Il segreto del successo. E Meloni va, nonostante tutto

C’è una legge non scritta delle democrazie di tutto il mondo che prevede che in corso di navigazione i consensi percepiti e fotografati dai sondaggi calino. Una legge non scritta che ha i suoi corollari nelle elezioni amministrative e locali che si svolgono a legislatura in corso. Prendiamo il caso di Donald Trump, assai preoccupato dalle elezioni di mid term dell’anno prossimo, gli indici di gradimento che presentano una costante curva verso il basso. Per non parlare di Keir Starmer, una brevissima luna di miele e poi pasticci e crollo a picco nelle rilevazioni, se si votasse domani i laburisti otterrebbero il bottino più magro degli ultimi decenni. O della Germania, dove i socialisti sono stati prosciugati dagli anni di governo di Olaf Scholz, e ai popolari non va molto..

Droni colpiscono casa Putin
Mosca annuncia rappresaglia

Chi avesse creduto che fosse la volta buona fra Russia e Ucraina, è rimasto gelato da un repentino passo indietro del negoziato. La Russia accusa l'Ucraina di aver cercato di colpire direttamente Vladimir Putin, con 91 droni lanciati nella notte tra il 28 e il 29 dicembre contro la residenza presidenziale di Novgorod, tra Mosca e San Pietroburgo, tutti abbattuti dalla contraerea russa. Ancora riecheggiano le parole di Volodymyr Zelensky nel suo discorso di Natale, sul sogno condiviso da tutti gli ucraini "che Putin muoia". Così Sergei Lavrov annuncia che sono stati già decisi "i tempi e gli obiettivi della rappresaglia", che la Federazione russa non lascerà il tavolo con gli Stati Uniti, ma "rivedrà la sua posizione negoziale" e quindi anche la sua flessibilità nelle richieste. Zelensky respinge con..

Il miracolo di Checco: non ti chiede di essere colto né giusto

La critica può dire “cinepanettone”, “usato sicuro”, “minestra riscaldata”. I giornali — ammesso che ci sia ancora qualcuno che li legga — possono dividersi: ne apri uno e trovi scritto “record”, ne apri un altro e trovi la parola “flop”. Può capitare che una parte della sinistra legga Zalone come una “strizzata d’occhio agli anti-woke”. Può capitare che la destra lo trasformi in bandiera contro i “salottini rossi”. Ma la ragione per cui gli italiani lo amano è più disarmante, e più triste: Zalone ci piace perché ci somiglia. Non nella parte migliore. Nella parte che non postiamo. Nella parte che, per un’ora e mezza, finalmente non dobbiamo difendere. E alla fine, sul Cammino — quello spagnolo del film e quello italiano di questi giorni — non conta chi ha ragione. Conta..

Elly misteriosa e inafferrabile persino negli auguri

Se questi sono gli auguri di Elly Schlein meglio il bianco silenzio. Perché partecipare a una gara di foto natalizie con Meloni, Salvini, Conte, Salis, quando il risultato è il Deserto Rosso di Antonioni, l’alienazione a Lugano? Cinque foto pubblicate da Schlein sui social raccontano la strategia politica da buio in sala, la linea dell’esisto io, il mio sogno (fare la premier), il mio piatto. Schlein rivolge gli auguri alle famiglie ma non si vede mai un viso. Non c’è un tavolo, ma un angolo di tavolo, sempre e solo il suo. Non c’è un parente, non c’è una smorfia, non c’è la casa. Non c’è neppure lei. Che Italia è? Si dirà: è una scelta di privacy, ed è comprensibile, ma se la ragione è questa perché non affidarsi..

2026, l’anno in cui capiremo
se Giorgia Meloni è imbattibile

Sala Tatarella, Camera dei deputati. Giorgia Meloni prende in mano un bicchiere. Sgoccioli all’anno nuovo, un brindisi atteso dal sapore dolceamaro: “È trascorso un anno tosto ma non preoccupatevi, perché il prossimo sarà molto peggio”. Realismo o pessimismo, saranno i prossimi mesi a dirlo. Quando la premier, sempre forte nei sondaggi, dovrà districarsi tra le sfide internazionali, in bilico tra l’irascibile amico Donald Trump e gli alleati europei, resistendo alle pressioni leghiste sull’Ucraina, con un’economia interna stabile ma che non cresce e le sfide referendarie all’orizzonte. Un 2026 che ci dirà se Meloni invincibile lo è veramente. I timori sono noti. La cavalcata di tre anni fa non ha portato alla rivoluzione, ma alla stabilità governativa. Non poco, passando in rassegna gli esecutivi italiani. Non abbastanza, ragionano negli ambienti meloniani,..

