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Salvatore Merlo per Il Foglio

Buttafuoco e Venezi, le stelle perdute da Meloni e Giuli

Venezia è tra le grandi città simbolo dell’Occidente, insomma tra Parigi, Londra, Roma, Milano, Amsterdam, Vienna, Barcellona, New York, la sola a non essere governata dalla sinistra. Si va al voto per il sindaco il 24 e il 25 maggio. E il centrodestra, nelle settimane decisive della campagna, ha trovato il modo di colpirsi da solo, con una precisione e una costanza che farebbero invidia a un avversario organizzato. Il centrodestra governa il comune veneziano da undici anni, e adesso punta su Simone Venturini, trentotto anni, già assessore della giunta di Luigi Brugnaro, di cui deve portare avanti l’eredità cercando però di non somigliarle troppo. L’avversario, Andrea Martella, senatore del Pd, guida un campo larghissimo: sette liste, dal M5s a Italia Viva. Sulla carta dovrebbe vincere il centrodestra. Ma ne..

Matteo Salvini? Un perseguitato
Sul gas lo boicotta persino Putin

Erano mesi che a Salvini non gli riusciva di azzeccare la cosa giusta, e per questo adesso bisogna dire una cosa che nessuno ha il coraggio di dire: Matteo è un perseguitato. Non nel senso vago e generico in cui lo sono tutti i politici italiani, ma in senso proprio, documentato, quasi commovente. Ce l’hanno tutti con lui. A cominciare da Vladimir Putin. A cominciare dalla Russia che evidentemente lo ha in uggia, e lo boicotta. Sì, Putin boicotta Salvini. Avete capito bene. È chiaro. Lo stesso Putin delle foto sorridenti, delle magliette indossate sulla Piazza Rossa, delle dichiarazioni di stima, ha mandato il suo Solovyev ad attaccare Giorgia Meloni in televisione, e ieri di nuovo tutti gli italiani, con un repertorio di insulti alla presidente del Consiglio che avrebbe..

“Giovinezza, giovinezza”. La vecchia patacca della politica

In Italia la giovinezza è un valore eterno, il che è già di per sé una contraddizione degna di nota. L’ultima conferma viene da Forza Italia, che ha deciso di rinnovarsi su invito di Marina Berlusconi. A tradurre ieri in pratica il giudizio estetico della figlia del Cavaliere è stato Claudio Lotito, sessantotto anni, proprietario della Lazio, parlamentare noto ai colleghi per la vivacità con cui ha animato i lavori d’Aula, almeno nei momenti in cui non si appisolava. Lotito ha raccolto le firme di quattordici senatori per rimuovere Maurizio Gasparri dalla presidenza del gruppo: troppo vecchio, troppo consumato, da troppo tempo lì. Il sostituto è Stefania Craxi, classe 1960, figlia di Bettino, in politica dal 2006. Lei prende il posto di Gasparri, e diventa capogruppo. Gasparri prende il posto..

Vannacci forever: paracadutisti a Rogoredo e bici al sicuro

Il tizio pelato in quinta fila col braccialetto blu al polso – ci sta scritto “Futuro Nazionale” – russa. Non forte, per carità. Russicchia, diciamo. In una stanzetta minuscola dell’hotel Artemide, su via Nazionale, a Roma, affollata di giornalisti, militanti e telecamere, dopo due ore di conferenza stampa è comprensibile il colpo di sonno. Il tipo che sta accanto al russatore, blazer marinaro con bottoni dorati e una cicatrice da pirata Morgan sulla guancia destra, gli assesta una gomitata. Devono essere amici, camerati vannacciani: “Ma che fai, ti addormenti?”. Il tizio si risveglia di soprassalto. Roberto Vannacci, dal tavolo, non se ne accorge nemmeno. Sta spiegando come si manda un battaglione di paracadutisti a Rogoredo, il parco della droga a Milano. Ed è felice. Siamo in pieno futurismo. “Shape, clear,..

