Sezioni Tematiche

Opere pubbliche? I piccioli è meglio spenderli per i clienti

A pochi passi dal traguardo del Piano europeo di Rilancio e Resilienza, risultati poco lusinghieri in Sicilia. Si tratta di oltre dodici miliardi di euro distribuiti su un arco di quarantaseimila progetti, una dispersione che descrive bene la capacità progettuale delle istituzioni locali e della stessa Regione. Ed anche il grande arretrato. Ma almeno dovrebbero essere di facile compimento. Secondo i servizi studi di Camera e Senato, invece, solo poco meno del 17% di questa miriade di progetti risulta completato a luglio di quest’anno. Un dato di dieci punti inferiore alla già sconfortante media delle regioni italiane, che è del 26%. Punte positive, ma pur sempre deludenti, sono raggiunte da Trentino e Lombardia, che non arrivano però nemmeno a realizzare per metà i progetti finanziati nei tempi previsti. In queste..

Non tutte le emergenze sono reali
Chi soffia sulle nostre paure

Le sei o settemila volte nelle quale noi di Huffpost abbiamo contestato le politiche repressive del governo - intanto perché la severità delle pene non è un efficace deterrente, ma soprattutto perché l'emergenza a cui si cerca di rispondere non esiste - nel migliore dei casi ci è stato risposto, con un po’ di sussiego, che la gente ha paura e alla paura non si possono opporre le fredde statistiche. E infatti a sinistra rispondono all’emergenzialismo di destra con un’emergenzialismo alternativo, all’apparenza un po’ meno manettaro e un po’ più umano. Così, davanti a un’emergenza che non c’è, si scontrano due giustizialismi, e nessuno se la sente di dire semplicemente le cose come stanno: l’Italia è uno dei paesi più sicuri d’Europa e del mondo, e l’uso politico e giornalistico..

Contro la Sicilia appaltata ai notabili che portano voti

C’è una tentazione che in Sicilia ritorna con una puntualità quasi commovente: quando una riforma non produce gli effetti sperati, invece di chiedersi perché non abbia funzionato, si decide che la colpa sia della riforma. E così la si smonta. Succede anche adesso. Siccome il governo regionale arranca e il voto segreto all’Assemblea Regionale Siciliana è diventato il rifugio dei franchi tiratori, dei ricatti e delle vendette interne, qualcuno propone di abolire l’elezione diretta del Presidente della Regione. È una cura curiosa. Noi siamo esattamente dalla parte opposta. Perché il passato la Sicilia lo conosce bene: Presidenti scelti nei palazzi, governi costruiti nei corridoi, assessorati trattati come fiches di un casinò permanente, notabili che pesavano più degli elettori. L’elezione diretta aveva un obiettivo semplice: spostare il potere dai salotti della..

Allarme Ceuta. Meloni compatta
la destra italiana ed europea

Dopo giorni di dissidi, la crisi migratoria di Ceuta compatta il centrodestra italiano e consente a Giorgia Meloni di riacquistare posizioni nella schiera delle destre europee. Appena ha saputo delle migliaia di migranti che stavano arrivando a nuoto nell’enclave spagnola in Marocco ha colto l’occasione: “Valutiamo di sospendere Schengen con la Spagna”. Una fuga in avanti complicata che si sposa bene con le ultime manovre del governo. Con l’accelerata sulla sicurezza che Meloni ha impresso per provare ad arrestare la corsa di Roberto Vannacci. Dopo aver sbandierato ai quattro venti l’ipotesi di sospensione di Schengen, sebbene uno stato Ue non possa unilateralmente sospendere un altro dal trattato, tornare indietro sarebbe stato difficile. Nella ricerca di un'exit strategy, per tutta la giornata si sono seguite riunioni e telefonate tra Palazzo Chigi..

Giornalismo, nuovi modelli. Piccoli Ranucci crescono

Leggendo questa storia mi è venuto un pensiero, forse ingeneroso, ma difficile da scacciare. Ho immaginato un ragazzo che guarda la televisione, che sogna di fare il mio lavoro e pensa che il giornalismo sia questo: non cercare una notizia, ma essere scomodo, vivere sotto scorta, entrare in studio con due carabinieri fuori dalla porta, diventare un simbolo prima ancora che un cronista. Insomma, diventare il nuovo Sigfrido Ranucci. Adriano Cappellari ha vent’anni e fino a poche settimane fa era conosciuto soprattutto ad Asiago. Collaborava con L’Altopiano, un piccolo quindicinale di Enego, in provincia di Vicenza. Aveva scelto di raccontare soprattutto Caivano, la battaglia di don Maurizio Patriciello contro la camorra e i temi della legalità. Una cronaca di frontiera, almeno nelle intenzioni, che gli aveva regalato visibilità ben oltre..

