Due chitarre, un contrabbasso ed è subito grande jazz

Esperienza assolutamente magnetica quella vissuta al Teatro Santa Cecilia. Il live dell’Angelo Debarre Trio, portato a Palermo dal The Brass Group, è stato uno di quei concerti che ti ricordano perché ami la musica jazz. Debarre, artista tra i più celebrati del gypsy jazz, con la sua chitarra manouche, entra in scena senza effetti speciali: nessuna presentazione, niente pose o parole studiate, solo un sorriso timido e una tranquilla sicurezza. Poi attacca a suonare un mix del caratteristico valzer musette francese, di swing e di musica tzigana.  Il tocco è leggero ma deciso, il ritmo scorre con una precisione che non diventa mai rigida. Sul palco solo tre musicisti, i loro strumenti e un’intesa che si sente fin dalla prima nota. In effetti, il dialogo con Raangy Debarre, suo figlio,..

Il danno maggiore che Vannacci
può recare alla destra di Meloni

Marc Lazar, storico e politologo, professore di Storia e Sociologia Politica a Sciences Po e alla Luiss di Roma. Il suo ultimo libro, uscito per Gallimard, si intitola Pour l’amour du peuple, storia del populismo dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Nel nome del popolo e contro le odiate élites, si conquista strategicamente il potere e lo si esercita, intorno ad un capo. Con Huffpost ragiona di vicende francesi – il processo a Marine Le Pen e il passaggio di testimone a Jordan Bardella – e italiane – la scissione a destra del generale Vannacci dalla Lega di lotta e di governo. A proposito di capo, è in corso il processo di appello contro Marine Le Pen, e la procura ha chiesto 5 anni di interdizione. Tutto questo può renderla..

In morte di un giudice onesto
messo in croce da altri giudici

Corrado Carnevale è morto a 96 anni, solo come era vissuto, ricordato da penosi trafiletti in pagina interna. E’ morto solo come si era ritrovato a vivere contro una campagna di accuse destinate all’insuccesso finale ma intanto in grado di distruggere lui e il suo lavoro processuale, riscrivendo secondo le intenzioni della corporazione togata vincente la storia d’Italia. Carnevale era un giudice palermitano formidabile, intrattabile, da tutti nella professione considerato capacissimo, il più giovane presidente di sezione penale della Cassazione, era uno che aveva risolto l’annoso arretrato burocratico in pochi mesi, un tremendo primo della classe, un conservatore che disprezzava la sua categoria come una folla di nullafacenti e di cretini non inclini ad applicare il diritto e la legge, con tutte le sue ovvie formalità, a qualunque caso criminale..

Palermo Requiem. Quelle vittime di mafia in cerca di pace

L'ho letto tutto d'un fiato. Stava lì in cima agli altri libri nella mia affollata scrivania dove altre urgenze mi hanno impegnato fino a ieri mattina. Quando ho spostato la pila per cercare un volume sull'economia civile di Stefano Zamagni ho notato appena la pistola rivolta verso di me. Allora ho cominciato a leggerlo e non l'ho mollato fino alla fine. Tante cose le conoscevo per essermene occupato personalmente come cronista di quella stagione che non ci lascia ancora in pace, dall'Addaura, all'assassinio di Nino Agostino e della moglie, alla vicenda di Emanuele Piazza. Mi sono tornati in mente i colloqui con il padre di Emanuele, l'avvocato Giustino che mi ha onorato ogni tanto incontrandomi e spiegandomi i suoi punti di vista sulla scomparsa del figlio. Ho rammentato le mie..

Ponte. Mattarella blocca Salvini
su Corte dei Conti e commissario

Nessuna limitazione dei controlli della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto di Messina. Nessun commissario di governo per accelerare le procedure per la nuova delibera da presentare al Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) per far ripartire il progetto. Alla vigilia del Consiglio dei Ministri che dovrebbe esaminare il decreto legge infrastrutture (oltre al pacchetto sicurezza), il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, illustra le novità dell’ultima ora sul provvedimento. Modifiche anche frutto delle interlocuzioni che ha avuto nei giorni scorsi e fino a ieri con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Sì, sono stato dal Presidente della Repubblica per parlare di infrastrutture, di olimpiadi – ha riferito - Mi volevo confrontare con lui, per dovere e per rispetto, anche sul testo..

Il generale Vannacci se ne va
E nella Lega c’è chi fa festa

A giudicare dalle reazioni, Roberto Vannacci ha fatto bene a lasciare la Lega. Nel partito sedotto e abbandonato, solo Salvini e i leghisti sovranisti se la sono presa a male. “Sono amareggiato sul piano umano prima che politico”, dice il segretario. Gli fa eco Claudio Borghi: “Roberto, che delusione… fai il gioco di chi divide le forze sovraniste”. Ma tra gli altri, nessuno si straccia le vesti per il suo addio. A cominciare dal partito del nord, che ora torna a dettare legge. Un passo indietro. A metà mattina, la notizia rimbalza a Montecitorio. I cronisti informano la deputata leghista Simonetta Matone: pare ci sia un estremo tentativo di Matteo Salvini, sta provando a convincere Vannacci a restare. “Eh no, non mi dovete dire queste cose…”, ironizza Matone. Il capogruppo..

Sul decreto per la sicurezza
ci sono i dubbi del Quirinale

“Questo il Quirinale ce lo blocca”. Gli uffici del Colle non hanno avuto bisogno di scrivere una riga. A congelare (in parte) l’istinto securitario del governo, che stava per portare Giorgia Meloni e i suoi a varare due o tre norme costituzionalmente complicate, è bastato qualche informale rilievo iniziale. E la paura che potesse arrivarne uno formale. Ma soprattutto, è bastato il pensiero che il presidente della Repubblica potesse rispedire il nuovo decreto sicurezza al mittente. Guardavano verso il Quirinale tutti gli invitati al vertice di Palazzo Chigi convocato da Meloni, quando hanno capito che no, in uno Stato di diritto non si può prevedere che un poliziotto prenda un manifestante che in quel momento non sta commettendo reati e, senza il via libera di un giudice, lo tenga in..

Lasciate il generale Vannacci a casa in vestaglia. E’ un bluff

Il generale Vannacci sembra appena uscito da un film di Dino Risi, tipo Il vedovo, e a sistemarlo per le feste penserebbe la grande Franca Valeri, la cattivissima del “cretinetti”. La sua ormai celebre vestaglia sembra un capo perfetto per Alberto Sordi. Le sue idee sul mondo al contrario sono la forma da educandato delle atroci, esplosive fesserie dell’americano Steve Bannon, predatore o ingegnere del caos secondo le icastiche definizioni, nuove e vecchie, di Giuliano da Empoli. Solo che il generale Vannacci è un inoffensivo talpone, al massimo un ragioniere del caos: non ha la grinta o il carisma del sovversivo, non ha l’erudizione storica di certi fascistoni francesi ben pasciuti nell’accademia, forniti e forbiti nell’eloquio, carichi di tradizione e di esperienza secolare, a partire dall’Action française. Il caro Matteo..

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