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I monarchici inconsapevoli
Italiani tutti pazzi per Kate

A ottant’anni esatti dalla fine della monarchia italiana, gli italiani continuano a comportarsi in modo curioso ogni volta che incontrano una Corona. È successo ancora una volta con Kate Middleton. Accolta come una Regina dal suo popolo all’arrivo in Italia. Fiori, abbracci, scolaresche in visibilio. I giornali la raccontano come una figura quasi familiare, seguita con attenzione ben oltre il semplice gossip internazionale; trattata dall’opinione pubblica italiana con un linguaggio che raramente oggi viene riservato ai leader politici: eleganza, compostezza, dignità, stile, misura, continuità. È difficile non notare il paradosso. Tutto questo avviene in una Repubblica che da ottant’anni considera ufficialmente la monarchia un capitolo chiuso della propria storia. La storia ci racconta che ottant’anni fa, il 9 maggio 1946, Umberto II di Savoia saliva al trono d’Italia. Umberto sarebbe..

I ministri con l’amante e la prevenzione pensata dal Cav.

Prima di nominare un ministro, bisognerebbe fargli una semplice domanda, più utile di qualsiasi curriculum. Con quante donne sei stato? “Perché se quello risponde meno di trenta, il ministro non lo può fare. Non è vaccinato alla vita”. Si chiama Regola del Trenta, e Andrea Ruggieri, ex deputato di Forza Italia tra i prediletti di Silvio Berlusconi, uomo assai spiritoso ovviamente, la elaborò con il Cavaliere un pomeriggio ad Arcore. “Era il 2017 e pensavamo che saremmo tornati al governo. Disegnai persino un grafico. Ascisse e ordinate. Berlusconi rideva come un matto, ma la cosa in realtà è seria”. La cosa, in effetti, è seria. Lo confermano i fatti recenti, che si sono messi in fila con una puntualità quasi didattica. Gennaro Sangiuliano, 64 anni, già ministro della Cultura, fu..

Il notturno del governo Meloni ha la faccia di Adolfo Urso

È il Notturno di Meloni con Urso al posto di Chopin. È buio il Senato, piove, buio il cielo di governo, dopo la rinuncia di Freni alla Consob. Buio in sala. La sola novità importante che Meloni annuncia al Premier time è il nucleare, la legge delega, altra materia che rimanda al grigio della scoria. Vince l’opposizione, Francesco Boccia, il solito Renzi che paragona il governo alla Famiglia Addams, salvo aggiungere: “Gli unici che si dovrebbero offendere sono Morticia e Zio Fester”. Anche il corteggiamento fra Meloni e Calenda, con Meloni che dice: “Le porte sono aperte” e Calenda che si augura: “Speriamo che diventi un portone” (e una cabina di regia), ha come riflesso la legge elettorale, il Melonellum grigio cenere. È sottotono Meloni, Renzi dice “sotto botta”, tanto..

Forza Italia. Come Tajani resiste al partito di Marina

Gran trambusto dentro FI, dove si rincorrono voci e veleni. L'ultimo, quello sul tentativo di sterilizzare delle fideiussioni, vera leva della famiglia Berlusconi. "Barelli? E' più potente di prima"

Buttafuoco scrive ad Avvenire
“la Biennale, un campo di forze”

Caro direttore, ringrazio moltissimo Antonio Spadaro per il suo intervento del 10 maggio su questo giornale, dal titolo “Tra arte e relazioni internazionali un nesso profondo ancora irrisolto”, innanzitutto per il folgorante incipit (“La Biennale di Venezia non è mai stata semplicemente una mostra d’arte”), che illumina la complessità delle questioni trattate. Ma lo ringrazio soprattutto per aver sviluppato un ragionamento che tiene conto in maniera chiara – e purtroppo non sempre ricordata e conosciuta – dei due pilastri fondanti su cui si regge tuttora la gloriosa storia delle Biennali: ovvero la mostra del curatore da una parte, e i padiglioni delle partecipazioni nazionali dall’altra. Antonio Spadaro parte sì, nel suo intervento, dalla Biennale quale “dispositivo diplomatico” di stampo ottocentesco, quale “mappa del mondo ridisegnata ogni due anni”. Ma conclude..

Catania ai privati. Aeroporti siciliani alla prova della verità

Problemi crescenti per il trasporto aereo. Dovuti alla guerra in Iran con chiusura dello stretto di Hormuz da cui passa un quinto del petrolio mondiale. Già si annunciano tagli ai voli e ulteriori costi per gli aiuti che regioni come la Sicilia concedono a tutti i residenti. In questo quadro internazionale gli aeroporti minori come Comiso e Trapani rischiano di più, perché non stanno in equilibrio nonostante i lodevoli sforzi di chi li gestisce. Ma Comiso ormai è stato preso da Catania e quindi ne segue le sorti. Mentre Trapani vivacchia in dipendenza dalle casse regionali. È stato probabilmente un errore aprirli senza preoccuparsi dei costi di gestione. Che sono cresciuti mentre le entrate si assottigliavano. La pretesa delle compagnie a basso costo, in particolare di Ryanair, ormai dominante e..

Il finto Gattopardo, Buttafuoco, Sottile e “u cani non è miu”

Nel fuoco delle polemiche veneziane mi hanno colpito le sicilianerie del ministro Giuli. Non solo le sue citazioni del Gattopardo, che in fondo ronza nella testa di tutti — Ciccio Tumeo, Donnafugata, Calogero Sedara — ma anche la frase: «Come dicono i siciliani, u cani non è u miu». Tra tanti cani tinti, cani ca muzzicanu, cani ca zuppicanu, cani morti e cani pazzi, neppure nel Pitré c’è traccia di questo cane che «non è u miu». Dov’è l’ha trovato Giuli? Ad Atreju, appena nominato ministro, liquidò la sinistra così: «I cani abbaiano, la carovana passa». Ma erano altri cani. Ed è un altro cane Bendicò, il famoso “personaggio chiave del romanzo”, il cane di quel don Fabrizio al quale Giuli si ispira. Sicuramente infatti ne riprende i basettoni, ne..

Meloni indecisa su tutto
La agita il fattore Marina B.

Lo stallo in maggioranza è tale che all’ultimo consiglio dei ministri, che doveva essere quello decisivo, se n’è parlato sì, ma en passant. Eppure Giorgia Meloni, il 28 aprile scorso aveva promesso: “Avremo le nomine Consob e Antitrust la settimana prossima”. Di settimane, intanto, ne sono passate due. E servirà un altro vertice di maggioranza, lunedì prossimo, nella speranza che sia quello buono. “Ma meglio non scommetterci. Visto che si parlerà anche di legge elettorale”, spiegano fonti azzurre. I leghisti confermano: “Ad oggi sulle nomine non si muove niente”. Ironia dello stabilicium: in teoria serve a stabilizzare la maggioranza che verrà dopo le prossime politiche. Ma intanto destabilizza quella attuale. Tajani e Salvini su questo hanno litigato, e lunedì il banco potrebbe saltare. Continua su Huffington Post

Gerenza

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