorevolmente il Teatro Massimo. O in una danza pacchiana con gli extracomunitari. E che..

Il disordine dei conti
e di una infelice città

Non c'è niente da fare, non se ne viene a capo. Fabrizio Ferrandelli e le altre opposizioni sparse tra i banchi di Palazzo delle Aquile ce la stanno mettendo tutta per riportare i conti del Comune di Palermo dentro un decente perimetro di verità e giustizia. Ma sbattono giorno dopo giorno contro il muro di gomma costruito dalle forze di maggioranza e dal salivoso sanfedismo di tutti i cortigiani che fanno da corona al sindaco Leoluca Orlando, lo stesso che negli anni della arroganza mafiosa, chiedeva verità e giustizia per ogni sopruso, per ogni violenza, per ogni inganno, per ogni malversazione. Di quella invocazione non è rimasto più nulla. Solo la spocchia, l’improntitudine e le sceneggiate di un sindaco che non sa fare il sindaco. Solo il disordine di una..

L’orchestrina volante

Dal solfeggio alle serenate fino al Do maggiore di Joseph Haydn. Il ballo del boss che tornava dagli States
Talè

Ogni buon giornale che
si rispetti ha almeno
due belle donne che si fanno
guardare