In morte di un giudice onesto
messo in croce da altri giudici

Corrado Carnevale è morto a 96 anni, solo come era vissuto, ricordato da penosi trafiletti in pagina interna. E’ morto solo come si era ritrovato a vivere contro una campagna di accuse destinate all’insuccesso finale ma intanto in grado di distruggere lui e il suo lavoro processuale, riscrivendo secondo le intenzioni della corporazione togata vincente la storia d’Italia. Carnevale era un giudice palermitano formidabile, intrattabile, da tutti nella professione considerato capacissimo, il più giovane presidente di sezione penale della Cassazione, era uno che aveva risolto l’annoso arretrato burocratico in pochi mesi, un tremendo primo della classe, un conservatore che disprezzava la sua categoria come una folla di nullafacenti e di cretini non inclini ad applicare il diritto e la legge, con tutte le sue ovvie formalità, a qualunque caso criminale..

Palermo Requiem. Quelle vittime di mafia in cerca di pace

L'ho letto tutto d'un fiato. Stava lì in cima agli altri libri nella mia affollata scrivania dove altre urgenze mi hanno impegnato fino a ieri mattina. Quando ho spostato la pila per cercare un volume sull'economia civile di Stefano Zamagni ho notato appena la pistola rivolta verso di me. Allora ho cominciato a leggerlo e non l'ho mollato fino alla fine. Tante cose le conoscevo per essermene occupato personalmente come cronista di quella stagione che non ci lascia ancora in pace, dall'Addaura, all'assassinio di Nino Agostino e della moglie, alla vicenda di Emanuele Piazza. Mi sono tornati in mente i colloqui con il padre di Emanuele, l'avvocato Giustino che mi ha onorato ogni tanto incontrandomi e spiegandomi i suoi punti di vista sulla scomparsa del figlio. Ho rammentato le mie..

Ponte. Mattarella blocca Salvini
su Corte dei Conti e commissario

Nessuna limitazione dei controlli della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto di Messina. Nessun commissario di governo per accelerare le procedure per la nuova delibera da presentare al Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) per far ripartire il progetto. Alla vigilia del Consiglio dei Ministri che dovrebbe esaminare il decreto legge infrastrutture (oltre al pacchetto sicurezza), il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, illustra le novità dell’ultima ora sul provvedimento. Modifiche anche frutto delle interlocuzioni che ha avuto nei giorni scorsi e fino a ieri con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Sì, sono stato dal Presidente della Repubblica per parlare di infrastrutture, di olimpiadi – ha riferito - Mi volevo confrontare con lui, per dovere e per rispetto, anche sul testo..

Il generale Vannacci se ne va
E nella Lega c’è chi fa festa

A giudicare dalle reazioni, Roberto Vannacci ha fatto bene a lasciare la Lega. Nel partito sedotto e abbandonato, solo Salvini e i leghisti sovranisti se la sono presa a male. “Sono amareggiato sul piano umano prima che politico”, dice il segretario. Gli fa eco Claudio Borghi: “Roberto, che delusione… fai il gioco di chi divide le forze sovraniste”. Ma tra gli altri, nessuno si straccia le vesti per il suo addio. A cominciare dal partito del nord, che ora torna a dettare legge. Un passo indietro. A metà mattina, la notizia rimbalza a Montecitorio. I cronisti informano la deputata leghista Simonetta Matone: pare ci sia un estremo tentativo di Matteo Salvini, sta provando a convincere Vannacci a restare. “Eh no, non mi dovete dire queste cose…”, ironizza Matone. Il capogruppo..

Sul decreto per la sicurezza
ci sono i dubbi del Quirinale

“Questo il Quirinale ce lo blocca”. Gli uffici del Colle non hanno avuto bisogno di scrivere una riga. A congelare (in parte) l’istinto securitario del governo, che stava per portare Giorgia Meloni e i suoi a varare due o tre norme costituzionalmente complicate, è bastato qualche informale rilievo iniziale. E la paura che potesse arrivarne uno formale. Ma soprattutto, è bastato il pensiero che il presidente della Repubblica potesse rispedire il nuovo decreto sicurezza al mittente. Guardavano verso il Quirinale tutti gli invitati al vertice di Palazzo Chigi convocato da Meloni, quando hanno capito che no, in uno Stato di diritto non si può prevedere che un poliziotto prenda un manifestante che in quel momento non sta commettendo reati e, senza il via libera di un giudice, lo tenga in..

