Centosettantaquattro milioni di euro. Tanto è riuscita a mettere insieme la politica siciliana per finanziare strade, marciapiedi, strutture sportive (con una predilezione per il padel) e interventi sugli edifici ecclesiastici. Mentre gli autotrasportatori incrociavano le braccia contro il caro gasolio, svuotando i mercati ortofrutticoli e gli scaffali dei supermercati, dentro Sala d’Ercole si perfezionava l’ennesima distribuzione di fondi per gli investimenti territoriali (FIT). Le mance. Da qui, una riflessione: non sarebbe più utile, per chi protesta, rivolgere la propria attenzione alle scelte della politica, anziché provocare ulteriori danni a chi lavora?

La protesta degli autotrasportatori, cominciata il 16 ottobre, ha avuto conseguenze pesanti. Al mercato ortofrutticolo di Vittoria, uno dei più grandi d’Europa, i box sono rimasti vuoti e gli acquirenti hanno interrotto gli ordini perché impossibilitati a organizzare le spedizioni. Pomodori, melanzane e altri prodotti destinati ai mercati del Nord sono rimasti invenduti, mentre i compratori hanno cominciato a rivolgersi a fornitori stranieri. Anche il florovivaismo ha denunciato ordini annullati e consegne impossibili. Ai disagi per agricoltori e commercianti si sono aggiunte le difficoltà di approvvigionamento della grande distribuzione.

Il caro carburante, con il gasolio salito oltre i due euro al litro, ha messo in ginocchio soprattutto le piccole imprese di trasporto. E la vertenza, nonostante uno sblocco parziale, rimane aperta. In questa situazione si è inserita la variazione di bilancio approvata dall’Ars. Una manovra da circa 1,4 miliardi che contiene anche misure per le categorie colpite dai rincari. Agli autotrasportatori sono stati assegnati altri 15 milioni, che portano a 30 milioni la dotazione complessiva del 2026. Ulteriori 20 milioni sono stati assegnati all’agricoltura, che arriva anch’essa a 30 milioni per il caro carburante. Si aggiungono 50 milioni per il settore cerealicolo e 16 milioni per la pesca. Interventi significativi, benché distinti dalle risorse nazionali oggetto della trattativa con il governo.

Ma il capitolo più controverso della manovra è un altro. Il Fondo per gli investimenti territoriali (FIT), il contenitore delle cosiddette mance parlamentari, ha raggiunto 174,3 milioni: 146,4 destinati ai Comuni e 27,9 agli enti ecclesiastici. Un elenco lungo una cinquantina di pagine, composto da finanziamenti puntuali, talvolta di poche decine di migliaia di euro, per opere individuate direttamente nei territori. Secondo Antonello Cracolici, deputato del Pd, sono oltre 1.500 gli interventi distribuiti in circa 250 Comuni, su un totale di 391 amministrazioni siciliane.

«Avete distribuito il mangime per le galline, che sono i Comuni», ha accusato Cracolici, denunciando un sistema di elargizioni finalizzato a generare consenso elettorale. Un giudizio condiviso dal capogruppo del M5S, Antonio De Luca, che ha definito le mance «la colla» capace di compattare una maggioranza mai così unita. I Cinquestelle hanno rivendicato la rinuncia ai contributi territoriali e l’approvazione di alcune misure urgenti, dai sostegni alle categorie produttive agli interventi per le famiglie, le scuole e la sanità.

La distribuzione dei 174 milioni è il primo anello di un meccanismo politico che si sviluppa su tre livelli, ciascuno con i propri interlocutori e le proprie convenienze. Dalla trattativa parlamentare si passa ai rapporti con i sindaci e, infine, alla vasta platea dei destinatari. Una rete capillare che può contribuire a consolidare relazioni e consenso nei territori.

Stavolta il centrodestra non si è sfaldato. Dopo mesi di votazioni accidentate, franchi tiratori e norme affondate nel segreto dell’urna, la maggioranza ha retto fino all’approvazione della manovra. Il voto segreto, che in passato aveva favorito le imboscate alla maggioranza, non ha prodotto i consueti incidenti. La disponibilità dei FIT ha accompagnato questa ritrovata coesione, consentendo ai deputati di sostenere interventi nei rispettivi territori e di rivendicarne l’ottenimento.

Fuori dal Palazzo, la partita si sposta nei municipi. Circa 250 Comuni hanno trovato spazio nel lungo elenco, mentre gli altri sono rimasti esclusi. Sono finanziamenti che possono rispondere a necessità concrete, dalla manutenzione delle strade al recupero di immobili pubblici. Ma la selezione pone interrogativi sui criteri utilizzati. Perché un intervento viene accolto e un altro no? Quanto pesa il rapporto tra un sindaco e il deputato che ne sostiene le richieste?

L’ultimo anello della catena è quello dei beneficiari. Parrocchie, associazioni, strutture sportive e altri soggetti che, direttamente o indirettamente, potranno usufruire dei finanziamenti. Un universo estremamente frammentato, dove ogni contributo può produrre un risultato immediatamente riconoscibile. Il restauro di un edificio religioso, la sistemazione di un impianto, la realizzazione di un campo sportivo diventano occasioni per attribuire un merito politico a chi ha procurato le risorse. E per alimentare rapporti destinati a durare ben oltre l’esecuzione delle opere. Un circuito di finanziamenti, riconoscenza e consenso elettorale.

I 174 milioni destinati alle mance rappresentano quasi sei volte l’intera dotazione regionale prevista quest’anno per l’autotrasporto. Ed è qui che si torna al punto di partenza. Gli autotrasportatori hanno rivendicato il diritto di lavorare senza essere schiacciati dal costo del gasolio. Ma la loro mobilitazione ha penalizzato altri lavoratori, dagli agricoltori ai commercianti, fino ai consumatori. Una protesta contro le difficoltà economiche ha finito per aggravarle anche a chi non aveva alcuna responsabilità nelle decisioni contestate.

Perché, allora, non rivolgere una parte della contestazione direttamente verso le istituzioni e le loro priorità di spesa? Mentre nei mercati si contavano le perdite e i camion restavano fermi, a Palazzo dei Normanni la trattativa è arrivata a destinazione. Con la maggioranza finalmente compatta, centinaia di Comuni finanziati e una platea di beneficiari pronta a incassare.