Giuli contro Veneziani e il “nannimorettismo” di destra

Gli intellettuali, si sa, hanno un rapporto difficile con il potere politico. Marcello Veneziani non fa eccezione. Il potere culturale lo detiene, per merito e costanza. Scrive sui giornali, va in tv, un paio di libri l’anno, spesso pregevoli e ben recensiti, una cornucopia di conferenze in giro per l’Italia, è ascoltato, riverito, ha un pubblico trasversale, essendo un destro che sa che cosa piace al lato sinistro, un ammiratore di Vico che fa l’occhiolino a Nietzsche. Come saggista è una macchina da guerra. Ma il rapporto con il governo, con la maggioranza di centrodestra, con la classe dirigente raccolta intorno a Giorgia Meloni, con gli onorevoli ministri e sottosegretari, con la cupola dell’amichettismo, come si dice oggi nel palazzo, già celebrato da Francesco Guicciardini e dannato da Pier Paolo..

Il giudice, nel dubbio, blocca il matrimonio di Sgarbi

No alla nomina di un amministratore di sostegno, ma sì a una perizia per valutare le capacità cognitive nella gestione degli affari economici e personali. Si conclude così la prima fase del processo civile avviato a Roma da Evelina Sgarbi, figlia di Vittorio, secondo la quale il padre non sarebbe più in grado di seguire i propri interessi. Il Tribunale di Roma ha deciso che sono, dunque, necessari approfondimenti per capire il reale stato di salute mentale del critico d'arte. Come consulente tecnico d'ufficio è stata nominata la psicologa psicoterapeuta Lili Romeo, che dovrà accertare - scrive il tribunale - "se lo stesso presenti condizioni psicologiche, psicopatologiche o cognitive tali da incidere sulla capacità di autodeterminarsi in relazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione e all'esercizio dei diritti personalissimi"...

Askatasuna, don Ciotti e le voci
che non condannano i violenti

E allora CasaPound? L’obiezione è così banale che l’hanno fatta e persino scritta in fin troppi, non c’è bisogno di fare i nomi. Non serve a nulla, nella sua ovvietà, se non a questo: è la foglia di fico ideologica per evitare di ammettere che lo sgombero di Askatasuna è sacrosanto. Ma questo è basico, poi c’è un’altra scappatoia dell’ovvietà: è quella di coloro, gente molto ben pensante of course, che non riescono a condannare la cosa in sé, c’è sempre una complessità, una diversità da tutelare che va oltre il semplice e piatto principio di legalità. Molte firme sulla Stampa, voce di Torino – una città “refrattaria ai riflessi d’ordine”, si legge, qualsiasi cosa possa significare – e allo stesso tempo vittima. L’immancabile don Ciotti: “Il tema è delicato,..

Mattarella invoca un miracolo: che qualcuno ancora voti

Più di qualcuno è rimasto deluso perché venerdì, rivolgendosi alle alte cariche, Sergio Mattarella non ha sfidato l’America né bacchettato il governo, tantomeno ha parlato di legge elettorale o della manovra economica. Il presidente si è sbilanciato invece sulla scarsa affluenza al voto che nelle ultime Regionali è precipitata al 45 per cento degli aventi diritto. E visto che li aveva tutti davanti, da Giorgia Meloni a Elly Schlein, da Giuseppe Conte a Matteo Salvini, comprese vecchie glorie come Mario Draghi e Fausto Bertinotti, il capo dello Stato ha invocato una riflessione sul fenomeno astensionista che ai suoi occhi rappresenta un guaio in quanto, di questo passo, un’infima minoranza di cittadini deciderà per gli altri. Le istituzioni saranno sempre meno partecipate. La democrazia resterà in sospeso. Se Mattarella ha ragione,..

Il modello retorico di Putin
ricorda tanto quello di Hitler

A partire dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 non sono mancate le voci che hanno paragonato Vladimir Putin ad Adolf Hitler. Lo ha fatto lo stesso presidente Volodymyr Zelensky. Recentemente la testata ucraina Euromaidan Press ha presentato in un tweet uno schema sintetico che evidenzia inquietanti parallelismi tra il discorso al Reichstag del primo settembre 1939, – con il quale il dittatore tedesco annunciava l’attacco alla Polonia, l’innesco della Seconda guerra mondiale – e le affermazioni del dittatore russo durante la lunga conferenza stampa (più di quattro ore) tenutasi il 19 dicembre 2025. La comparazione è spesso accolta con fastidio, relegata nel novero delle fuorvianti reductio ad hitlerum, frutto di una volontà di polarizzare, esacerbare il conflitto, sfuggire alla possibilità di trovare una soluzione alla guerra in corso, evitare..

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