Lasciate il generale Vannacci a casa in vestaglia. E’ un bluff

Il generale Vannacci sembra appena uscito da un film di Dino Risi, tipo Il vedovo, e a sistemarlo per le feste penserebbe la grande Franca Valeri, la cattivissima del “cretinetti”. La sua ormai celebre vestaglia sembra un capo perfetto per Alberto Sordi. Le sue idee sul mondo al contrario sono la forma da educandato delle atroci, esplosive fesserie dell’americano Steve Bannon, predatore o ingegnere del caos secondo le icastiche definizioni, nuove e vecchie, di Giuliano da Empoli. Solo che il generale Vannacci è un inoffensivo talpone, al massimo un ragioniere del caos: non ha la grinta o il carisma del sovversivo, non ha l’erudizione storica di certi fascistoni francesi ben pasciuti nell’accademia, forniti e forbiti nell’eloquio, carichi di tradizione e di esperienza secolare, a partire dall’Action française. Il caro Matteo..

Saviano torna a giocare con Repubblica contro il Sì

Fra due giorni a mezzanotte si chiude il calciomercato invernale, l’unica faccenda di separazione di carriere tra brocchi e campioni che agli italiani interessi davvero. E Urbano Cairo, uomo di calcio tanto quanto di editoria, l’ultima finestra non la lascia chiudere invano. Vengono al dunque come cambiali i prestiti con diritto di riscatto come piani quinquennali, e chi ha dato ha dato. Gli informati di calciomercato hanno preso nota che deve essere arrivato a fine prestito, nella squadra giornalisti di Cairo, il contratto di Roberto Saviano, giunto in via Solferino nel gennaio del 2021. Poche presenze, non tantissimi gol, sull’ingaggio non è elegante strologare; ma insomma l’opzione di diritto di riscatto non è stata esercitata. Da ieri Saviano è tornato a firmare articoli di peso per la vecchia squadra, quella..

Torino, la guerriglia antagonista
Meloni: “Sono nemici dello Stato”

È degenerato in guerriglia il corteo a Torino a cui stanno partecipando migliaia di manifestanti provenienti da tutta Italia e anche dall'estero per esprimere solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato nei mesi scorsi. Il bilancio è di 103 feriti gestiti dal 118 di Torino, di cui 29 delle forze dell'ordine. Nessuno è in codice rosso. La manifestazione era iniziata pacificamente, 15.000 in strada secondo le forze dell'ordine, 50.000 per gli organizzatori, con la presenza di sindacati di base, associazioni, militanti di centri sociali non solo italiani, il movimento No Tav, il fumettista Zerocalcare, e anche qualche politico, tra cui il deputato Avs Marco Grimaldi. Gli scontri sono iniziati dopo che una parte del corteo è entrato in corso Regina Margherita, dove al numero 47 c'era la sede del centro sociale,..

A chi il futuro? Vannacci fonda un partito e a destra è rissa

A chi il futuro? A noi, anzi, a me. Il dottor Giubilei – titolare della ditta di conservatori & C. “Nazione Futura” – vuole chiamare in tribunale il general Vannacci, fondatore del movimento politico “Futuro Nazionale”. Più che l’egemonia, poté il plagio. La faccenda ricorda quella di una nostra anziana zia che litigò per sette anni con la vicina perché entrambe avevano chiamato il gatto Edoardo. La zia sosteneva di avere la precedenza, la vicina obiettava che il suo era Edoardo con la “u”, Eduardo, dunque totalmente diverso. Non si rivolsero più la parola fino alla morte, che per fortuna sopraggiunse prima per i gatti. Ma, zie a parte, ciò che colpisce è la carestia lessicale della destra italiana. Due parole, “nazione” e “futuro”, con le loro varianti, che tra..

Trump, dieci navi e quattro scenari
Usa pronti a colpire gli ayatollah

Ora che la “massiccia Armada” del presidente americano Donald Trump si è posizionata in Medio Oriente – con almeno dieci navi da guerra schierate nella regione – le probabilità di un attacco statunitense contro la Repubblica islamica dell’Iran sono sempre più alte. Il fulcro dell'armata è la USS Abraham Lincoln, una portaerei che si ritiene abbia raggiunto il Golfo di Oman, da dove i suoi caccia potrebbero facilmente colpire l'Iran. La portaerei ospita anche velivoli per la guerra elettronica in grado di disturbare i radar iraniani, e arriva con tre cacciatorpediniere, ognuno dei quali trasporta missili da crociera da attacco terrestre e sistemi in grado di intercettare i missili iraniani. Continua su Huffington Post

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