Una Palermo di mafia e mezzamafia nel romanzo di Sottile
Se fosse rimasto a Gangi, «un pizzo di montagna senza storia e senza gloria», Giuseppe Sottile in un modo o nell’altro, sarebbe stato condannato all’uso della zappa. È un’amara constatazione, una netta presa di coscienza della realtà del dopoguerra. Perciò, quel migrare nel paese etneo di Pedara, nel collegio dei salesiani, fu l’inizio di una nuova vita, una scommessa, un aprirsi di nuovi orizzonti. Un po’ come quando suo padre lo portò a vedere il mare. Per un ragazzino di dieci anni nato nell’entroterra doveva essere come una folgorazione. Così, la prospettiva di diventare prima seminarista e forse anche prete, doveva sembrare una bellissima fuga dalla realtà seicentesca e immutabile del paese. Ma la vocazione tardava ad arrivare, complice uno sguardo e un bacio di Fiorina, la figlia del barbiere..