Salvatore Merlo per Il Foglio

Sanchez e il Pd: dove Pedro comanda mentre Elly contempla

Ella, cioè Elly – la segretaria del Pd che vive in una striscia dei Peanuts – ha una sola coperta. È ideologica, non scalda, non protegge ma fa compagnia. È la Spagna, anzi, Pedro Sanchez. Ella, cioè Elly, ci ha infatti spiegato che è lì che guarda. È lì il futuro. È lì il progressismo. È lì la sinistra moderna. Noi siamo lì. Tutto è lì. Peccato che, quando si va a vedere cosa fa Sanchez, ci si accorge che Elly Schlein, lì, non c’è mai stata. Tanto per cominciare, questa settimana Pedro Sanchez ha aumentato di due miliardi la spesa militare. Vaglielo a dire a Giuseppe Conte e al campo largo. E poi ha fatto di peggio: ha detto che la Spagna è pronta a mandare soldati in Ucraina..

Schlein e i suoi cacicchi: doveva cacciarli, ora ci governa

E ora Michele Emiliano va a fare l’assessore. C’erano una volta i cacicchi, e c’era una segretaria del Pd che prometteva di cacciarli. Poi vennero le elezioni. E i cacicchi restarono. Anzi, entrarono in giunta in tutto il sud. Dall’altra notte infatti Roberto Fico, sospinto dai voti di Vincenzo De Luca, governa la Campania con gli uomini del super cacicco e con quelli di Clemente Mastella. E il 7 gennaio Antonio Decaro, in Puglia, dopo aver eletto otto emilianisti in regione, ci dicono che farà la sua giunta con lui, il gran visir di tutti i satrapi locali: Emiliano in persona. L’Emiro sarà assessore per intercessione di Elly Schlein. E il suo motto infatti, ci assicurano da Bari, ora è “sono pazzo di Elly”. Tutti pazzi per Elly. Un principe..

Dall’equità all’equinità. Con un Pd di lotta e di cavallo

Asini, abbracciateci. E ovviamente anche voi, cavalli. Teniamoci stretti. Senza dimenticare i muli. Qui con noi. Dall’equità, insomma, all’equinità. Ella ossia Elly, traccia l’affezione ed Evi, ovvero l’Eleonora, deputata del Pd e amica della segretaria, tosto presenta alla Camera una proposta di legge: riconoscere gli “equidi” come animali “d’affezione”. Vietato mangiarli. Basta. Fine. Stop. Orrore. Sicché, dopo mesi di dibattiti identitari nel partito, dopo settimane di polemiche tra massimalisti e riformisti, dal Jobs Act alla Palestina libera, ecco la proposta che unisce davvero tutte le correnti, anzi aree culturali, del Pd. A dimostrazione della larga condivisione infatti, a presentare il disegno di legge, l’altro giorno, assieme all’on. Evi, in una magnifica conferenza stampa piena di pathos e di fieno morale, c’erano anche le deputate Patrizia Prestipino e Debora Serracchiani. Quest’ultima..

Risacca riformista. Bonaccini si arrende e si consegna a Elly

Il leader della minoranza del Pd, Stefano Bonaccini, pensa di entrare in maggioranza con Elly Schlein – “ci sono le condizioni”, ha detto in tv da Massimo Giletti. Un bonaccione, Bonaccini. E’ presidente del partito, è leader dell’opposizione interna, ed è capo di una corrente che si chiama “Energia popolare”. Anche se tutti ormai nel Pd, da Roma a Catania, la chiamano “energia litorale”. Forse per via di quella certa svogliatezza blasé, da lungomare riminese, con la quale il suo leader si oppone a Schlein. Chissà. Fatto sta che da tre anni, da quando cioè l’ex modernizzatore renziano Bonaccini ha perso il congresso, in tanti lo implorano: “Fatti sentire”, “gliele devi cantare a Elly”, “ma sull’Ucraina che facciamo?”, “contestala almeno sui referendum contro il Jobs Act che è roba nostra”,..

