Sanremo. Dalla Bulgaria del canto alla decrescita felice
Che allegria questa fine della folle corsa aritmetica sanremese. Da spettatore intermittente, svogliato ma non inciprignito nel suo malumore, per anni trovavo incredibile, anzi indicibile, la saga dei numeri dell’ascolto del Festival di Sanremo. Ogni anno la stessa storia. Tutta l’Italia, tutta l’Italia. Percentuali da brivido. Numeri assoluti da sballo. Mi domandavo come facessero a superare sé stessi, anno dopo anno, battendo sempre ogni record precedente. Titoli, storie social, interviste, conferenze stampa, saggi interpretativi: l’iperbole del rito Auditel era sconfinata, cresceva, si gonfiava mostruosamente e, come si dice, esponenzialmente. Cambiavano i conduttori, gli ospiti, la formula veniva rinnovata, arrivò il televoto, si passava da Tyson a Gorbaciov, i cicli musicali carezzavano il gusto di generazioni su generazioni, e il rap, e il trap e la serata delle cover, gli scandali,..