Entro maggio capiremo qualcosa in più sul destino del Palermo calcio. Capiremo se la scellerata gestione Zamparini – di cui Daniela De Angeli (storica collaboratrice dell’ex patron friulano) e Rino Foschi sono la naturale prosecuzione – sarà davvero terminata. Lasciando a spazio a imprenditori seri a lungo evocati, ma che dalle parti di viale del Fante non si sono mai materializzati. Forse perché per avere a che fare con gente seria serve altra gente seria. E Zamparini e i suoi discepoli, in tal senso, non si sono dimostrati all’altezza. Adesso Foschi, che da mesi ostenta sicurezza ricevendo in cambio il pagamento degli stipendi da parte di enti terzi – una volta Dario Mirri, una volta la fidejussione bancaria garantita dalla medesima famiglia Zamparini – che gli hanno evitato l’onta del presidente “penalizzato” (in entrambe le circostanze il Palermo ha rischiato il -4 in classifica per inadempienze), spera di fare un regalo ai tifosi. Che non è (soltanto) quello di mollare baracca e burattini e andarsene. Ma di accogliere in seno al prestigioso club rosanero, con un passato nell’Europa che conta, una proprietà “vera”. Diversa dagli “sfascisti” inglesi, salutati da Zamparini come la “rivoluzione”, come “persone serie” e poi rivelatisi un autentico bluff. Capaci di raschiare fino alla fine il fondo delle casse societarie, senza lasciare in cambio un euro e chiedendo un milione e duecento mila euro per farsi da parte (negato, per fortuna). Mostrando alla piazza quanto fosse vicino l’orlo del precipizio.

Tanto che il tifoso medio palermitano, dopo aver accolto con sollievo il salvataggio di Mirri e aver fatto l’occhiolino anche alla proposta di azionariato popolare che Foschi però ha respinto, non sa davvero più che pesci pigliare. Non che il ritorno della vecchia guardia lo abbia tranquillizzato. Perché Foschi è un uomo di Zamparini e ha assistito da vicino, molto vicino, alle trattative condotte dall’ex capo, capace di affossare uno dopo gli altri i potenziali acquirenti. La svolta potrebbe chiamarsi York Capital, una cordata americana che sotto traccia sta portando avanti le trattative con il club rosanero. E sulla quale Foschi ripone qualche speranza (o più d’una): “Vendere il Palermo a York – ha detto l’attuale presidente – sarebbe il completamento di un sogno. Ci stiamo lavorando, anche a fari spenti, e al momento non posso né smentire, né confermare nulla. York sappiamo benissimo che potrebbe rappresentare la svolta, per loro si tratta di un affare ed è risaputo che il Palermo ha un certo appeal. Ma non voglio nemmeno parlare per scaramanzia, speriamo possa concretizzarsi tutto il prima possibile. Il Palermo così potrebbe sicuramente tornare in carreggiata e viaggiare per un po’ in tutta serenità. Mi piacerebbe concludere il mio lavoro facendo quest’ultimo regalo ai tifosi rosanero, stiamo lavorando ad una cessione professionale e non al primo che passa, quindi c’è bisogno di tempo e pazienza”. Di tempo e pazienza ce ne sono stati anche troppi. L’ultima parola potrebbe arrivare entro un mese. A meno che non si tratti dei soliti annunci farlocchi.

IL PROCESSO A ZAMPARINI
Maurizio Zamparini sarà processato a partire dal 2 luglio prossimo. Il giudice per le indagini preliminari, Guglielmo Nicastro, ha accolto la richiesta di rito immediato avanzata dalla Procura della Repubblica. I reati contestati sono falso in bilancio e false comunicazioni sociali nella gestione del Palermo Calcio. Anche per il gip, così come per i pubblici ministeri, c’è l’evidenza della prova del reati commessi dal patron friulano.

Evidenza raggiunta, secondo i pm Francesca Dessì, Andrea Fusco, Dario Scaletta, coordinati dall’aggiunto Salvatore De Luca, non per tutti i reati ipotizzati negli avvisi di garanzia dell’aprile 2017. Le indagini proseguono per le ipotesi di appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di risorse finanziarie di provenienza illecita, auto riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.