Arianna Meloni e Giovanni Donzelli arrivano a Enna per capire cosa resta di Fratelli d’Italia in Sicilia. Ufficialmente devono ascoltare la base, parlare con i dirigenti, sciogliere il nodo Elvira Amata e provare a rimettere ordine dentro un partito che da mesi vive in apnea. In realtà dovrebbero fare una cosa molto più semplice: prendere appunti. Perché il caso dell’assessora al Turismo, rinviata a giudizio per corruzione e con il mandato rimesso nelle mani del partito, è soltanto l’ultima pagina di un fascicolo ormai voluminoso.
Fratelli d’Italia, in Sicilia, non è più soltanto il partito che prometteva ordine e disciplina. È diventato il partito chiamato a spiegare Galvagno, Amata, Cannella, Manlio Messina, il Turismo trasformato in una miniera di contributi, le pratiche allegre, i fedelissimi promossi, le ombre giudiziarie e quelle politiche. Tutto, naturalmente, nel rispetto della presunzione d’innocenza.
Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars e volto più importante della generazione meloniana siciliana, sarà a processo dal 4 maggio per corruzione, peculato, truffa e falso ideologico. Ha scelto il giudizio immediato, dice, per chiarire tutto al più presto. Bene. Ma intanto il Parlamento siciliano resta appeso al processo del suo presidente, mentre il partito che doveva rappresentare il nuovo corso si ritrova a difendere il simbolo più ingombrante della propria ascesa.
Elvira Amata, assessora al Turismo, è stata rinviata a giudizio per corruzione; l’imprenditrice Marcella Cannariato, nello stesso filone, è stata condannata in abbreviato a due anni e sei mesi. La prima udienza per Amata è fissata al 7 settembre. Lei ha rimesso il mandato nelle mani di Fratelli d’Italia. Formula elegante, molto romana, perfetta per non dire dimissioni e per lasciare che sia il partito a decidere quanto vale ancora la sua permanenza in giunta.
E poi c’è il capostipite, Manlio Messina. Il Balilla del Turismo, quello da cui è cominciata la stagione più creativa della spesa regionale: Cannes, eventi, promozioni, milioni, affidamenti, fondi pubblici distribuiti con una disinvoltura che avrebbe meritato almeno un corso accelerato di sobrietà istituzionale. Alcune vicende giudiziarie si sono sgonfiate, altre hanno cambiato binario, altre ancora hanno prodotto processi e imbarazzi. Ma il punto resta: attorno al Turismo meloniano – con Messina in uscita e non più deciso a vuotare il sacco – si è costruito un metodo. E quel metodo, oggi, torna a bussare alla porta di Arianna e Donzelli.
Nel frattempo, a Roma, Giampiero Cannella è stato appena nominato sottosegretario alla Cultura. Tempismo magnifico: a quarantotto ore dalla promozione, è esploso il caso del film tratto da un suo romanzo e finanziato dal ministero con 600 mila euro. Cannella era vicesindaco di Palermo, esponente di Fratelli d’Italia, coautore del progetto. Non c’è bisogno di immaginare complotti: basta contemplare l’inopportunità. Un partito già assediato dalle ombre siciliane riesce a regalarsi pure il sottosegretario alla Cultura con il film finanziato dalla Cultura.
Ma il promemoria per i luogotenenti di Giorgia non può fermarsi ai fascicoli. Perché il problema, in Sicilia, è anche l’amministrazione quotidiana. Prendiamo Mondello. Due mesi fa la revoca della concessione alla Italo-Belga era stata venduta come una svolta storica. L’assessora Giusi Savarino aveva firmato il provvedimento, Schifani aveva applaudito, il Guardian aveva raccontato la liberazione della spiaggia più famosa di Palermo. Poi è arrivato il Cga, che ha sospeso tutto fino alla camera di consiglio del 14 maggio, evocando perfino rischi per l’ordine pubblico in vista della stagione estiva.
E qui la vicenda diventa paradossale. Perché la società era stata colpita da provvedimenti legati proprio al rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione della spiaggia. La Regione aveva avviato i bandi, il Comune si stava preparando, la Prefettura aveva fatto la sua parte. Poi il ribaltamento: per evitare il caos, si rischia di riconsegnare il campo a chi quel caos lo aveva reso possibile. Savarino teme che sia proprio la sospensiva a creare confusione. Il punto politico, però, è ancora più serio: uno Stato che arretra perché ha paura del disordine certifica la propria fragilità. E un partito che si era intestato la bonifica di Mondello deve spiegare perché quella bonifica si sia trasformata in un pasticcio da vigilia d’estate.
C’è poi il click day dei sindaci “amici”, altra perla da allegare al dossier. Due milioni di euro per il decoro urbano, assessorato alle Infrastrutture guidato da Alessandro Aricò. Avviso pubblicato il 10 luglio 2023 alle 14.59. Alle 15.03 Campofelice di Fitalia aveva già presentato la domanda. Alle 15.04 Corleone. Alle 15.05 Sciara. Alle 15.06 Brolo. In pochi minuti, moduli letti, compilati, firmati digitalmente e spediti. Il deputato M5s Adriano Varrica ha presentato un esposto in Procura e un’interrogazione, denunciando tempistiche definite irrealistiche e una modalità che rischia di premiare chi sa prima, non chi merita di più.
Ecco, se Arianna Meloni e Giovanni Donzelli vorranno davvero ascoltare la base, dovranno prima ascoltare i fatti. Fratelli d’Italia in Sicilia non è consumato soltanto dagli avvisi di garanzia o dai rinvii a giudizio. È consumato dall’idea che il potere sia diventato troppo presto una rendita. Dalla sensazione che, dietro l’ordine proclamato, ci sia un disordine enorme: morale, amministrativo, politico. La missione di Enna nasce per decidere cosa fare di Amata. Ma se si limiterà a quello, sarà l’ennesima toppa. Perché il problema non è solo un’assessora. È una filiera, un ceto politico che ha occupato assessorati, presidenze, sottogoverno e poi si è scoperto vulnerabile, opaco, litigioso. A Enna, i patrioti dovranno decidere se vedere il problema. O ignorarlo.


