Dazi al Canada: sei repubblicani
votano contro e Trump si infuria

La Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 219 voti a favore e 211 contrari, il blocco delle nuove tariffe verso il Canada. Sei deputati repubblicani hanno votato insieme ai democratici, infliggendo un colpo politico alla linea commerciale dell’amministrazione di Donald Trump e mettendo in luce una frattura interna al GOP. Sul provvedimento sicuramente verrà posto il veto da parte del Presidente. Il segnale è netto: una parte dei conservatori non intende irrigidire i rapporti con un partner economico cruciale. L’integrazione delle filiere tra Stati Uniti e Canada rende ogni dazio un costo immediato per imprese e consumatori, con rischi di ritorsioni e inciampi nelle catene di fornitura. Per i dissidenti repubblicani, il protezionismo promessa di difesa dell’industria può tradursi in prezzi più alti, margini compressi e incertezza sui distretti che..

La comoda arte di governare la politica senza una sola idea

Sosteneva Raymond Aron, il grande pensatore liberale, amico e rivale di Sartre nell’immediato dopoguerra, che quando si studia la politica si ha a che fare con idee mentre quando la si pratica con passioni e interessi. Questa valutazione sembra non riguardare la Sicilia autonoma. Qui, almeno a guardare le cose in modo effettuale e non volontariamente servile o ingenuamente laudatorio, sembra scomparsa ogni ombra di idea e prevalgono interessi e passioni. Sia dal punto di vista discorsivo che da quello operativo. Il dibattito, se così lo si può ancora chiamare, riguarda la durata e la distribuzione degli incarichi, la scelta di persone da promuovere o scartare, la durata delle cariche istituzionali e soprattutto la distribuzione di benefici, sotto forma di bonus, esenzioni, rinvii di pagamenti o mutui e ogni altra..

Contro Kiev la triplice alleanza:
Cinque stelle, Avs e Vannacci

Le avete viste tutte. Non tutte. Ci sono affinità elettive giallo-nerorosse, M5s-Avs-Vannacci, le onde radio Putin. Oggi la Camera vota la fiducia al dl Ucraina e Meloni vuole sapere di quanti leghisti si può ancora fidare, quanti sono gli assenti, i felloni, gli imboscati, e cosa vogliono i marinettiani di Futuro nazionale. A ora di pranzo può nascere la Askatasuna con la pochette, gli anti Kyiv, la triplice alleanza M5s-Avs e vannacciani, i deputati Ziello-Sasso-Pozzolo. Questi vannacciani hanno capito il gioco. Si tengono la porta aperta con Meloni, insolentiscono Salvini. Ziello, la mente dei tre, sentite cosa pensa della Lega: “Molto presto finirà come l’Ilva”. Cosa votate oggi? Risponde Ziello: “Potremmo votare la fiducia e non il decreto o non partecipare alla fiducia e votare no al decreto. Riflettiamo. Ce..

Zichichi e la fede nella scienza
Sapeva unire ma anche dividere

Faro della fisica delle alte energie eppure controverso. Nella figura di Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico morto a 96 anni, specializzato nel campo della fisica delle particelle a cui ha dato preziosi contributi, convivevano entrambe le anime: una coesistenza di luci molto forti e di ombre altrettanto evidenti. Un modo complesso e talvolta contraddittorio di abitare lo spazio pubblico, che però non ha mai portato a mettere in discussione la sua statura scientifica. Zichichi è stato uno scienziato pienamente inserito nei grandi circuiti internazionali della fisica delle particelle, protagonista negli anni in cui questa disciplina era al centro dell’avanzamento scientifico mondiale. Ha diretto istituzioni cruciali come l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), ha lavorato al Cern di Ginevra e ha avuto un ruolo decisivo nella creazione dei Laboratori nazionali..

Sì latitante, No militante. I rischi di Meloni al referendum

Confesso un piccolo imbarazzo: mi trovo nella singolare condizione di dover votare Sì a un referendum che nemmeno chi l’ha voluto sembra particolarmente ansioso di vincere. È una sensazione bizzarra, come essere invitati a una festa in cui il padrone di casa si è già ritirato nelle sue stanze lasciando gli ospiti a sbrigarsela da soli con il buffet. Giorgia Meloni, è noto, ha stabilito che non commetterà “l’errore di Renzi”. Non politicizzerà il referendum. Lodevole proposito. Nel frattempo, dall’altra parte, quella del No, fervono i preparativi come alla vigilia dello sbarco in Normandia. E si politicizza ogni cosa. Gherardo Colombo calca gli oratori delle parrocchie con la regolarità di un predicatore metodista. Armando Spataro sforna volumi sulle ragioni del No. Persino le diocesi invitano discretamente i fedeli a meditare..

Due chitarre, un contrabbasso ed è subito grande jazz

Esperienza assolutamente magnetica quella vissuta al Teatro Santa Cecilia. Il live dell’Angelo Debarre Trio, portato a Palermo dal The Brass Group, è stato uno di quei concerti che ti ricordano perché ami la musica jazz. Debarre, artista tra i più celebrati del gypsy jazz, con la sua chitarra manouche, entra in scena senza effetti speciali: nessuna presentazione, niente pose o parole studiate, solo un sorriso timido e una tranquilla sicurezza. Poi attacca a suonare un mix del caratteristico valzer musette francese, di swing e di musica tzigana.  Il tocco è leggero ma deciso, il ritmo scorre con una precisione che non diventa mai rigida. Sul palco solo tre musicisti, i loro strumenti e un’intesa che si sente fin dalla prima nota. In effetti, il dialogo con Raangy Debarre, suo figlio,..

Il danno maggiore che Vannacci
può recare alla destra di Meloni

Marc Lazar, storico e politologo, professore di Storia e Sociologia Politica a Sciences Po e alla Luiss di Roma. Il suo ultimo libro, uscito per Gallimard, si intitola Pour l’amour du peuple, storia del populismo dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Nel nome del popolo e contro le odiate élites, si conquista strategicamente il potere e lo si esercita, intorno ad un capo. Con Huffpost ragiona di vicende francesi – il processo a Marine Le Pen e il passaggio di testimone a Jordan Bardella – e italiane – la scissione a destra del generale Vannacci dalla Lega di lotta e di governo. A proposito di capo, è in corso il processo di appello contro Marine Le Pen, e la procura ha chiesto 5 anni di interdizione. Tutto questo può renderla..

In morte di un giudice onesto
messo in croce da altri giudici

Corrado Carnevale è morto a 96 anni, solo come era vissuto, ricordato da penosi trafiletti in pagina interna. E’ morto solo come si era ritrovato a vivere contro una campagna di accuse destinate all’insuccesso finale ma intanto in grado di distruggere lui e il suo lavoro processuale, riscrivendo secondo le intenzioni della corporazione togata vincente la storia d’Italia. Carnevale era un giudice palermitano formidabile, intrattabile, da tutti nella professione considerato capacissimo, il più giovane presidente di sezione penale della Cassazione, era uno che aveva risolto l’annoso arretrato burocratico in pochi mesi, un tremendo primo della classe, un conservatore che disprezzava la sua categoria come una folla di nullafacenti e di cretini non inclini ad applicare il diritto e la legge, con tutte le sue ovvie formalità, a qualunque caso criminale..

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