Giuseppe Sottile

Il Papa, la Sicilia
e le cose sperate

Rod Dreher ha scritto un libro che indubbiamente è una scelta di campo: “L’opzione Benedetto”. Il New York Times lo ha definito “il più importante libro a tema religioso del decennio”. Vi si legge un’analisi spietata: i cristiani dovranno rendersi conto che vivono in una cultura in cui le loro credenze hanno sempre meno senso, che parlano una lingua che il mondo non capisce più. Eppure per i siciliani che ieri hanno accolto con entusiasmo Papa Bergoglio, è difficile condividere un pessimismo così lacerante. Spes contra spem, predicavano davanti alle persecuzioni i primi vescovi della Chiesa romana, abbracciati a una fede che secondo San Paolo “è sostanza di cose non viste e di cose sperate”. Le cose sperate, per la Sicilia, sono tante: che i mafiosi possano convertirsi, che la..

Cuffaro e il flop
dei venti forcaioli

Doveva essere una manifestazione di popolo: del popolo degli indignati per la presenza di Totò Cuffaro dentro le sacre mura di Palazzo dei Normanni. Doveva essere uno spiegamento di forze: delle forze sane, ovviamente, e di una società civile che non perdona, che non accetta né la redenzione né la remissione dei peccati. Doveva essere la linea di confine tra i collusi da un lato e i puri e duri dall’altro lato. Doveva essere la vittoria dell’antimafia chiodata contro Gianfranco Miccichè che aveva accolto il reprobo Cuffaro dicendo: “Questa è casa tua”. Doveva essere tutte queste cose il picchetto schierato davanti al palazzo per impedire all’ex governatore di raccontare le esperienze laceranti vissute dai figli dei carcerati. Ma il picchetto era composto da appena venti persone. Venti forcaioli. Un flop...

Una preghiera in più
per la Palermo dolente

Il reverendissimo arcivescovo Corrado Lorefice ha annunciato che sabato prossimo a Palermo il Papa lancerà il suo grido contro la mafia e inviterà boss e picciotti di Cosa nostra a convertirsi. Sarà il modo migliore per ricordare il sangue versato 25 anni fa da don Pino Puglisi, il sacerdote assassinato Brancaccio e che il sindaco Leoluca Orlando vuole ora elevare a patrono della città. La sacralità del rito invita a evitare i toni bassi della polemica e a trascurare i dettagli, anche quelli meno edificanti, facilmente rintracciabili dietro le quinte dell’avvenimento. Ma una cosa va detta, in modo semplice, papale papale: Santo Padre, la Palermo reale non è quella, pulita e spensierata, che le sarà mostrata sabato prossimo. Dietro i paramenti della festa, c’è una città dolente e abbandonata, a..

Dal coraggio
al paraculismo

Ma dove sono finiti quei magistrati coraggiosi che non hanno mai perso un’occasione per ribadire l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario? Dove sono finiti tutti i santoni dell’antimafia, quelli che puntualmente si riempivano la bocca di indignazione ogni qualvolta un politico si azzardava a sollevare un dubbio su un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio? Da due settimane a questa parte il ministro dell’Interno denigra, irride e sbeffeggia il procuratore che ha osato ravvisare un’ipotesi di reato su come è stato gestito a Catania il calvario della nave Diciotti. Ma dal piazzale degli eroi che in questi anni ha dominato il palcoscenico della legalità e della lotta alla mafia non si è sollevata neppure una timida protesta. Segno che il governo del cambiamento ha già cambiato qualcosa, almeno in..

Meglio punire
che prevenire

Dovendo trattare una questione di giustizia è bene fare subito professione di fede e dire, senza se e senza ma, che i giudici fanno tutto in nome della legge. Tuttavia un dubbio nasce spontaneo. La procura della Corte dei Conti si è accorta dopo dieci anni che la nomina di Patrizia Monterosso a segretario generale della Regione non andava fatta e chiede ai politici responsabili un risarcimento di quasi 900 mila euro. Ma non potevano i togati sollevare immediatamente il problema? Non potevano invitare Raffaele Lombardo e poi Rosario Crocetta a cambiare cavallo ed evitare così che l’illecito si prolungasse per due legislature? Certo, sarebbe stata un’operazione semplice, un gesto di buon senso; ma la prevenzione, si sa, non è di questo mondo. La legge, la dura legge, racchiude in..

Le stagioni del populismo

Dal giustizialismo alla criminalizzazione del dissenso. I populisti non si spezzano e non si piegano. Finché la folla applaude

La società civile
che va con Salvini

Cominciamo con le lodi. E cominciamo col dire, da uomini liberi, che non finiremo mai di ringraziare Repubblica, edizione di Palermo, per la campagna di civiltà avviata in questo agosto di fuoco e tempeste contro il razzismo che Matteo Salvini alimenta ogni giorno con il suo sovranismo e con la sua propaganda violenta contro i migranti. Una battaglia di civiltà, quella di Repubblica. Ed è forse per questo che oggi stonava leggere su quelle stesse pagine un titolo che – inavvertitamente, per carità – assegnava la patente di “società civile” a una decina di esponenti politici di terza o addirittura quarta fila che hanno deciso di cambiare casacca per saltare in fretta e furia sul carro della Lega. Cioè sul carro del leader razzista. Un tempo – vale la pena..

Il benaltrismo
del bullo Salvini

I bulli fanno così. Come Salvini. Quando finiscono all’angolo, anziché alzare le mani e dire “ho sbagliato”, indossano la coroncina del martirio. Ascoltate con quanta spocchia il ministro dell’Interno replica al magistrato che lo ha messo sott’inchiesta per sequestro di persona: “Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e l’immigrazione clandestina. Gli ricordo che gli scafisti comprano armi e droga che viene poi spacciata fuori dalle scuole dei nostri figli”. Ai tempi della prima e della seconda Repubblica questa tecnica si chiamava “benaltrismo”: tu poni un problema e l’interlocutore risponde che c’è ben’altro a cui pensare. Il procuratore pone la questione dei 150 sventurati lasciati a marcire sulla Diciotti e Salvini, da politicante anche un po’ vigliacchetto, sfugge al problema e parla..

Vincino e quei giorni de L’Ora

Eravamo due ragazzi di vent'anni e abbiamo cominciato insieme lì, in quello stanzone di piazzale Ungheria, per scrivere di "nera"

Due principi
a Palermo

Diciamolo: è un motivo d’orgoglio per tutti noi palermitani di borgata vedere con quale eleganza e con quale nobile portamento Leoluca Orlando ha consegnato martedì la cittadinanza onoraria al principe Alberto, primogenito di Ranieri di Monaco e Grace Kelly. Diciamolo: è un motivo di soddisfazione per noi palermitani della fascia costiera che va dallo Sperone fino a Settecannoli vedere con quale compiacimento Leoluca Orlando ha mostrato al principe Alberto i fasti di villa Niscemi, che è il luogo geometrico della sua regalità e della sua magnificenza. Diciamolo: martedì a Palermo c’è stato l’incontro di due principi, di due dinastie, di due teste coronate, di due monarchie costituzionali: da un lato Alberto di Monaco, dall’altro Leoluca Orlando. Mancava solo il sindaco di Palermo. Quello che dovrebbe risolvere i guai di questa..

Gerenza

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