“Col vento in poppa della riconferma al governo, Fratelli d’Italia, con un decreto chiede il tetto agli alunni stranieri a scuola e lo stop al velo ed è come se Almirante, ai suoi tempi, da leader della Destra, avesse auspicato severissime limitazioni agli emigrati per raccogliere consenso tra gli impauriti cittadini settentrionali” scrive Pietrangelo Buttafuoco su Barbadillo.it, piuttosto contrariato all’indomani del varo del decreto sulla scuola. Il giornalista e scrittore, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, scrive che “l’immigrato di oggi è l’emigrato di ieri: quello con le valigie di cartone, in arrivo dai treni della speranza”, nel nord c’erano i cartelli “non si affitta ai meridionali”, chi arrivava dal Sud “non parlava la lingua dei sussidiari” e aveva “usi non urbani”, e così via. “Agli occhi dei continentali, quelle madri e quelle figlie scappate dalla fame delle loro contrade arse per ritrovarsi nella nebbia ai piedi della Madonnina, provocavano lo stesso brivido del chador oggi”.

Almirante non lo avrebbe fatto, scrive Buttafuoco, che ricorda la “precisa missione di pacificazione – anche per superare la guerra civile e l’odio sociale – voluta da Almirante, il capo della Destra tutta legge e ordine: incaricava i parlamentari siciliani, calabresi, pugliesi, lucani e campani del Movimento sociale di andare in Piemonte, in Lombardia, in Emilia e in Liguria, ovunque ci fossero le comunità di emigrati, affinché il tricolore di chi si guadagnava il pane lontano dalla propria casa fosse ancora quello della Grande Proletaria, al riparo di un tetto che non fosse di discriminazione. Tutto, dunque, poteva fare il fondatore della Destra Nazionale, fuorché imporre un tetto agli alunni del Sud nelle scuole dell’Alta Italia oppure reclamare lo stop alla coppola o al fazzolettone in testa per le ragazze arrivate a Mondovì da Valguarnera Caropepe perché, instancabile predicatore – figlio del Liceo Classico qual era – il Giorgio di allora lottava per l’idea universale d’Italia, non per quella elettorale”

Aggiunge Buttafuoco, senza mai citare Giorgia Meloni, ma con evidente riferimento alle scelte dell’attuale governo, che “l’Italia di oggi s’è rimpicciolita nel dilagare del mondo e l’immigrato di oggi è l’emigrato di ieri. Il paragone è sociale e proletario, il lessico – si badi bene – è di Giovanni Gentile, il filosofo martire di Castelvetrano, non di Karl Marx e il compimento di dovere di Genesi e struttura della società è nella realizzazione attraverso il lavoro, per tramite dell’unico ascensore sociale – la scuola – perché chi è già alunno in un’aula non è un clandestino, ma un cittadino. Anche se incapace di parlare un corretto italiano, come capitava appunto alla stragrande maggioranza delle bambine e dei bambini figli degli emigrati – tutti cittadini, anche se terroni – abituati a parlare solo in dialetto ma pronti a imparare il riscatto. Da Valguarnera Caropepe a Mondovì. E viceversa”.

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