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Giuseppe Sottile

Evviva i guitti,
abbasso i bulli

Basta ridere di Cateno De Luca e delle sue mattane. Da oggi il guitto più spregiudicato del teatrino politico è il nuovo sindaco di Messina. Gli sia tributato il rispetto dovuto alla carica istituzionale e gli sia riconosciuto il merito di avere conquistato, senza trucchi né inganni, la maggioranza dei voti. Oggi è lui l’uomo con il sorriso in bocca. Mentre il centrodestra e in particolare Forza Italia avranno di che piangere: potevano vincere a Messina e hanno perso; potevano stravincere a Siracusa e hanno invece combinato un disastro. Di chi la colpa? Lettori ed elettori hanno di che scegliere. Ma una cosa è certa: se un bullo, senza storia e senza voti, diventa l’uomo forte della Regione solo perché ha saputo spacciare un suo bluff a Berlusconi, ciò significa..

Ma non disturbate
il Lorenzo che è in lui

Guardatelo bene in faccia e capirete che non ha niente a che spartire con il vecchio Leoluca Orlando né con i padri inquisitori né con Luigi De Magistris, il masaniello appoltronato all’altro capo del sovrano Regno delle Due Sicilie. Guardatelo e capirete che il sindaco di Palermo ormai è tale e quale a Lorenzo il Magnifico, il principe del Rinascimento. Assapora i fasti di Manifesta con l’ebbrezza della magnificenza. Corre leggiadro da una mostra all’altra, da un evento all’altro, da un teatro all’altro. Si ammanta di sfarzo e di splendore. Lo accompagnano pittori, attori, registi e musicisti, clienti e cortigiani. Gli fanno da corona la Regina d’Olanda e Vanessa Redgrave. E lui vola sempre più in alto. Così in alto che non vede più né le bassezze della spazzatura né..

Strappatevi pure i capelli
ma non svegliate Nello

Tromboni e fustigatori fanno presto a dire che il limite dei grillini sta sostanzialmente nel fatto di non avere una classe dirigente all'altezza della situazione. Fanno presto a rimpiangere i tempi in cui la scena veniva dominata da personalità forti, da leader e padri della patria che nessuno dimenticherà mai. Forse non hanno tutti i torti. Ma i moralisti e i moralizzatori che alzano il ditino contro i Cinque Stelle dovrebbero gettare uno sguardo sul pasticciaccio brutto di Siracusa o sullo spettacolino offerto dai guitti di Messina. Si metterebbero le mani ai capelli. E se poi dessero pure un'occhiata alla statura politica di certi assessori ingrottati tra le stanze di Palazzo d'Orleans - dal Bullo al Gagà al Loffio - i capelli se li strapperebbero. Ma senza mai lanciare un..

Aspettando che Nello
scenda dal monte Sinai

Da queste parti nessuno crede che i deputati grillini siano una masseria di asini sparsi tra le stanze dorate del Palazzo, o dei bambolotti che i volponi della vecchia politica azzannano e divorano con estrema facilità. Tutt’altro. Detto questo, però, c’è da chiedersi come mai i ragazzi di Giancarlo Cancelleri siano stati colti all’improvviso da una inerzia a dir poco inusuale. L’aula ha partorito una legge in sette mesi, il governo arranca tra sbadigli e impotenze, e su Palazzo d’Orleans si stende imbarazzante l’ombra di un assessore in pieno conflitto di interesse. Di fronte a tutto ciò i grillini tacciono. In altri tempi si sarebbero incatenati sui bastioni, oggi invece non vedono e non sentono. Imbambolati, se ne stanno ai piedi del mondo Sinai in attesa che Musumeci scenda con..