Sorelle d’Italia. Arianna: così Atreju ha cambiato i patrioti

Nessuno ha detto di no, ma c’è chi era impegnato. «Purtroppo Maria De Filippi non poteva venire, ma la capisco perfettamente: sta registrando “C’è posta per te”». Che un po’ forse è il format anche di Atreju. E infatti lì, come dalla De Filippi, si incontrano tutti. E ci sono tutti. Mara Venier e Giuseppe Conte, Carlo Conti e Matteo Renzi, Gianluigi Buffon e Angelo Bonelli, Abu Mazen e il cardinal Matteo Maria Zuppi. «Un bellissimo segnale da parte della Cei», dice. Arianna Meloni non ha un seggio in Parlamento, ma ha un centralino in testa. Ha passato settimane insieme a Giovanni Donzelli a contare gli ospiti per la festa nazionale di Fratelli d’Italia che comincia oggi a Castel Sant’Angelo a Roma, si segnava i numeri, mandava messaggini: «Scusi, posso..

Voto Pd. Elly salvata dai cacicchi che voleva abbattere

Per vincere deve farsi portare da quelli che vuole perdere. Ed è così che Ella, cioè Elly, vince con i cacicchi ma è clamorosamente sconfitta quando presenta i suoi giovani. Il che non è un ossimoro, è una linea politica. Schlein, con piglio rinnovatore, aveva promesso tre anni fa di “azzerare capibastone e cacicchi vari”; di liquidare le rendite di posizione. E poi, qualche settimana fa, ha detto: “Giovani, invadeteci!”. Così, dopo la ventitreenne Mia Diop, ha presentato alle regionali in Veneto la ventisettenne padovana Virginia Libero, sua pupilla, segretaria dei giovani democratici, punta di lancia del nuovo corso, pro Pal, radicale, in felpa e in Adidas. Solo che ieri Virginia Libero, nome da romanzo resistenziale, destino da scrutinio periferico, non è stata eletta in Veneto. Non è entrata in..

Pd. La dissimulazione onesta di Silvia Salis contro Elly

Non è certo un Eva contro Eva quello che divide Elly Schlein e Silvia Salis. Ella, cioè Elly, l’ha negato, ma la smentita – povera lei – è risultata una conferma. Perché la competizione, come l’attrazione, non esiste mai finché qualcuno non la nega. E nella negazione, eccola che prende forma: due figure dello stesso campo, due destini che s’incrociano e un solo spazio disponibile per la leadership del centrosinistra. Ambizione contro ambizione. Salis, ex campionessa di lancio del martello e oggi sindaca di Genova, ha lanciato una raccolta firme online intitolata “Promuoveremo educazione, affettività e rispetto”, per introdurre l’educazione sentimentale contro la violenza di genere nelle scuole italiane. Una buona battaglia civile, ma anche – dicono i suoi – un modo per “tenere insieme i contatti”. Non solo firme:..

Vestivamo alla Mamdani. Compagni, abbiamo vinto a N. York

Compagni, abbiamo vinto a New York. Pare che Elly Schlein stia davvero pensando di andarci, a Manhattan. Forse a gennaio, quando Zohran Mamdani, il neo-sindaco trentaquattrenne socialista e sciita, si insedierà nel suo nuovo ufficio tra Broadway e Park Row. La segretaria del Pd lo ha detto ieri ad alcuni amici – anzi, lo ha esclamato – in un accesso d’entusiasmo, quasi ridendo ma non troppo, mentre nel suo partito già scorrevano i post di giubilo e le dichiarazioni ufficiali: “Splen-dida vittoria di Zohran Mamdani! Con un messaggio chiaro contro il caro vita…”. Una scarica elettrica attraversa il Nazareno, riaccende le speranze e le illusioni e si amplifica nel suono delle rotte aeree per l’Atlantico. “Modello Mamdani”. “Ripartiamo da Mamdani”. Parole che tuttavia fanno riaffiorare il ricordo delle maschere di..

“Chi ha voluto Vannacci?”
Salvini rinnega il generale

Meglio perderlo che trovarlo. E finalmente il Capitano ha capito. Il Generale che si tiene a servizio è anche quello che gli spara alle spalle. Matteo Salvini, l’altro giorno, ha avuto un’epifania che ha sbalordito i già attoniti dirigenti della Lega. “Ragazzi”, ha esordito, “mi sono convinto di una cosa…”. Si ferma quindi per una pausa tecnica, dopodiché prosegue con tono di profonda analisi veritativa: “Vannacci ci fa perdere più voti di quanti ce ne fa guadagnare”. Immaginatevi la faccia degli altri mentre il segretario e vicepremier pronuncia queste parole – ed è impossibile rendere l’idea della stupefazione che prova il colonnello leghista che ci racconta questa scena. “Vannacci, sui social, ogni minuto urla contro migranti, islamici, ma soprattutto denuncia l’invasione persino della Lombardia dove però governiamo noi”, diceva Salvini..

Gerenza

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