Cara Giorgia, ma perché non regali
un capo di zibellino a Buttafuoco?

La ferrea opposizione dell’Unione europea al tiranno russo è arrivata a produrre il ventunesimo pacchetto di sanzioni. E voi capirete che la mole punitiva di ventuno pacchetti di sanzioni non lascerebbe scampo al suddetto tiranno, non fosse che, aggiusta di qui, aggiusta di là, è capitato di scordare il gas, accidenti. E come i lettori di Huffpost sanno, nei primi sei mesi del 2026 dalla Russia è arrivato, dentro i confini dell’Ue, gas per sei miliardi di euro. Cose che capitano. Distrazioni. Infortuni. Ma poi, quando le faccende si fanno serie, non si guarda più in faccia a nessuno. E infatti la Biennale di Venezia, a causa del suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco – che non si è opposto alla riapertura del padiglione russo, e nonostante la contrarietà del governo di..

Addio a Striscia. Era il contrappeso ai santoni di Report

Muore “Striscia la notizia” – pardon, “va in pausa”, secondo l’eufemismo aziendale. Trentotto anni, ultima puntata a febbraio. Fine di un’epoca. Ma di quale epoca? Il mio primo ricordo di “Striscia” è l’intervista di Stefano Salvi a Enrico Cuccia. Non avevo mai visto nulla di simile. Oggi quando lo ripesco ogni tanto su YouTube mi sembra una performance di Marina Abramovic. C’era questo inviato col giubbotto giallo che camminava a fianco dell’uomo più potente e invisibile d’Italia – il “grande vecchio” di Mediobanca che alla vista di una telecamera abbassava lo sguardo e sgusciava via – e mentre quello chiedeva conto dei rapporti tra finanza e politica, Cuccia per tutto il tragitto non rispondeva, non reagiva, non sbuffava. Camminava in silenzio. Le mani dietro la schiena, muto, granitico: cinquant’anni di..

Né Meloni né Salvini, chi si fida
ancora del pasticcione Tajani?

Prima il gelo, poi la protesta, infine le battute sulle parole in libertà. Un caleidoscopio di reazioni in rapida successione all’interno della maggioranza, registrate nel giro di un’ora. A suscitarle sempre lui: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’episodio che si consuma durante un’audizione congiunta con Guido Crosetto in Parlamento racconta benissimo lo stato di crisi di nervi della maggioranza. Ma racconta anche il sentiment che si è creato nei confronti del leader di Forza Italia tra le forze di governo: una certa mancanza di fiducia, una pazienza messa a dura prova da certe sortite che scombussolano l’alleanza. Eccolo l’episodio che accalora ulteriormente la politica in un martedì di luglio già rovente di suo. Rispondendo a una domanda di Benedetto della Vedova di +Europa su cosa abbia intenzione di fare..

Il finto giornalismo di Ramucci
L’avanspettacolo come scoop

Di Sigfrido e dei suoi amichetti e amichette Totò farebbe un indimenticabile pasticcio di farsa e avanspettacolo. In mancanza del grandissimo comico, è lui stesso a farsi pasticcio professionale, umano, autobiografico, ungendosi di ridicolo anche come spalla di sé stesso, insieme Totò e Peppino, un purissimo Camillo Mastrocinque, un titolo perfetto: La banda degli onesti. Una volta al Foglio, quando ero ancora direttore, dunque tanti anni fa, mi venne a trovare Milena Gabanelli, piacentina, una donna rigida e interessante, un esemplare prima Rai e poi Corriere di giornalismo investigativo piuttosto rigoroso e documentato. Voleva rassicurarmi sul suo metodo di lavoro, ma con molta dignità e senza chiedere assolutamente niente (probabilmente avevamo sfruculiato la sua trasmissione, Report). Mi fece una buona impressione la sua disinteressata freddezza, il puntiglio professionalista, pur non..

Gerenza

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