Mattarella scende in campo
contro gli ultras del referendum

La più viscerale e primitiva campagna politico-referendaria dal 1948 ad oggi, dopo il monito del Capo dello Stato, è destinata a cambiare, almeno su un punto: il ridimensionamento degli ultras. E dunque chi saprà gestire meglio il “vuoto” degli urlatori, potrebbe prendere l’abbrivio per vincere l’incertissimo referendum sulla giustizia. Da questo punto di vista l’appello di Sergio Mattarella può rappresentare uno spartiacque nella campagna referendaria. Il tono complessivo non cambierà. Facile immaginare che nei prossimi 31 giorni continueranno a correre argomentazioni fiammeggianti e colpi sotto la cintura, anche perché, da Gesù e Barabba, i referendum sono per loro natura cattivi. Ma il monito del presidente Mattarella già nelle prime ore sta avendo i primi effetti: ha costretto le personalità istituzionali più esposte a ridimensionarsi. Continua su Huffington Post

Perché il populista con la lacrima non spaventa la destra

Come lo si può lasciare esposto al rischio “di avere tagliata la testa”? Come si fa a rimanere indifferenti alla richiesta di stargli vicino, rincuorarlo, dirgli di non aver paura ché non gli lasceremo salire le scale al buio, come capitava  a me da bambino quando spesso, alla sera, mancava la luce? Dalla sua, al novello candidato alla presidenza della Regione non manca l’ascolto di Dio – nomen omen: Ismaele vuol dire infatti “Dio ascolta” -, ma non gli può venire meno neppure il sostegno delle zie, delle mamme, dei nonni, di tutti quelli che ieri furono affascinati dal populismo del vaffa e oggi lo rimangono da quello della lacrima. Certo, questo La Vardera è proprio un personaggio, e non si capisce se ci marcia o è proprio così: disarmante,..

Fascina vs Pascale: la guerra tra ex imbarazza Forza Italia

Cesare e Pompeo, Napoleone e Wellington e dunque Marta Fascina e Francesca Pascale. Rivalità che la storia ricorderà. Buon’ultima, tenetevi forte, la guerra delle due mogli. Senza dimenticare il cane, Dudù 2 la vendetta. Le ultime due padrone di casa Silvio, in guerra. Giusto all’ombra del simbolo elettorale su cui l’una e l’altra mettono becco. Nel bel mezzo della questione referendaria. E la vicenda è questa: il 27 febbraio alle 18.30 Pascale parlerà a Presicce-Acquarica, comune del basso Salento, per fare campagna per il Sì. Sul manifesto dell’evento, all’inizio, figuravano il suo nome e il simbolo di Forza Italia. Figuravano, si diceva. Perché a un certo punto, dopo una serie di telefonate e una carambola tra Arcore, Roma e la Puglia, si è prima tentato di far sparire il nome..

Meloni non va da Trump,
anzi sì, forse solo un po’

Anche quando arriva il giorno delle scelte inequivocabili, Giorgia Meloni s’affanna alla ricerca di una posizione mediano ormai sterile. Dire di sì all’invito di Donald Trump a partecipare all’inaugurazione del Board of Peace, sebbene come “osservatore”, poiché una partecipazione piena è vietata dalla Costituzione? Dire di sì, e mettersi contro il vento europeo, dopo le parole anti-Maga di Friedrich Merz a Monaco, e l’avvio di un’ipotesi di collaborazione franco-tedesca, più il Regno Unito, sulla deterrenza nucleare? Dire di sì, dopo avere mancato – sempre posizione mediana – la Conferenza sulla sicurezza per non dovere scegliere fra gli Usa e la Ue? Dire di no, e recuperare il possibile su Berlino, Londra e Parigi, ossia i volenterosi della difesa, ma fare un bel dispetto a Trump? Dire di nì, e cioè..

