Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Bentornato Giletti
l’amico di Crocetta

Dopo la lunga pausa estiva è ricomparso sugli schermi televisivi quel gigante dell’informazione libera che risponde al nome di Massimo Giletti. L’ex governatore della Sicilia, Rosario Crocetta può tirare un sospiro di sollievo: le interviste miracolose – quelle capaci di trasformare un pappagone della politica in uno statista intrepido e moraleggiante – torneranno anche per lui. Basta aspettare un po’. Ieri sera, al debutto, il gigante dell’informazione libera ha preferito mettere in scena con Matteo Salvini, tronista principe del populismo, un’intervista di quasi un’ora. Certo, è mancata la fastidiosa domanda sui 49 milioni di euro rubati dalla Lega. Ma Giletti è fatto così: se ha davanti un fraternissimo amico l’intervista diventa subito un comizio a due voci, allegro e festoso. Succedeva con Crocetta, succede con Salvini. E’ la libertà di..

Il bello e il brutto
della lottizzazione

Se il lento e sonnacchioso Musumeci non fa nulla, apriti cielo: il giornale scrive che la “Regione è malata di stasi”. Ma se il governatore mette mano alle nomine l’altro giornale, quello che sa fare la faccia truce, tira subito fuori il bollino avvelenato: lottizzazione. Che è la parola buona per tutte le sante messe della politica. Ne fanno abbondante uso infatti anche i grillini siciliani, per i quali ogni nomina di Musumeci è lottizzazione mentre le lottizzazioni di Salvini e Di Maio sono acqua fresca. Anzi: positivi segnali del cambiamento. Ne deriva che la spartizione delle poltrone cambia volto a secondo di chi la fa. Ricordatevi di Palermo. Qui il sindaco arraffa tutto: teatro Massimo, teatro Biondo, Aeroporto. Senza pudore e senza opposizione. Ma Leoluca è un santo. Anche..

Pure l’Ecuador
ignora Ingroia

Lui, Antonio Ingroia, ce l’ha messa tutta. Anche se angustiato in patria da una fastidiosa inchiesta giudiziaria che vuole far luce sulla gestione di Sicilia Digitale, l’ex procuratore di Palermo è volato in Ecuador per dare manforte all’ex presidente Rafael Correa, accusato dal nuovo regime addirittura di sequestro di persona. Ieri l’udienza preliminare avrebbe dovuto decidere sul rinvio a giudizio, ma la tensione che si è sprigionata dentro e fuori dall’aula ha spinto il giudice a prendere tempo. Ingroia ha lamentato le storture del sistema giudiziario equadoregno. E, in una nota, dice anche di avere pronunciato davanti alle telecamere parole durissime. “Ebbene – lamenta – benché ci fossero almeno una cinquantina di varie testate giornalistiche, nessuna finora ha riportato una sola delle mie dichiarazioni”. Peccato. Neppure l’Ecuador sopporta più i..

Un autunno caldo
pure per Musumeci

Fino a qualche mese fa era difficile immaginare che Leoluca Orlando, eterno sindaco di Palermo, potesse essere fischiato dagli abitanti di una borgata. Ma sabato è successo. La folla che a Brancaccio aspettava di incontrare Papa Francesco gli ha detto a chiare lettere che non lo sopporta più. Era anche difficile pensare che domenica la rinata Mara Venier potesse battere Barbara D’Urso, incontrastata regina del trash. Ma è successo anche questo. Ed era pure difficile pensare che il sonnacchioso Nello Musumeci, il quale non vede e non sente nemmeno quando il bullo di Palazzo d’Orleans lo trascina nel gorgo delle magre figure, potesse svegliarsi all’improvviso. Invece è successo l’altro ieri. Quando il governatore ha alzato la voce ai Beni Culturali per imporre a Siracusa una soprintendete di sua stretta fiducia...

