Giuseppe Sottile

Ma Salvini non ha
una classe dirigente

Più che cercare voti – operazione legittima, ci mancherebbe altro – Matteo Salvini dovrebbe cercare in Sicilia una classe dirigente. Da quando la Lega ha aperto qui un suo palcoscenico, i personaggi del teatrino salviniano non si sono mostrati all’altezza del compito. Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, che sono stati i primi a salire sul Carroccio, sono affogati in un mare di incongruenze e di contraddizioni. Le elezioni europee hanno premiato una macchietta televisiva che, dopo avere arraffato il seggio, non si è vista mai più. Il gruppo che si è formato all’Assemblea regionale si è rivelato dopo pochi giorni un nauseante e vuoto cambio di casacca. Fino al caso dei Beni Culturali dove Alberto Samonà ha portato tutta la sua buona volontà ma anche le ombre pesanti dei suoi..

Ed ecco i numeri
che ci spaventano

Ma sì, oggi lasciamoci spaventare dai numeri. Dall’Inps fanno sapere che ci sono ancora settantamila lavoratori siciliani ai quali non è arrivato l’assegno di cassa integrazione, quella gestita dalla Regione. Poi c’è il capitolo sanità. Le Asp avvertono che ci sono quattro milioni di visite da recuperare. Il coronavirus ha occupato corsie e reparti: persino le cure per i malati di cancro sono state accantonate. Non solo: ora che il Covid è “clinicamente scomparso” – parola del professore Zangrillo, del San Raffaele di Milano – due grandi ospedali di Palermo, Civico e Policlinico, fanno sapere che devono fermarsi perché mancano i guanti di lattice. Poi ci sono i numeri senza pudore del tribunale Palermo: diecimila processi in attesa di giudizio. E quelli, senza vergogna, del cimitero dei Rotoli: cinquecento bare..

Liberi forse dal virus
ma non dalla corruzione

Ora che l’emergenza sembra finita, ora che il coronavirus sembra fiaccato e indebolito, ora che si chiudono i palcoscenici della popolarità e dei talk-show, potremo finalmente pensare alle grandi tragedie che affliggono la Sicilia? Intanto alla tragedia della corruzione. Si è sollevata la pietra della sanità e si è scoperto che sotto c’erano i vermi che trafficavano in appalti e forniture, che avevano trasformato la centrale unica della committenza – la famigerata Cuc – in un mercato immondo di truffe e ruberie milionarie. Poi si è sollevata la pietra dei rifiuti e s’è visto che sotto la discarica di Lentini e sotto il regno dei fratelli Leonardi c’erano altri fetori, altre collusioni, altre complicità. Tutte riconducibili alla Regione governata – si fa per dire – da Nello Musumeci. Che puntualmente..

Ma il Palermo calcio
non è come le affissioni

Credevano che bastasse avere la benedizione politica e antimafiosa di Leoluca Orlando per diventare i padroncini del Palermo, con tutti i sogni di pubblicità che la squadra avrebbe assicurato alla loro impresa. Credevano che bastasse la loro vecchia e grifagna furbizia per spadroneggiare sugli altri soci, a cominciare da quel Tony Di Piazza venuto dall’America per giocare, anche lui, con lo stellone e la tifoseria rosanero. Ma il mondo del calcio non è assimilabile al far west delle affissioni, settore nel quale gli aggressivi Dario e Daniele Mirri fanno tranquillamente i loro affari. Il Palermo, se vuole tentare la scalata delle classifiche, ha bisogno di investimenti e di soldi regolarmente versati. Altrimenti comincia la girandola degli scontenti. L’allenatore e i giocatori se ne vanno, i ricordi si trasformano in rimpianti..

Il silenzio dei finti innocenti

Le rivelazioni sul caso Palamara sono un fiume di veleno che travolge la credibilità delle toghe. Il Csm a stento si regge in piedi

Ecco il nerofondo
dei Beni culturali

Per capire il nerofondo nel quale si muove ormai la burocrazia dei Beni Culturali basta ricordare che cosa è successo alla Biblioteca regionale di Palermo. Dove il direttore, tale Pastena, ha creato tali e tanti casini – si apre, si chiude, si riapre, si richiude – da mettere in difficoltà il nuovo assessore: quell’Alberto Samonà che già stenta non poco ad avviare la sua gestione. Dicono che questo Pastena, dati i suoi legami con alcuni reduci del Pci, abbia voluto far valere, in contrapposizione con l’assessore, la propria estrazione di sinistra. Ma l’unico risultato che la sua improntitudine ha conseguito è quello di avere mostrato al mondo la sciatteria e l’abbandono nella quale versa la Biblioteca. Tutto si può risolvere, ci mancherebbe altro. Ma come primo atto è necessario allontanare..

