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Se non ubbidisci ti sfregio: è la legge malandrina di Trump

Non ce la vedo Giorgia Meloni che implora qualcuno per una foto. Eppure Donald Trump ha raccontato questa storiella ai microfoni della 7 Per trasformare un incontro istituzionale in una storia di suppliche e imbarazzo. Perché? A chi serviva? Forse la risposta sta proprio nel carattere politico di Trump. Se sei dalla sua parte, ti esalta. Se mostri autonomia, ti ridimensiona. Se non fai quello che si aspetta, rischi di diventare il protagonista del suo prossimo sberleffo pubblico. Prima era toccato al Papa, ora a Giorgia Meloni. Domani potrebbe essere chiunque altro. Il bersaglio cambia, il metodo resta lo stesso: colpire, deridere, delegittimare. Cosa ha pagato Giorgia Meloni? Forse il fatto di non aver seguito fino in fondo la linea di Trump? Di aver difeso gli interessi italiani ed europei..

Fra Donald e la premier Meloni
volano all’improvviso gli stracci

Giorgia Meloni "era probabilmente contenta che io le abbia parlato" al G7, "non ero obbligato a parlarle, ma mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena". Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, in un'intervista a L'Aria che tira su La7. Raggiunto telefonicamente da Daniele Compatangelo, il presidente statunitense ha duramente criticato l'Europa sulla gestione dell'immigrazione e dell'approvvigionamento energetico: "Gli europei hanno sbagliato tutto su energia e immigrazione e se non risolvono questi problemi l'Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli, l'immigrazione è un disastro. L'energia con tutte quelle pale eoliche, che sono un fallimento, è un disastro. Parlerei ancora, ma ora devo andare". Continua su Huffington Post

Non c’è pace nella Lega
Salvini è ormai alle corde

“Come va a finire? Come col Bossi, male”. Nella Lega l’aria è questa: lo scontro è rinviato, ma la convivenza è ormai “impraticabile”. Governatori e nordisti da una parte, salviniani e sudisti dall’altra. Matteo Salvini fa la sua offerta: “Una cabina di regia dei territori e delle autonomie”, ma Luca Zaia e Massimiliano Fedriga odorano il bluff. Nel partito, che il segretario controlla sempre meno, chi è vicino a Giancarlo Giorgetti, leghista della prima ora, invoca un suo statement. Il ministro dell’Economia rimane fermo, stabilizzatore naturale. Ma al Nord si delineano scenari apocalittici: “O Salvini cede al cambiamento ed esce di scena, oppure rimane con un manipolo di fondamentalisti a lui fedeli fino al 2027”. La ridotta del fu Capitano. Continua su Huffington Post

Catastrofe Trump in Iran
Bollettino di un fallimento

Quando le armi tacciono e si ricomincia a trattare, il sollievo dovrebbe essere di tutti. Tanto più che da quel che vediamo la guerra si conferma come lo strumento più inadatto a risolvere alla radice dispute e tensioni. Il problema è che molti, a Ovest e a Est, non ne sono affatto convinti e continuano a illudere se stessi e altri circa il potere taumaturgico di conflitti armati. Dopo un po’ però, come avviene di solito, l’illusione svanisce, scalzata dalla realtà. Non è certo che il presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, segua il filo di questo semplice ragionamento. L’intesa annunciata ieri sera da Washington e Teheran per un’interruzione delle ostilità e l’avvio di un negoziato sui (molti) punti ancora controversi potrebbe essere, in teoria, un’occasione per riconoscere l’ampio..

Il governo di destra finisce qui
L’alleanza è ormai una finzione

La nascita del partito di Roberto Vannacci stabilisce la fine del governo di destra. Si andrà avanti ancora qualche mese, quanti non si sa, a quale prezzo nemmeno. La competizione è aperta e il generale va alla ricerca dei voti che una coalizione partita rivoluzionaria e finita mainstream, sempre allineata alle volontà contabili dell’Unione europea e dei mercati (fortunatamente), lascia in preda ai nuovi avventurieri. Ci si stupisce che all’atto fondativo di Futuro Nazionale non sfilino muscoli tatuati sotto camicie nere, ma signori incravattati di mezza età. In effetti in Italia chi porta muscoli tatuati sotto le camicie nere può forse animare una recita di piazza a braccia tese, ma il casino populista italiano - e non solo in Italia - porta da qualche decennio la firma del ceto medio,..

La Gangi di preziosa favola che vive nel libro di Sottile

C’era un vicino nella mia campagna di Montededaro che si chiamava Pietro. Un giorno andando da lui, non ricordo più per quale motivo, mi diede un libro. Forse era il 1970 del secolo scorso. Era Albertine è scomparsa, di Proust. L’aveva lasciato li un suo nipote in una delle permanenze estive. Questo fu il mio primo contatto con l’autore del libro di cui parlo: Giuseppe Sottile. Ho letto in questi giorni un libro di racconti di Mo Yan ( Premio Nobel per la letteratura nel 2012 ). Leggendo Giuseppe Sottile, per associata combinazione temporale, dopo una chiacchierata con lui, non ho potuto fare a meno di riflettere su quanto deve la letteratura, quella vera, alle periferie e alle sue narrazioni. Per questo, sono sempre più convinto, che la grande poetica..

Gerenza

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