L’ex pm Ingroia
in volo per Quito

Da Partigiano della Costituzione ad Ambasciatore della verità. Antonio Ingroia ha trovato un’altra definizione altisonante per ammantare di grandezza il proprio pellegrinare tra la disoccupazione e la ricerca di un nuovo ruolo. Ieri ha annunciato che va in Ecuador per assistere all’udienza preliminare del processo che i giudici di quel paese vogliono intentare nei confronti dell’ex presidente Rafael Correa Delgado. L’accusa è pesantissima: sequestro di persona. Ma secondo Ingroia il processo è “costruito sul nulla probatorio”. Staremo a vedere. L’unica certezza è che l’ex magistrato palermitano, finito sotto inchiesta per l’allegra gestione di “Sicilia digitale”, la società regionale che gli era stata affidata da Crocetta, ha bisogno di dare una rinfrescata alla sua immagine di puro e duro. In Italia non ha più sponde. Non gli resta che il volo..

A ciascuno la sua giustizia

C'è quella social di Salvini, quella televisiva de Le Iene, quella cinematografica e dei familiari delle vittime

Il Papa, la Sicilia
e le cose sperate

Rod Dreher ha scritto un libro che indubbiamente è una scelta di campo: “L’opzione Benedetto”. Il New York Times lo ha definito “il più importante libro a tema religioso del decennio”. Vi si legge un’analisi spietata: i cristiani dovranno rendersi conto che vivono in una cultura in cui le loro credenze hanno sempre meno senso, che parlano una lingua che il mondo non capisce più. Eppure per i siciliani che ieri hanno accolto con entusiasmo Papa Bergoglio, è difficile condividere un pessimismo così lacerante. Spes contra spem, predicavano davanti alle persecuzioni i primi vescovi della Chiesa romana, abbracciati a una fede che secondo San Paolo “è sostanza di cose non viste e di cose sperate”. Le cose sperate, per la Sicilia, sono tante: che i mafiosi possano convertirsi, che la..

Cuffaro e il flop
dei venti forcaioli

Doveva essere una manifestazione di popolo: del popolo degli indignati per la presenza di Totò Cuffaro dentro le sacre mura di Palazzo dei Normanni. Doveva essere uno spiegamento di forze: delle forze sane, ovviamente, e di una società civile che non perdona, che non accetta né la redenzione né la remissione dei peccati. Doveva essere la linea di confine tra i collusi da un lato e i puri e duri dall’altro lato. Doveva essere la vittoria dell’antimafia chiodata contro Gianfranco Miccichè che aveva accolto il reprobo Cuffaro dicendo: “Questa è casa tua”. Doveva essere tutte queste cose il picchetto schierato davanti al palazzo per impedire all’ex governatore di raccontare le esperienze laceranti vissute dai figli dei carcerati. Ma il picchetto era composto da appena venti persone. Venti forcaioli. Un flop...

Una preghiera in più
per la Palermo dolente

Il reverendissimo arcivescovo Corrado Lorefice ha annunciato che sabato prossimo a Palermo il Papa lancerà il suo grido contro la mafia e inviterà boss e picciotti di Cosa nostra a convertirsi. Sarà il modo migliore per ricordare il sangue versato 25 anni fa da don Pino Puglisi, il sacerdote assassinato Brancaccio e che il sindaco Leoluca Orlando vuole ora elevare a patrono della città. La sacralità del rito invita a evitare i toni bassi della polemica e a trascurare i dettagli, anche quelli meno edificanti, facilmente rintracciabili dietro le quinte dell’avvenimento. Ma una cosa va detta, in modo semplice, papale papale: Santo Padre, la Palermo reale non è quella, pulita e spensierata, che le sarà mostrata sabato prossimo. Dietro i paramenti della festa, c’è una città dolente e abbandonata, a..

Dal coraggio
al paraculismo

Ma dove sono finiti quei magistrati coraggiosi che non hanno mai perso un’occasione per ribadire l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario? Dove sono finiti tutti i santoni dell’antimafia, quelli che puntualmente si riempivano la bocca di indignazione ogni qualvolta un politico si azzardava a sollevare un dubbio su un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio? Da due settimane a questa parte il ministro dell’Interno denigra, irride e sbeffeggia il procuratore che ha osato ravvisare un’ipotesi di reato su come è stato gestito a Catania il calvario della nave Diciotti. Ma dal piazzale degli eroi che in questi anni ha dominato il palcoscenico della legalità e della lotta alla mafia non si è sollevata neppure una timida protesta. Segno che il governo del cambiamento ha già cambiato qualcosa, almeno in..

Gerenza

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