Quei rivoluzionari
dello zero virgola

C’è poco da fare. Per rappresentare la politica non resta altra metafora se non quella del teatrino. Il teatrino della politica, appunto, dove troviamo gli attori, le comparse, il Gran Trombone, i guitti e anche il Gran Sfigato. Per carità, nessuno vuole qui attribuire ruoli ed etichette. Però un’umile e timida considerazione va fatta. Ci sono guitti della politica che per anni, se non per una vita intera, recitano la parte dei rivoluzionari; che si intestano le battaglie più ardue e pestano sempre la stessa acqua nel mortaio. Ma quando decidono di raccogliere i frutti del loro impegno e si lanciano in una campagna elettorale scoprono che le masse popolari erano solo nella loro fantasia. Sono i rivoluzionari dello zero virgola. Non sono dannosi. Ma se riescono a incantare un..

La superba storia
della camminata a piedi

Se vi trovate a Palermo, immersi tra cumuli di monnezza, non chiedetevi di chi è la colpa. Perché il sindaco Leoluca Orlando vi dirà subito che tutte le responsabilità sono da accollare alla Regione e all’immobilismo del suo Governatore. Inutile pure bussare alla porta di Nello Musumeci. Perché il presidente della Regione, un po’ per prudenza e un po’ per sonnolenza, vi dirotterà sul governo nazionale, sostenendo che il guaio vero sta nel fatto che Palazzo Chigi lo ha nominato commissario straordinario per i rifiuti ma non gli ha dato i poteri necessari. Stessa spiaggia stesso mare, è il caso di dirlo, per le tariffe aeree. Con chi dobbiamo prendercela se i prezzi aumentano oltre i limiti della decenza? La Regione, trattandosi di turismo, preferisce rifugiarsi nella magnificenza della propria..

La sirena e l’illusione
di una corsa che non c’è

Fateci caso: non incontrerete mai un assessore regionale senza macchina, autista e sirena spiegata. E non è tanto un problema di sicurezza: quale minaccia potrebbe mai arrivare al fraternissimo Gaetano Armao, amico di tutti e con tutti, o a quel figurino di Sandro Pappalardo, così a modo da sembrare a tratti persino angelicato? Il gioco - un innocente gioco di potere, sia chiaro - sta tutto in quel lampeggiante che, dal tettuccio delle auto blu, offre al popolo dei siciliani l'illusione che la Regione va di corsa; e che è capace di farsi strada anche lì dove i problemi si accatastano, inesorabili e impietosi. Tutto falso, evidentemente. "La luce taglia le tenebre ma le tenebre non l'afferrano", si legge nel Vangelo di Giovanni.

Ritratto malinconico
di un basso impero

Direte voi: ma con il terremoto che scuote l’Italia, da Montecitorio a Palazzo Madama, da Palazzo Chigi all’ultima poltrona di sottogoverno, come vi è venuto in mente di puntare gli occhi su Siracusa e sulla commediola paesana di una competizione elettorale che teoricamente non dovrebbe essere diversa di quella di Catania, Ragusa, Trapani o Messina? Domanda legittima, ma un perché esiste. Siracusa, con diciannove liste in gara e sette candidati a sindaco, è l’esempio più lampante e più disarmante di quella disgregazione che ha portato alla rovina i partiti tradizionali. Chiunque provi a sfogliare nomi e volti dei contendenti capirà facilmente che la Seconda Repubblica era già nel suo basso impero. E che l’arrivo di Salvini e Di Maio – che pure non sono né Attila né Vercingetorige, ohibò –..

Un grande scandalo
senza inquisitori

Altro che “sistema Montante”, altro che le scorribande di un’antimafia farlocca nata e cresciuta per agevolare affari e carriere. Il catalogo che pubblichiamo qui accanto mostra i tentacoli di una compagnia di ventura che, con la banalissima scusa di venire incontro ai giovani senza lavoro, ha costruito un “sistema” fatto apposta per divorare miliardi e illusioni. Certo, va da sé che ogni scandalo abbia i suoi appassionati e i suoi inquisitori. Ma la dimensione delle ruberie riconducibili alla formazione professionale è stata forse sottovalutata. Sono venuti a galla nomi tenebrosi: Francantonio Genovese, Paolo Genco e altri delinquenti di piccolo taglio. Ma sulle coperture e le complicità non c’è stata Commissione antimafia o Corte dei conti che abbia voluto scavalcare il confine dell’inchiesta penale. Meglio una parola in meno che una..

Gerenza

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