Non si può credere che un professionista serio e di grande successo basato su onestà intellettuale e competenza, possa avere volontariamente prodotto un provvedimento tanto odioso. Quello che taglia il contributo finanziario regionale a questo giornale. Invocando, pensiamo noi, un’interpretazione scorretta della norma che lo ha introdotto. E che forse richiede un certo numero di menzioni di feste locali o di altre amenità svoltesi in Sicilia. O non sappiamo bene che altro, per sussidiare mediocri manifestazioni di libertà vigilate e di interessate genuflessioni.

Quali che siano le motivazioni formali del provvedimento è certo che sono sbagliate, inadeguate e gravemente lesive della libertà di stampa e di opinione. E fanno pensare piuttosto a una ritorsione nei confronti di una voce libera. Di un pensiero non necessariamente allineato alle posizioni del governo. Ad una carenza di servo encomio che gli fa invece onore. In una società che ha smarrito il senso del pudore e che vede ogni giorno trionfare la sudditanza, la sottomissione, l’adulazione in cambio di benefici. Elementi tutti che contribuiscono ad indebolire lo spirito repubblicano e minano la democrazia e la libera circolazione delle idee.

Un giornale libero vale molto di più di un assessorato, per quanto prestigioso. E tentare di spegnere una voce indipendente, farle mancare finanziamenti che pure sono previsti dal contesto normativo, significa non capire nulla dei condizionamenti che la libertà può subire. E contribuire, magari su suggerimento ritorsivo di qualcuno, a spegnere voci critiche di cui abbiamo un disperato bisogno.

L’Assessore non ha valutato fino in fondo che cosa stesse facendo e non vogliamo dire che cosa gli stavano facendo fare. Ma si tratta di un errore, di un errore grave. Che bisogna subito correggere con una rimeditazione del già deciso. E con la ricomposizione del clima di tolleranza, pazienza e ascolto che deve caratterizzare un governo regionale democratico. Senza di che tutto diventa solo ricerca di vantaggio individuale o di gruppo, scambio di benemerenze e benefici contro consenso, appassimento del vigore della vita comunitaria.

Ci ripensi assessore. Lei non ha bisogno di dare dimostrazioni di obbedienza. Perché lei è bravo nella sua vita professionale e perché viene da una famiglia di grande livello morale e culturale. Lasci perdere le piccole magagne che circolano nella dimensione regionale. Le ripicche, i risentimenti, le amare ritorsioni. Si sciolga da ogni necessità di sopravvivenza di cui non ha alcun bisogno. Perché non si può per vivere, perdere le ragioni della vita. Che per lei, ne sono certo, sono prima di tutto la dignità, l’onore e la capacità di fare le cose giuste. Come ha dimostrato già nella guida dei conti pubblici e come dimostra ogni giorno nella sua vita privata. Che chi scrive conosce e ammira per limpidezza e serietà morale.

Ci pensi assessore. Senza libertà di critica e rispetto per il dissenso c’è solo la morte civile, il servaggio interessato e umiliante, quello che fu chiamato da Etienne de La Boetié, la servitù volontaria. E, con essa, lo scolorirsi e il decadere della vita civile. Non vi contribuisca.