Diecimila processi
in attesa di giudizio

Fino a pochi giorni fa – anniversario della strage di Capaci e del sacrificio di Giovanni Falcone – ci hanno detto e ridetto che il Palazzo di Giustizia di Palermo è la frontiera della legalità, l’argine dello Stato al dilagare della delinquenza e della criminalità organizzata. Ma Tribunali e Corti di Appello sono fermi da tre mesi, le cancellerie sono deserte, gli avvocati chiusi in un recinto creato dalle norme di contrasto al coronavirus. E’ l’emergenza, bellezza. Per carità, nessuno pensa che la sospensione della giustizia sia figlia di una insensata voglia di vacanza. Sta di fatto però che ci sono diecimila processi in attesa di giudizio e che dietro ogni processo ci sono storie, dolori, ferite da rimarginare. Come si rimedierà? Ci vorrebbe un ministro saggio e culturalmente attrezzato...

Ma tra tanto sfascio
ci sono le eccellenze

Inutile negare che tra gli scandali e il ricco mondo della sanità c’è una attrazione fatale: l’ultima inchiesta ci dice che neanche i puri e duri dell’antimafia resistono alla tentazione della mazzetta. Inutile negare che ci sono zone di frontiera, come i pronto soccorso, dove chi ha bisogno di assistenza viene spesso umiliato e offeso da attese lunghe e interminabili, da medici costretti a fare i conti con violenze inaccettabili e perciò induriti dall’esasperazione. Ma poi leggi le cronache e trovi che, tra scandali e storture, ci sono eccellenze che altre regioni ci invidiano. E’ il caso dell’Ismett che nei tre mesi di emergenza per il Covid ha eseguito ventidue trapianti e che ieri ha consentito a un bambino venuto dalla Campania di vivere col fegato donatogli dal padre. Segno..

Nel giorno di Falcone
senza il palcoscenico

Per ricordare al meglio il sacrificio di Giovanni Falcone oggi, 23 maggio, mi piace sfiorare la blasfemia. E pure l’eresia. Per fortuna – e sta qui la provocazione – oggi non ci saranno né cerimonie né sfilate, né pennacchi né gagliardetti. Di conseguenza non ci sarà nemmeno il palcoscenico sul quale si impancano, ogni anno, antimafiosi di lungo corso e giustizialisti sotto scorta, fanatici della galera e professionisti dello sputtanamento. Quest’anno avremo finalmente il bene di non vedere il teatrino pettoruto degli eroi farlocchi che si piazzano lì, tra l’aula bunker e via Notarbartolo, e mascariano senza saperlo la memoria del giudice assassinato con la moglie sull’autostrada di Capaci. Quest’anno, grazie alla pandemia, sarà una commemorazione libera, pura, affidata semplicemente alla coscienza e alla preghiera degli onesti. Magari fosse ogni..

La caduta per tangente
dell’eroe anti tangente

Da Helg a Montante. Fino ad Antonio Candela che era stato messo al vertice della ricca sanità palermitana perché era un uomo di sincera fede antimafia, perché mai avrebbe accettato una tangente, perché mai avrebbe ceduto a un tentativo di corruzione, perché la sua intransigenza e la sua trasparenza erano sotto gli occhi di tutti. Al punto che non faceva un passo senza che la scorta – e che scorta – vigilasse su di lui. Stanotte è finito agli arresti domiciliari. Certo, da tenace garantista dico che la verità deve essere ancora fissata da una sentenza definitiva. Ma poi ascolto le intercettazioni, con la sua voce e i suoi traccheggi, e inevitabilmente mi pongo una domanda. Quale credibilità è rimasta a tutti quei paladini dell’antimafia che, con le loro scorte,..