Fascio o migranti? Il referendum
diventa un melodramma politico

Stamattina abbiamo provato a cercare la parola “fascismo” nel testo della riforma costituzionale. Risultati: zero. Abbiamo cercato “immigrazione”. Niente. “Sbarchi”? Nisba. “Invasione”? Manco per sogno. Eppure, a giudicare da quello che dicono la Lega, il Pd, Fratelli d’Italia, Avs e le trasmissioni di La7 e Rete 4, sembrerebbe che il quesito sia: “Preferite Benito Mussolini o un milione di clandestini? Scegliete uno dei due, per favore”. Non è un referendum, è un episodio del Trono di Spade. Ormai il film è iniziato e non c’è modo di fermarlo. Ed è pure divertente. Esiste il referendum ufficiale, quello sulla separazione delle carriere in magistratura, quello che prevede che giudici e pubblici ministeri abbiano percorsi professionali distinti. Una questione organizzativa, in fondo. Come decidere se in ufficio Marketing e Vendite debbano stare..

Fascina vs Pascale: la guerra tra ex imbarazza Forza Italia

Cesare e Pompeo, Napoleone e Wellington e dunque Marta Fascina e Francesca Pascale. Rivalità che la storia ricorderà. Buon’ultima, tenetevi forte, la guerra delle due mogli. Senza dimenticare il cane, Dudù 2 la vendetta. Le ultime due padrone di casa Silvio, in guerra. Giusto all’ombra del simbolo elettorale su cui l’una e l’altra mettono becco. Nel bel mezzo della questione referendaria. E la vicenda è questa: il 27 febbraio alle 18.30 Pascale parlerà a Presicce-Acquarica, comune del basso Salento, per fare campagna per il Sì. Sul manifesto dell’evento, all’inizio, figuravano il suo nome e il simbolo di Forza Italia. Figuravano, si diceva. Perché a un certo punto, dopo una serie di telefonate e una carambola tra Arcore, Roma e la Puglia, si è prima tentato di far sparire il nome..

Sì latitante, No militante. I rischi di Meloni al referendum

Confesso un piccolo imbarazzo: mi trovo nella singolare condizione di dover votare Sì a un referendum che nemmeno chi l’ha voluto sembra particolarmente ansioso di vincere. È una sensazione bizzarra, come essere invitati a una festa in cui il padrone di casa si è già ritirato nelle sue stanze lasciando gli ospiti a sbrigarsela da soli con il buffet. Giorgia Meloni, è noto, ha stabilito che non commetterà “l’errore di Renzi”. Non politicizzerà il referendum. Lodevole proposito. Nel frattempo, dall’altra parte, quella del No, fervono i preparativi come alla vigilia dello sbarco in Normandia. E si politicizza ogni cosa. Gherardo Colombo calca gli oratori delle parrocchie con la regolarità di un predicatore metodista. Armando Spataro sforna volumi sulle ragioni del No. Persino le diocesi invitano discretamente i fedeli a meditare..

A chi il futuro? Vannacci fonda un partito e a destra è rissa

A chi il futuro? A noi, anzi, a me. Il dottor Giubilei – titolare della ditta di conservatori & C. “Nazione Futura” – vuole chiamare in tribunale il general Vannacci, fondatore del movimento politico “Futuro Nazionale”. Più che l’egemonia, poté il plagio. La faccenda ricorda quella di una nostra anziana zia che litigò per sette anni con la vicina perché entrambe avevano chiamato il gatto Edoardo. La zia sosteneva di avere la precedenza, la vicina obiettava che il suo era Edoardo con la “u”, Eduardo, dunque totalmente diverso. Non si rivolsero più la parola fino alla morte, che per fortuna sopraggiunse prima per i gatti. Ma, zie a parte, ciò che colpisce è la carestia lessicale della destra italiana. Due parole, “nazione” e “futuro”, con le loro varianti, che tra..

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