Il sergente Meloni ricerca un comandante fra Ue e Usa

Stamattina dunque non sappiamo bene se l’Italia è un robusto Paese del Nord Africa, un Paese marginale dell’Unione europea o un Paese che valuta l’annessione agli Stati Uniti. La si mette un po’ sul ridere, fedeli alla biografia filosofica della Patria secondo cui oggi si sta a prua perché domani si starà a poppa. Infatti non si è ancora capito se 1) Giorgia Meloni sta con Friedrich Merz. 2) Giorgia Meloni sta con Donald Trump. X) Ammuina. Per chi fosse in pausa di un paio di giorni: la nostra presidente del Consiglio, ieri e venerdì, mentre tutto il mondo era a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza, mentre il cancelliere Merz riconsiderava i suoi rapporti con Trump e il trumpismo, e annunciava l’avvio di un confronto con la Francia sulla..

Nordio: Le correnti dei magistrati?
Un meccanismo para mafioso

Hanno fatto molto discutere le parole del procuratore Nicola Gratteri, che qualche giorno fa ha detto che il Sì al referendum sarebbe stato sostenuto da criminalità e ambienti massoni. Parole molto forti, che sono state stigmatizzate dal centrodestra, e non solo. Oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervistato da Il Mattino di Padova è tornato a parlare della riforma e del sorteggio con cui si modificherà l'elezione del Csm, e il livello dello scontro non accenna a calare: "Il sorteggio rompe il meccanismo para mafioso delle correnti - ha detto Nordio - questo verminaio correntizio come l'ha definito l'ex procuratore Antimafia Benedetto Roberti poi eletto con il Pd al Parlamento Europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo..

Ce lo meritiamo Gratteri,
il più bravo a dare il peggio

Siete tra coloro che hanno letto con indignazione le parole di Nicola Gratteri, che con proverbiale riserbo ha equiparato chi voterà Sì a “indagati, imputati, massoni deviati”? Fate un bel respiro e datevi una calmata. In realtà ce lo meritiamo, Gratteri. Così come ci meritiamo tutte le fesserie che stanno accompagnando (anche) questa campagna referendaria, da una parte e dall’altra. “La riforma è quella sognata da Licio Gelli e dai fascisti di Casa Pound”, “Se vince il Sì saranno solo la Casta e la Mafia a festeggiare”, “Il No è un favore alla magistratura complice dei criminali, non vedete quanti ne vengono scarcerati?”, “Chi vota contro la riforma è un orfano di Stalin e di Pol Pot”. Vado a memoria, ma queste e altre argomentazioni delle due parti stanno rapidamente..

Il film su Tortora: dramma privato o mala giustizia?

Ma quante volte si deve ammazzare Enzo Tortora? So bene che Marco Bellocchio è un vecchio e bravo artista di cinema pieno di esperienza e talento, e so che Valerio Cappelli è un cronista culturale del Corriere irreprensibile. Eppure ieri, in combutta ma senza saperlo, hanno spezzato di nuovo, cancellandola, l’esistenza reale di un uomo, di un cittadino che fu trascinato nell’inferno della cattiva giustizia, nella prima metà degli anni Ottanta, a Napoli, e dopo la piena assoluzione seguita alla persecuzione, a una condanna grottesca e al carcere, cedette alla disperazione e alla malattia denunciando le malefatte dei suoi aguzzini. Bellocchio si trova in una situazione scomoda. La sua serie su Tortora, intitolata “Portobello” dal nome della famosa trasmissione televisiva, va in onda in coincidenza con la campagna referendaria sulla..

Dazi al Canada: sei repubblicani
votano contro e Trump si infuria

La Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 219 voti a favore e 211 contrari, il blocco delle nuove tariffe verso il Canada. Sei deputati repubblicani hanno votato insieme ai democratici, infliggendo un colpo politico alla linea commerciale dell’amministrazione di Donald Trump e mettendo in luce una frattura interna al GOP. Sul provvedimento sicuramente verrà posto il veto da parte del Presidente. Il segnale è netto: una parte dei conservatori non intende irrigidire i rapporti con un partner economico cruciale. L’integrazione delle filiere tra Stati Uniti e Canada rende ogni dazio un costo immediato per imprese e consumatori, con rischi di ritorsioni e inciampi nelle catene di fornitura. Per i dissidenti repubblicani, il protezionismo promessa di difesa dell’industria può tradursi in prezzi più alti, margini compressi e incertezza sui distretti che..

Gerenza

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